– Ciao pivello- mi salutò beffardo Dean e Michael sghignazzò. Me li figurai come i tipici campioni di football al liceo, circondati dal loro harem di ragazze pon pon.

– Ciao ragazzi- risposi mentre offrivo una salda stretta di mano.

– Non farci caso John, sono stati femminucce anche loro- intervenne Erick lanciandomi l’occhiata più rassicurante che potesse. Non mi fidai del suo sorriso dietro il quale si celava il programma della serata, che avrebbe previsto l’umiliazione dell’iniziato ubriaco fradicio.

Mi sembrava di aver inseguito quello stesso flusso di pensieri in passato e un ricordo si stava facendo strada in me, portandomi allo scorso Halloween. Nonostante frequentassi ancora le superiori, mi ero imbucato come matricola alla festa della confraternita femminile. La quantità di alcol ingerito era superiore alle mie capacità di bevitore (pari a zero) e la serata si era trasformata in un movimento disordinato di ombre e luci, protagonisti di una dimensione ovattata dai confini e dalla prospettiva indefiniti.

Inconsciamente mi stuzzicava pensare come mi sarei sentito il giorno dopo la mia prima sbronza e come avrei varcato fiero la soglia della scuola per aver avuto accesso al mondo dei tipi alla moda.

Per un attimo incontrai lo sguardo di Erick: avvertii la freddezza degli occhi grigi che non si scaldavano neanche alla luce dei lampioni, ampie venature di un verde scuro sembravano alimentare quel distacco fino a raggiungere la pupilla. Odio quel banale detto “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, nei suoi occhi vedevo tutt’altro che un riflesso dell’anima, ma un’ulteriore stanza buia e sconosciuta, un organismo a sé che non rispecchiava le emozioni del suo padrone.

Avevo già incontrato quegli occhi? Certo, non era la prima volta che mi fermavo a contemplare Erick, eppure ora mi sembrava più vicino a me di quanto non lo fosse stato nella fila a mensa.

Ci incamminammo per un stradina sterrata alle spalle della chiesa e ben presto ci inoltrammo nella vegetazione più fitta. Nella semioscurità fui sorpreso di non essere inciampato nelle radici del sottobosco, ma di procedere al passo con la sensazione di conoscere la strada e persino la destinazione. Il buio mi risultava quasi “familiare”: illuminava memorie sbiadite invece di offuscarle.

Erick dovette accendere la sua torcia, rivelando una stradina dove l’erba era più schiacciata rispetto a quella circostante, indizio che mi fece capire che era stata percorsa altre volte. Poco dopo giungemmo in una piccola radura nascosta tra gli alberi dove erano appena giunti gli altri tre prescelti.

L’unica fonte di luce erano dei lumini posti a terra, che poi notai posizionati ai vertici di un pentacolo disegnato con polvere bianca. Pensai che la trovata era talmente scenografica da dipingere sui volti degli altri tre ragazzi un’espressione di preoccupazione. Dal canto mio ero abbastanza scettico sull’utilità di quella trovata, fatta con l’unico scopo di rimanere in tema Halloween.

– Bene, possiamo iniziare. Ognuno di voi si sieda in corrispondenza di un vertice del  pentacolo- la voce di Erick destò i partecipanti dalla trance.

– Che il rituale abbia inizio – Erick sollevò il calice che si trovava ai suoi piedi, bevve un sorso della bevanda per poi passarla al ragazzo alla sua sinistra.

– Bevetene un sorso ciascuno, poi chiudete gli occhi spazzando via ogni pensiero, non vorrete essere distratti alla vostra prima iniziazione?-

Seppur titubanti seguimmo le sue istruzioni, pensando esclusivamente alla vita che ci avrebbe aspettato dopo quei momenti: un piccolo sacrificio mettendosi in ridicolo non era niente a confronto alla ricompensa ambita da anni.

Il ragazzo alla mia destra mi passò il calice tremante, non saprei se per il freddo o il timore di quello che lo aspettava. Guardai il liquido trasparente agitarsi all’interno del calice poi senza pensare ne buttai giù un sostanzioso sorso. Sembrava che la gola venisse trapassata da un fluido incandescente che la bruciava fino alla bocca dello stomaco.

Ebbi un involontario conato di vomito, per respingere la sostanza dal mio corpo, ma immediatamente un calore anomalo mi risalì dalla pancia percorrendo la spina dorsale per poi giungere alla testa. I sensi vennero offuscati e con essi mi abbandonai al caloroso abbraccio.

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