Forse ero in uno stato di dormiveglia che mi fece tornare in mente immagini di memorie non del tutto rimosse. Rammentai la sera dello scorso Halloween quando cercavo di procedere, seppur barcollando, al seguito di altre figure sconosciute. In quello stato non mi ero chiesto dove mi stessero portando, avevo solo annuito ad una loro domanda che in quel momento non ricordavo quale fosse.

– Seguiteci- fu l’ordine di uno dei tetri individui davanti a me. Mi voltai e notai la presenza di altri sconosciuti che procedevano incerti alle mie spalle. L’adrenalina era una linfa vitale, senza la quale non avrei avuto una spinta così forte verso l’ignoto e l’avventura. Sì, avrei voluto essere sempre così, da quella notte avrei inaugurato un radicale rinnovo della mia personalità.

Quando mi sforzai di ricordare cosa fosse accaduto il giorno successivo, un flash di luce me lo impedì e rese irriconoscibili forme e contorni, proiettandomi in un altro ricordo.

In balia del giramento di testa, ascoltavo ipnotizzato il sussurrare di voci in sottofondo e contemplavo tre figure inginocchiate. La sagoma centrale si alzò, facendo ondeggiare la fiamma delle candele a terra. Procedette a grandi passi verso di me. Mi fu di fronte.

La mia guancia poggiava su qualcosa di freddo e umidiccio. Ritornai padrone dei miei sensi e scelsi di affidarmi alla vista: aprii gli occhi ed intravidi un debole chiarore al di là di una coperta che mi oscurava la visuale. Inspirai l’aria circostante e distinsi l’odore inconfondibile di terra ed erba: dovevo essere ancora nel bosco vicino alla chiesa.

In quel momento però mi preoccupai soltanto di ricomporre i pezzi di quella notte, nonostante non avessi idea di quanto tempo fosse passato.

Mi sollevai da terra e scostai la coperta, vidi il disegno del pentacolo leggermente sbavato ai vertici e tre figure ricoperte come me da un telo. Dovevano essere le matricole che erano con me al rito di iniziazione.

Avvertii dei passi svelti alle mie spalle, Erick mi corse di fianco dirigendosi verso uno dei ragazzi.

Solo dopo notai che nella mano alzata aveva un coltello che affondò più volte nella coperta. Spaventato mi alzai di scatto, ma le gambe cedettero e caddi in avanti, avvertendo un dolore lancinante all’addome.

– Erick che cosa stai facendo?- urlai sofferente nel tentativo di fermare il suo ballo infernale intorno al corpo del malcapitato. Tentai di urlare ancora ma ad ogni affondo avvertivo una fitta di dolore in una parte del mio corpo. Ci doveva aver drogati per evitare che ci ribellassimo mentre lui portava a compimento il suo piano da psicopatico.  Le mie parole rimasero inascoltate fin quando Erick non si arrestò.

– Ogni Halloween la stessa storia John…- Erick si voltò verso di me con il suo viscido sorriso -…hai sempre la stessa maschera-

Non capii cosa stesse dicendo, ma quando sollevò la coperta raccolsi le mie ultime forze per poter osservare lo scempio compiuto. Il corpo era rannicchiato in posizione fetale, dal cappotto stavano comparendo ampie macchie di sangue, le mani giacevano inermi a terra dove erano cosparsi rimasugli di unghie e terra maciullata, la gola era solcata da un profondo taglio e il sangue era schizzato in tutte le direzioni. Osservai angosciato il suo volto.

– Ogni anno io rinnovo il mio ritorno sulla terra e tu, spirito dannato, sei costretto a vagare solo nella notte di Ognissanti-

Il mio viso era ridotto una maschera di sangue che giaceva a terra. Avevo un’espressione tranquilla, come se stessi dormendo, esausto dopo una faticosa giornata. I capelli erano incollati alla testa dal fluido rossastro, mentre altre gocce di sangue scivolavano a terra, unendosi alla polvere bianca del pentacolo.

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Per concludere in controtendenza il giorno di Natale!

Avete domande? Risposte? Consigli?

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