Lo specchio restituiva l’immagine del mio viso ancora combattuto tra il tornare a letto e l’andare a lavoro.

Il balenio istantaneo del sole su una finestra che si stava aprendo, mi distrasse dal contemplarmi. Dallo specchio colsi il momento in cui la mano che l’aveva aperta si ritraeva all’interno della casa.

Pensai di chiudere la finestra del bagno, non volevo che qualcuno mi vedesse durante il mio rituale quotidiano, senza il quale non avrei potuto destarmi completamente dal sonno. Tuttavia notai che l’albero di fronte al palazzo mi offriva una copertura da sguardi indiscreti, permettendomi di vedere e non essere visto facilmente.

Fuori la città si stava ancora svegliando e la strada era trafficata dal silenzio della notte che andava dissolvendosi nel rumore delle auto.

Tornai a dare attenzione allo specchio, ma non feci in tempo ad impugnare il rasoio che udii la voce di una donna seguita dai suoi passi svelti sul marciapiede. La vidi entrare nella visuale dello specchio fin quando la sua fretta si placò, fermandosi di fronte a un uomo che portava una ventiquattrore.

Nonostante i loro volti fossero nascosti dal collo dei cappotti per difendersi dall’umidità autunnale, dall’espressione dei loro occhi capii che si stavano sorridendo.

Mi sentii un intruso in quel momento di intimità, in quella comunicazione che spesso non richiede gesti. Gli amanti potevano sfiorarsi le labbra anche senza contatto fisico, ma attraverso le parole e le espressioni del viso che appagavano i sensi quasi quanto un bacio.

Ora i due sembrava stessero parlando, eppure dal modo in cui l’uomo evitava lo sguardo della donna capii che non voleva abbandonarsi a lei, neanche solo per un bacio. Anche la donna si era accorta della freddezza del partner ed aveva smesso di cercare di avvicinarsi.

D’improvviso le loro espressioni si fecero buie e severe: stavano litigando?

Con mia sorpresa passai lo sguardo alla metà sinistra dello specchio e notai che la stessa coppia che si era abbandonata ad un lungo abbraccio.

Invece nell’immagine a destra l’uomo gesticolava vistosamente, e quasi sembrava trattenersi guardingo, col timore di fare una vera e propria scenata in pubblico. Lei lo ascoltava a testa bassa.

La sonnolenza mattutina giocava brutti scherzi, perché lo specchio si era trasformato in una sorta di televisione puntata sulla vita reale e io mi sentivo quasi un regista che monitorava l’operato dei due attori in quelle che erano versioni possibili della loro vita.

Mi concentrai sulla metà sinistra dove i due si erano seduti su una panchina lungo il marciapiede. Fantasticai che stessero pianificando il futuro insieme, o anche solo una cena, felici e spensierati come due adolescenti. La scena cambiava nell’altra metà, dove l’atmosfera era più grigia e tetra, dominata dal silenzio dei due amanti: forse non c’era futuro, magari uno dei due aveva tradito la fiducia dell’altro, o si era semplicemente stufato della situazione.

Lasciai la staticità della scena per passare all’altra parte dello specchio, dominata dai colori della spensieratezza. L’uomo aveva forse telefonato a lavoro per prendere un giorno di ferie e passarlo interamente con lei, anche se avesse dovuto passare tutto il tempo ad osservarla. Riuscii ad avvertire quasi l’amore del suo sguardo verso la donna, innocentemente distratta come una bambina.

I due universi si unirono in uno, unico, quando irruppe una figura con un lungo cappotto grigio topo ed un cappello nero.

Stava strattonando l’uomo con la ventiquattrore, gli urlava contro qualcosa di incomprensibile, mentre la donna cercava di tirarlo via disperata.

Era un ladro? Pensai di intervenire ed affacciarmi alla finestra per richiamarlo e comunicargli che c’era un testimone.

Sbattei le palpebre per mettere a fuoco, ma quello che ne venne fuori fu un ulteriore annebbiamento  della vista. Riuscii a sentire un suono secco che mi rimbombò nelle orecchie fin quando sbattei di nuovo le palpebre e mi ritrovai nella camera da letto inondata di luce.

Ancora stordito dal sonno, notai che Gabriella già si era svegliata ed udii alcuni rumori provenienti dalla cucina. Mi alzai lentamente e la raggiunsi, ma trovai solo un biglietto con scritto: “SONO ANDATA A COMPRARE LA COLAZIONE. TORNO SUBITO”. Sorrisi al suo dolce pensiero e mi avviai verso il bagno. Ispirato dal sogno iniziai a osservare la strada attraverso lo specchio, nella stupida convinzione che prima o poi avrei rivisto quella scena.

Al posto della donna sul marciapiede procedeva lentamente un’anziana signora che tornava a casa con le buste della spesa. Sorrisi tra me e me per essere stato abbindolato dal sogno.

Iniziai a radermi, ma una volta ripulito lo specchio dall’umidità notai una donna che aveva l’incedere simile a quella vista in sogno. Mosso da una scettica curiosità continuai ad osservarla e vidi che stava per incrociare un uomo con una ventiquattrore.

Fui turbato dalla visione, mentre gli eventi del sogno si ricomponevano davanti ai miei occhi. Qualunque fosse stato lo svolgimento della storia tra l’uomo e la donna, il risultato sarebbe stato sempre lo stesso: l’arrivo dell’individuo molesto.

Cosa avrei fatto in quel caso? Mi sarei affacciato alla finestra o, da eroe, sarei sceso personalmente a fermare l’uomo. Essendo un poliziotto sembrava ovvio il da farsi.

– Gabriella!- il nome venne pronunciato dall’uomo con la ventiquattrore.

Mi precipitai alla finestra e riconobbi mia moglie mentre stampava un bacio sulla bocca dello sconosciuto.

La nebbia del sogno tornò ad illuminare la mia vista. In poco tempo ero nell’ingresso ad infilare cappotto grigio e berretto nero. Prima di chiudermi la porta alle spalle notai la fondina appesa all’attaccapanni. 

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