Autore: Italo Calvino

 Edizione: Mondadori

 Anno: 1994

 Pagine: 146

 Prezzo: 9,00  €

 Trama

Una serie di 27 racconti ci accompagnano nelle avventure solitarie del silenzioso Palomar. Non è importante da dove si inizi a leggere il libro, perché i racconti sono indipendenti l’uno dall’altro, seppur ci aiutano a capire che quelle riportate sono esperienze di un particolare modo di guardare la realtà. Palomar si ritrova spesso a fare monologhi interiori e riflessioni, scaturiti da attente osservazioni, nate dalle più semplici situazioni.

Analisi

Per questo libro Calvino non lascia nulla al caso e organizza i racconti ponendovi vicino degli indici numerici. Gli 1 sono una descrizione che deriva da “un’esperienza visiva”, proveniente da un qualcosa osservato nella natura; i 2 invece si avvicinano al racconto, con elementi che prendono in considerazione “oltre i dati visivi, anche il linguaggio, i significati, i simboli”; i 3 sono oltre la descrizione e il racconto, configurandosi come una sorta di meditazione e qui le esperienze analizzate sono “il cosmo, il tempo, l’infinito, i rapporti tra l’io e il mondo, le dimensioni della mente”.

Noteremo che gli 1, cioè le descrizioni, sono presenti in tutti i racconti, infatti la prima azione compiuta da Palomar è analizzare minuziosamente quanto ha di fronte. Ed ecco che i luoghi frequentati dal protagonista o le cose da lui osservate, ci verranno dipinti davanti agli occhi come un quadro, o saranno limpidi come una fotografia. Proprio su quest’ultimo elemento si fonda l’influenza che ha avuto Roland Barthes  sullo scrittore.

La vita dei due si incrocia in molte loro opere, tanto da procedere quasi parallelamente: basti pensare a come ne La camera chiara Bathes citerà lo stesso Calvino, per aver letto il suo racconto L’avventura di un fotografo. Non finisce qui: in Palomar è evidente la ripresa di studium e punctum, due concetti che fanno parte del libro di Bathes. Il primo corrisponde all’aspetto esteriore e ad una descrizione razionale della foto; il secondo coinvolge la sfera emotiva e perciò lo spettatore, in questo caso Palomar, viene colpito da un particolare. Proprio da quest’ultimo partirà una serie di riflessioni che andranno oltre la semplice osservazione.

Tuttavia particolare è anche l’aggettivo che possiamo attribuire a Palomar, anche se nessuno obietterà nel definirlo strambo. Nessuno è riuscito a descrivere il protagonista quanto lo stesso Calvino nelle prime pagine:

Uomo nervoso che vive in un mondo frenetico e congestionato, il signor Palomar tende a ridurre le proprie relazioni col mondo esterno e per difendersi dalla nevrastenia generale cerca quanto più di tenere le sue sensazioni sotto controllo.

Il protagonista cerca di mettere in ordine il mondo che lo circonda per individuarne la legge generale attraverso la quale ciò possa avvenire. Interessante è il tentativo dell’individuazione di un modello nel racconto Il modello dei modelli. I tentativi di analizzare la molteplicità si risolveranno in un totale fallimento.

Cerca rifugio nella natura o nell’universo, convinto che se ne avesse capito i meccanismi, avrebbe saputo come relazionarsi con gli altri esseri umani. Neanche questo avrà successo, tanto che nel racconto La contemplazione delle stelle, dopo che il protagonista ha terminato il suo convulso mettere e togliere gli occhiali per individuare le costellazioni sulla mappa astronomica, si ritrova a guardarsi intorno e notare che:

A pochi passi da lui si è radunata una piccola folla che sta sorvegliando le sue mosse come le convulsioni di un demente.

È evidente il continuo scontro di Palomar con le altre persone, ecco perché si configurerà come un uomo silenzioso, continuamente impegnato nello sviscerare ciò che lo colpisce della realtà. Tuttavia anche noi ci renderemo conto che quelle di Palomar sono vane speranze, sia quando tenterà di isolare un’unica onda (Lettura di un’onda), sia quando vorrà identificarsi con il gorilla albino, ugualmente incompreso per la sua unicità. Questi sono solo pochi esempi dei racconti presenti nell’opera e sarebbe impossibile riassumerli e approfondirli tutti in questa piccola recensione.

Ancora una volta Calvino ci accompagna in una lettura ponderata, comprensibile per tutti, ma che cela significati ben più profondi di quelli che appaiono in superficie.

Leggere Palomar è come se iniziassimo a conoscere lo stesso autore. Infatti, seppur il libro non sia un’autobiografia, si avvicinerà ad esserlo per alcuni particolari: viene accennato che Palomar ha una moglie e una figlia; noteremo la presenza di molte località (Roma, Parigi e tante altre) che sono mete dei viaggi del protagonista e, infine, la sua passione per l’astronomia ci comunica quanto si stabilisca un’identità tra il personaggio e lo scrittore.  

Palomar, pubblicato per la prima volta nel 1983, resta un libro che quasi vuole spiegare il percorso verso la saggezza e la conoscenza di se stessi per poter convivere con il mondo che sta intorno. Inoltre costituisce un valido esperimento di Italo Calvino che è stato in grado di riprendere la descrizione “genere letterario caduto in desuetudine”, come lui stesso preciserà nei “quaderni degli esercizi”.

L’autore

Italo Calvino è nato nel 1923  Santiago de Las Vegas (Cuba). Nel 1926 i suoi genitori (Giacomo Calvio, un agronomo di Sanremo e Eva Mameli, una botanica italiana) decisero di tornare a Sanremo. Italo verrà influenzato dal lavoro del padre, nominato direttore della stazione sperimentale di Floricoltura, tant’è che dopo aver lavorato nel campo decise di iscriversi alla facoltà di Agraria a Torino. Nonostante i successi all’università, è proprio in questo periodo che nascono le sue passioni per la scrittura e la letteratura.

Ritornerà a Sanremo nel 1943 e per la sua viva opposizione al regime fascista prenderà parte alla Resistenza, arruolandosi nella Brigata Garibaldi ed è proprio grazie all’esperienza partigiana che nascerà la sua opera Il sentiero dei nidi di ragno. Dopo la Liberazione Calvino aderirà al Partito Comunista Italiano e inizierà la sua carriera letteraria. Dopo la laurea alla facoltà di Lettera di Torino verrà assunto dalla casa editrice Einaudi e ne diventerà redattore. Avrà grande successo grazie ai suoi racconti che saranno affiancati da tante altre opere come la trilogia I Nostri Antenati (Il Cavaliere Inesistente, Il Barone Rampante, Il Visconte Dimezzato), Marcovaldo (1963), Le Cosmicomiche (1965), T con zero (1965), Le città invisibili (1972), Il castello dei destini incrociati (1973).

Scriverà racconti per Il Corriere della Sera e Repubblica. Nel 1979 viene pubblicato il romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore. Dopo due anni dalla pubblicazione di Palomar (1983), Calvino lavora a una serie di conferenze da tenere all’Università di Harvard (pubblicate postume nel 1988 con il titolo Lezioni Americane), ma morirà a causa di un ictus a Roccamare in Toscana.

Annunci