In un post precedente avevo affrontato le difficoltà riguardanti la stesura dei dialoghi nelle storie e avevo riflettuto sulla loro importanza come mezzo di caratterizzazione dei personaggi. Ora mi rendo conto che ad aiutarci in questo può essere anche il luogo dove ambientiamo le nostre storie.

La composizione di qualsiasi tipo di narrazione è simile all’essere contemporaneamente registi, sceneggiatori, attori, narratori, tecnici di un film. Detto così sembra che la scrittura sia un’arte complessa a cui dedicarsi, ma è proprio questo che affascina chi scrive. Tra le mansioni di uno scrittore c’è anche la composizione di un set dove poter far muovere gli attori. La scelta di un luogo è un meccanismo quasi inconscio, automatico.

Un ostacolo, un aiuto

Nel momento in cui immaginiamo l’ambientazione, siamo soltanto a metà del lavoro. Infatti bisognerà integrarlo con la vicenda che si sta raccontando. Ed è proprio qui che si possono incontrare alcune difficoltà.

L’ambientazione è fondamentale perché aggiunge pathos a quanto raccontato, anzi può costituire un elemento determinante per la storia e i personaggi. Quindi non ci si limiterà, per esempio, alla descrizione di una stanza disordinata per indicare la confusione interiore del nostro personaggio, ma bisognerà portarla in simbiosi con quest’ultimo, magari precisando il suo carattere superficiale e menefreghista.

Allo stesso modo potremmo rendere le cose più difficili al personaggio, usando l’ambientazione come ostacolo. Per esempio narrando del suo trasloco e di come si senta a disagio nel nuovo ambiente, a lui estraneo. Non è altro che un espediente per precisare la natura incerta e tumultuosa della sua interiorità.

Notiamo come la scelta dell’ambiente non si ferma alla sua pura descrizione, ma si affianca ad un processo di manipolazione e adattamento all’intera narrazione.

Fare attenzione alla scelta del set

Come si può fare per scegliere il set adeguato? Dipende dalla scena che state raccontando, poiché non c’è una legge generale, o un trucco tale da rendere l’insieme più affascinante. Sta tutto nelle vostre mani. L’ambientazione è una di quelle libertà della narrazione che spesso non si sa bene come utilizzare.

Di certo se si vuole riportare una vicenda ambientata nel Medioevo, si dovranno conoscere i costumi, le usanze e i luoghi del tempo, altrimenti la narrazione perderebbe credibilità, e il lettore potrebbe abbandonare la storia.

In ogni caso se ci si sente poco esperti nell’arte della descrizione e della scelta dei luoghi, sarà possibile esercitarsi, per esempio ritraendo a parole il paesaggio fuori dalla vostra finestra e poi potrete anche inventare una storia partendo proprio da questa descrizione. Per aiutarvi a capire come funziona, la migliore soluzione è leggere e apprendere dagli esempi del passato e del presente. È per questo che vi consiglio Il Piacere di Gabriele D’Annunzio, un romanzo fatto di visioni travolgenti; I Malavoglia di Verga, un classico in grado di trasportare con incredibile realismo nel piccolo paesino di Aci Trezza; Palomar di Italo Calvino e potrei continuare, ma lascio a voi il piacere di scoprire altre opere simili.

Tuttavia se odiate dedicarvi alle descrizioni dei luoghi, potrete optare di eliminarli completamente, come ha fatto Nick Hornby nel suo libro, o anche Scarlett Thomas. Non escludo che questa sia un’operazione molto difficile, perché dovrete riempire con dialoghi o altro, le parti riservate alle descrizioni.

In ogni caso mi chiedo come riuscite a scegliere le ambientazioni credibili ai fini della storia? Incontrate delle difficoltà? O la scena si visualizza immediatamente nella vostra testa?

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