Lui/ Christian Grey: alto, bellissimo, occhi grigi, miliardario, misterioso, superdotato.

Lei/ Anastasia Steele: goffa, introversa, romantica, vergine, ninfomane, e anche schizofrenica (se consideriamo le vocine interiori con cui discute).

Queste sono le descrizioni, ridotte all’osso, dei due protagonisti di 50 sfumature di grigio(il primo di una trilogia di romanzi a cui sono seguiti 50 sfumature di nero e 50 sfumature di rosso), libro divenuto best seller dell’anno. L’autrice è Erika Leonard James, un’adorabile donna inglese che ha lavorato in televisione, ha pensato bene di scrivere una fanfiction ispirata a Twilight. Evidentemente la storia era così intrigante da essere ritirata, dopo che la James era stata contattata da un editore. Il libro ormai caso letterario dell’anno, è arrivato anche qui in Italia edito da Mondadori. E c’è di più: persino la Studio Universal non ha potuto fare a meno di resistere acquistandone i diritti, affidando il futuro film ai produttori di The Social Network (Michael De Luca e Dana Brunetti) e alla sceneggiatura si parlava di Bret Easton Ellis (l’autore di American Psycho), che tuttavia non è stato preso in considerazione. Date queste premesse, non posso far altro che pensare (e sperare) in un film di gran lunga superiore al romanzo.

Perché l’ho letto?

Per curiosità. Leggevo recensioni positive, negative, imparziali, a destra e a manca e mi chiedevo come mai questo libro destasse tanto clamore. Completamente all’oscuro della trama, ho deciso di tenermi aggiornata e, per una volta, leggere una novità. Evidentemente anche io sono caduta vittima dell’incantesimo del marketing.

La storia, o meglio, l’idea che ha dato vita alla storia non è male, anzi devo dire che mi è piaciuta. Tuttavia la scrittura non regge. Dopo poche pagine dall’inizio della relazione tra i due protagonisti avevo già perso il conto dei “Wow”, “Oh”, “maniaco del controllo”, “Oh ti prego”. I pensieri di Anastasia, continuamente virgolettati, non sono altro che un’interferenza insopportabile, tanto che ho optato di saltarli. Il libro sembra essere stato scritto di getto, senza un minimo di revisione o cura dei particolari. Ripetizioni, azioni monotone, alcune incoerenze, si avvicendano per tutta la trilogia.

E poi c’è la parziale piattezza dei personaggi. Scrivo parziale perché solo a tratti riuscivo a comprendere come si muovesse Anastasia, perdevo il filo e lo ricongiungevo qualche pagina dopo. Ana è ancora una bambina, non è mai stata innamorata di qualcuno, non ha mai avuto una storia, non è mai stata a letto con nessuno. Nonostante questo possa farci pensare che la protagonista è diversa dalle sue coetanee, e non si butta alla cieca sul primo ragazzo che la corteggia, arriva Christian Grey: miliardario, misterioso, bellissimo, insomma un vero e proprio dio in terra. È un banale stereotipo.

Anastasia si infatua del tenebroso cavaliere che la protegge, ma allo stesso tempo la sottomette (a quanto pare è la fantasia sessuale di molte donne) con una continua tensione (attrazione) fisica e mentale. E poi c’è l’uomo ritratto sempre forte e possente contro una donna gracile e debole.

Perché il successo?

Il potere dei libri non è mai da sottovalutare. Infatti il lettore può identificarsi con i personaggi, sentirli così vicini, anche se si tratta di individui con un carattere completamente opposto. Forse quetso non accade facilmente nei film, poichè la lettura mette in moto l’immaginazione: ogni volta che leggiamo sembra di comporre una serie di fotogrammi nella nostra testa. Il film, al contrario, mostra le immagini in un avvicendarsi di fotogrammi.

Nel caso della trilogia erotica di E.L.James, l’identificazione può essere facilitata dalle ricorrenti scene di sesso (ebbene sì, il pornoattore protagonista Grey non si ferma mai ad un solo amplesso) che stimolano continuamente l’immaginazione del lettore verso aspetti della vita quotidiana, magari avvolgendoli di magia e sentimento. Così anche chi non ama leggere, si trova davanti un libro “facile”, dove l’autore si è preoccupato di disporre in bella vista gli elementi della storia, invece di aderire al detto degli scrittori “mostrare senza dire”.

Perché leggerlo?

A questo punto vi chiederete come mai vi scrivo: leggetelo. Il libro può dare un esempio di un romanzo con notevoli potenzialità, ma mal riuscito. Leggendo la trilogia ci si rende conto di quali posso essere i nostri gusti in fatto di libri.

Per me leggere è sempre un piacere e lo è ancora di più quando si viene coinvolti nella storia ma, allo stesso tempo, si notano i difetti e si apportano personali migliorie. In questo modo possiamo fare nostro il libro che stiamo leggendo.

E voi avete letto la trilogia? Cosa ne pensate? Vorrei sapere le vostre impressioni, anche se non concordano con la mia!

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