Leggi la prima parte: Il puzzle della narrazione – Parte I: L’Incipit

Leggi la seconda parte: Il puzzle della narrazione – Parte II: Il conflitto

Ogni tipo di narrazione è una scala verso l’ignoto che può assumere le più svariate forme a seconda dei generi letterari. Ad avere proprio il significato di “scala” è la parola climax (dal greco klìmaks) che in narrativa indica il punto di maggior tensione, il momento in cui il lettore rimane con il fiato sospeso dopo l’avvicendarsi di situazioni.

Costruire un climax

Tenere incollati i lettori alle pagine non è facile, quindi è già un gran risultato se vi hanno seguito fino alla svolta risolutiva. Per non rovinare l’atmosfera che avete preparato finora, non c’è bisogno di avere fretta e spiegare tutto e subito col timore che il lettore non capisca. Nell’anticlimax – il momento successivo al punto di maggior intensità – non si deve far altro che raccogliere quanto seminato nelle pagine precedenti. Non mi stancherò mai di ripetere che non c’è una regola universalmente efficace che renda perfette le parti della narrazione.

Tuttavia possiamo imparare molto dai libri che leggiamo: lo scrittore non è così metodico da spiegare passo passo il perché di ogni avvenimento, ma dissemina indizi per sviare o aiutare il lettore in modo da farlo dubitare fino alla fine. Se si vuole tenere costantemente sulle spine il lettore si può disseminare la narrazione di piccoli climax, con i relativi anticlimax. Lo stesso Omero nella sua Odissea fa vivere a Ulisse molte avventure – si pensi a Polifemo, Circe o le sirene – prima di giungere al climax principale: ritorno ad Itaca e la sconfitta dei Proci.

Ricordo un racconto che ho inviato tempo fa a un concorso e ogni volta che me lo ritrovo davanti, ho l’istinto di farci un bel falò. In breve la trama trattava di un detective inconsapevole dei suoi problemi di sdoppiamento della personalità. Questo particolare doveva costituire il finale a sorpresa dopo che l’uomo indagava su una serie di omicidi di criminali, da lui stesso assassinati quando l’altra parte di sé prendeva coscienza (mi hanno sempre appassionato le storie alla Dottor Jekyll e Mr. Hyde).

Il limite di 50.000 battute, ma soprattutto la mia inesperienza, hanno reso la narrazione, dapprima avvincente, lenta e noiosa dove il finale si intuiva già a metà.

Per aumentare la suspense è possibile inserire digressioni, utili a portare fuori strada il lettore o a metterlo su quella giusta.

In questo caso i flashback fanno al caso nostro, poiché servono a chiarire aspetti riguardanti la trama e i personaggi, o a renderli più intricati. Anche la prolessi, cioè l’anticipazione di fatti non ancora avvenuti, tiene sulle spine il lettore e non fa altro che aumentare la sua curiosità. Pensate a quante volte avete divorato un libro perché dopo i capitoli che portavano a una svolta, la vicenda rimaneva in sospeso e solo dopo molte pagine la trama proseguiva.

Avete qualche altra idea per un climax efficace? Qual è un climax che vi ha appassionato?   

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