Ieri ho letto una notizia riguardante il rapporto del Censis-Ucsi . Non è il primo resoconto che mostra come gli italiani stanno abbandonando l’abitudine della lettura. Il discorso non vale soltanto per i libri, che perdono il 6,5% (meno del 49,7% degli italiani legge almeno un libro all’anno , ma anche per i giornali che si fermano al 25,7% di utenza dopo aver perso l’11,8% e i settimanali che registrano -1%. In lieve aumento sono gli ebook, i mensili (entrambi registrano +1%) e le testate online che hanno un aumento del 2,1%.

Una volta aver sciorinato tutti questi dati, avrò esaurito parzialmente il mio dovere di informarvi.

Se ho soddisfatto la vostra sete di informazioni o vi si sta scuocendo la pasta potete anche abbandonare il post. Se, come me – odio puro per la matematica e tutto ciò che alludi a conti e numeri-, guardate queste cifre e non ci vedete nessun significato allora proseguite.

Per la seconda volta passo in rassegna la notizia, rileggo tutte le cifre, mi ci soffermo e niente, il succo della questione non mi è chiaro. Non riesco a figurarmi gli individui che fanno parte di quel 49,7%, 25,7% e così via. Il rapporto si premura di spiegare che, negli ultimi anni, molte cose sono cambiate, prima fra tutte è la tecnologia con la quale si accede alle notizie. Il binomio tecnologia-informazione è diventato inscindibile. Di conseguenza il modo di scrivere e di presentare le notizie si è adattato ai 140 caratteri di Twitter o agli “stati” su Facebook.

Tuttavia la questione su cui volevo concentrarmi è un’altra: gli italiani che non leggono. Chi sono? Da chi è composta la percentuale del 49,7%? Sono un gruppo omogeneo (per età, sesso, ecc) o variegato?

Così per fare ordine ho creato una possibile divisione: chi non legge perché “non ha tempo”, chi non legge perché non vuole leggere. A sua volta, a quest’ultimo gruppo, appartengono due sottoinsiemi: chi non legge perché non ama farlo, chi non legge perché disgustato dall’offerta.

Chi non legge perché “non ha tempo”

Da molti ho sentito quella che definisco una scusa. Perché diciamocelo, chi non ha il tempo di leggere anche un paio di pagine di un libro al giorno anche se c’è di mezzo la vita con tutti i suoi imprevisti? Capisco il lavoro, i bambini, lo studio, il caffè che sta per uscire…ma non avere un po’ di tempo per se stessi è da delirio. Si potrebbe evitare di apprendere passivamente da Uomini e Donne e concentrarsi su della cultura vera.

Chi non legge perché non ha la passione

Ho sempre provato grande rispetto per chi affermava, senza remore, che la lettura non era roba per lui. In barba a tutti quegli spocchiosi di lettori che strabuzzano gli occhi, nemmeno se queste persone avessero bestemmiato. In difesa di chi non ama la lettura chiamerei Daniel Pennac con il suo Come un romanzo, di cui ho parlato in un precedente post. Per lo scrittore francese i diritti imprescrittibili del lettore comprendono anche il diritto di non leggere. Chi non legge non deve essere immediatamente bollato “come un potenziale bruto o un cretino assoluto” anche perché a questo punto la lettura non sarebbe più un piacere ma “un obbligo morale”.

Chi non legge per il disgusto

Il titolo del paragrafo potrà sembrare un po’ forzato, ma non ho trovato un’altra parola che potesse rendere al meglio ciò che intendo.

Credo che a volte io appartenga a quest’ultima categoria. Il disgusto si riferisce al continuo aumento dei prodotti editoriali e alla loro qualità sempre più scadente. Badate bene non voglio istruire su quali libri andrebbero letti e quali no, la mia è una considerazione personale sul quoziente intellettivo richiesto da alcuni libri. Tuttavia è anche vero che sono i lettori a scegliere le “tendenze letterarie” e sono proprio loro a determinare il successo di opere fin troppo superficiali.

A quale categoria appartenete? Siete lettori incalliti o non-lettori fieri di esserlo?

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