Ci sono state tante novità negli ultimi giorni! Prima di tutto è iniziato un nuovo anno all’università e poi c’è il blog – che non voglio abbandonare!- e poi c’è il mio desiderio di partecipare a concorsi letterari. Ne ho già fatti in passato e devo dire che sono stati utili e mi hanno dato molte soddisfazioni.

Qualche altro concorso bolle in pentola ma, causa università, non sono sicura di riuscire a parteciparvi.

Uno di questi è 365 storie d’amore organizzato da Delos Books. Il premio è l’inclusione della propria opera nell’omonima antologia, in modo da avere un racconto per ogni giorno dell’anno. Un’idea fantastica che già aveva avuto successo con 365 racconti sulla fine del mondo. Il regolamento si può trovare sul forum del Writers Magazine Italia.

Altri due concorsi sono organizzati nella mia regione e, per dovere patriottico, ho deciso di mettermi d’impegno e partecipare.

Il Concorso letterario ‘La donna. Nei luoghi e nel tempo. I volti, le voci, le storie’  presenta tre sezioni riservate rispettivamente agli studenti delle superiori, giovani universitari e una terza ai componimenti poetici. Come si può ben intuire dal titolo, i temi proposti si concentrano sul mondo femminile, e prendono  in considerazione figure storiche e problemi riguardanti l’attuale condizione della donna.

L’Unione dei Lettori Italiani di Campobasso ha indetto la dodicesima edizione del Premio letterario Michele Buldrini che, con la sezione scuola e quella giovani, dà la possibilità di inviare racconti di qualsiasi genere.

La mania dei concorsi

Al liceo avevo sviluppato una sorta di dipendenza verso i siti che pubblicavano annunci di concorsi letterari e, senza neanche pensarci due volte, volevo parteciparvi. Ero convinta che fosse il modo più efficace per farmi conoscere da un pubblico che andasse oltre i pupazzi della mia cameretta.

Sono andata avanti fino al disgusto, spesso si chiedeva un contributo economico persino per acquistare la raccolta di racconti dove era finito anche il mio. Volevo rinchiudermi di nuovo nella mia stanza, perché sentivo la mancanza dello sguardo vuoto di peluche che non avrebbero chiesto neanche un euro per leggere la mia opera ad alta voce.

Insomma avevo capito che attorno ai concorsi gira un vero e proprio business, che spesso non ha a che fare con il talento bensì con la possibilità economica.

L’utilità dei concorsi

È chiaro che questo non vale per tutti i concorsi, perché ne esistono di gratuiti. Eppure parteciparvi non fa una grande differenza: vincitori o perdenti che siate, una volta che il concorso è terminato, tornano nell’oblio.

Allora a cosa servono i concorsi letterari?  

Io li considero come una sorta di palestra dove, in mancanza d’ispirazione (ma con tanta voglia di scrivere), si può fare allenamento. Nei periodi di vuoto poetico, nelle crisi da pagina bianca, c’è bisogno di distrarsi e un modo per non sentirsi un fallimento e mandare all’aria la propria creatività è leggere le tracce proposte dai concorsi. Se la crisi persiste, si può sempre parteciparvi e rimettere in piedi la propria autostima.

Che ne pensate dei concorsi letterari? State partecipando a qualcuno? 

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