Quando ero piccola, non ricordo se all’asilo o alle scuole elementari, gli insegnanti per conoscerci ci chiedevano sempre cosa volevamo fare da grandi. Io ero terrorizzata da quella domanda, tanto da entrare nel panico e, ogni volta, inventare un nuovo mestiere corredato di spiegazione. Dopo il momento di panico (e l’imbarazzo per aver detto di voler fare la pittrice tanto che le maestre si aspettavano grandi doti artistiche), continuavo a vagare con la mente facendo il gioco del se fossi: “Se fossi un netturbino? Se fossi un muratore? Se fossi un’attrice?”.

Dopo quindici anni ripeto il gioco con le idee più chiare, premettendo che se mi dovessero chiedere che mestiere vorrei fare dopo la laurea io risponderei in modo vago: “Vorrei lavorare nell’editoria”, per non far rotolare a terra dalle risate con la frase: “Vorrei diventare scrittrice” (in questo caso mi vedrei bene in questo film).

Ho pensato ai mestieri collegati al mondo dell’editoria e mi sono chiesta: Se fossi un editore?

  1. Sarei un editore non a pagamento. Per me è impensabile chiedere soldi per un’opera che, prima di tutto non è stata creata da me, e, cosa non meno importante, è il frutto della libertà d’espressione di un individuo. Da quando in qua la libertà di espressione si paga? Purtroppo ci sono gli editori a pagamento, spesso big dell’editoria, che soffocano le librerie con migliaia di uscite l’anno che potrebbero fare a meno di essere pubblicate.
  2. Sceglierei una cerchia di validi collaboratori. Ho fiducia delle mie capacità di giudizio, ma a volte servono più pareri non strettamente soggettivi che, per esempio, tengano conto di cosa giri nel mercato editoriale (lungi da me i possibili 50 sfumature di verde pisello o Twilight lobotomizzante).
  3. Pubblicherei solo quello che vale la pena essere pubblicato. Essendo un editore non a pagamento, la qualità dei libri deve eguagliare, se non superare, quella della valanga di libri inutili pubblicati dai big. Sono la figura che rende possibile la diffusione di opinioni, idee, cultura prodotta da altri e non posso diffondere opere degradanti, ne va della mia devozione alla cultura. Per questo sottoporrei ogni opera ad attenta analisi.
  4. Accetterei di organizzare stage retribuiti per neo-laureati. Non voglio fare demagogia, ma in questo modo garantirei il ricambio generazionale di tutti i ruoli all’interno della casa editrice, in modo da avere sempre a disposizione energie nuove e flessibili che non si fossilizzino in rigide gerarchie.
  5. Darei ampio spazio agli ebook. I new media sono ormai delle vere e proprie realtà ed è inutile sbattergli la porta in faccia, perché non si farà altra che rimanere isolati dal mondo. La globalizzazione e cioè il processo di interazione tra i vari paesi del mondo, non farà altro che intensificarsi negli anni. La tecnologia per prima è quella più soggetta a continui cambiamenti ed è bene non perdersi lungo la strada.

5 punti forse sono pochi, ma sarei curiosa di sapere cosa aggiungereste o eliminereste dalla mia lista. Cosa scrivereste nella vostra?

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