Mancano solo tre giorni all’inizio del National Novel Writing Month, il concorso annuale di scrittura creativa che prevede la stesura di un romanzo di almeno 50.000, dal primo al 30 novembre. Tutti nel mondo possono partecipare – il termine national potrebbe trarre in inganno – senza limitazioni di lingua o genere letterario, basta terminare l’opera entro le ore 23:59:59 del 30 novembre. Per tutte le informazioni si può visitare il sito ufficiale: http://www.nanowrimo.org/

Secondo calcoli approssimativi, per riuscire nell’impresa, bisognerebbe scrivere circa 1600 parole al giorno. Detto così potrà sembrarvi semplice, ma io la troverei una fatica immane. Chi riesce a scrivere regolarmente o è un bravo scrittore o è fortunato per riuscire a trovare la concentrazione in almeno due giorni consecutivi.

Non siamo robot programmati per vivere sempre la stessa giornata quindi può capitare che una mattina ci svegliamo sgargianti, pronti a sfornare anche cinque pagine decenti, mentre altre volte ci sembra che l’intera giornata è andata a farsi benedire solo perché abbiamo passato troppo tempo imbottigliati nel traffico.

Tutta questione di velocità

Per velocità nella scrittura intendo il breve intervallo di tempo in cui si riesce a comporre e revisionare una narrazione – o gran parte di essa- di senso compiuto.

Se mi dovessero chiedere con quanta velocità scrivo cambierei domanda: “Con quanta lentezza scrivi?” sarebbe più appropriata. È molto difficile trovarmi nelle condizioni ideali per scrivere e spesso devo accontentarmi di piccoli momenti, dove rischia di mancare anche l’attenzione. Inoltre, ogni volta che vado a rileggere il pezzo scritto precedentemente, apporto continue modifiche tanto da intestardirmi e non andare avanti. Devo ancora abituarmi a un ritmo di vita movimentato e a fronteggiare gli imprevisti, sviluppando l’autocontrollo. Lo so…sto parlando da psicopatica.

Scrivere vuol dire stare bene

Nel mio post Quanto dovremmo scrivere? sostenevo che per scrivere c’è bisogno di un ambiente favorevole. Eppure bisogna anche saper creare i momenti ideali, molto rari in questi ultimi tempi. Ecco perché credo che il mestiere dello scrittore si giochi sull’obiettivo di mantenere un equilibrio quotidiano, una sorta di pace interiore a cui appellarsi nel momento del bisogno.

È come se si sviluppassero due personalità: una “pubblica” addetta alle situazioni di tutti i giorni, un’altra “interiore” che opera nel privato e racchiude in una bolla di parole che non può essere scalfita. Lo scrittore ha una maggiore sensibilità, ma deve avere anche il pieno controllo della sua vita per non farsi sopraffare da avvenimenti insignificanti.

Per questo la composizione è un processo complesso, che non ha bisogno di programmi. La pianificazione arriverà solo quando si avrà la certezza di poter ricreare, a proprio piacimento, le condizioni favorevoli. C’è a chi servono riti quotidiani, altri hanno bisogno di uno stile di vita movimentato e mai monotono. Io devo ancora crescere sotto questo punto di vista, perché tra viaggi in pullman, lezioni e studio non so isolare le sensazioni che mi permettono di scrivere.

Avete degli “appuntamenti” prestabiliti con la scrittura durante la giornata? O siete in grado di scrivere in ogni momento? Avete partecipato o parteciperete al NaNoWriMo?

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