557853_10151284267238733_1934333610_nSpread, banche e annunci choc. La crisi non è solo questo. È diventata uno stile di vita per gli italiani, l’etichetta con cui vengono bollati da anni. In questo contesto anche con la parola “cambiamento” si rischia di fare demagogia, ma siamo arrivati al rush finale: le ultime settimane prima del verdetto.

Chiunque sia il vincitore, non potrà permettersi di godere la gioia del momento. Dalla sua parte avrà l’azione, non più l’orazione. Il primo punto del suo programma dovrebbe essere convincere gli italiani, popolo prostrato e disilluso, che oltre alla crisi c’è altro. Si può partire dalla cultura, unico vero motore e, se vogliamo, indice di sviluppo di un popolo.

Persino Jacques Le Goff, storico francese, ieri su “la Repubblica” esortava Italia, difenditi come fa la Francia

La qualità di una classe dirigente è misurabile dal suo rapporto con i libri”. Non c’è bisogno di riprendere i tanti sondaggi e studi del 2012 riguardo le perdite del mercato dei libri e i moniti alla lettura, pratica ormai in calo. Ciò che accade nella classe dirigente si rispecchia non solo nell’immagine di una nazione, ma anche nelle sue dinamiche interne. Nel parlamento spopolano illeciti e favoritismi così come nell’editoria chi paga per pubblicare sarà ricompensato a dovere.

Se neanche la classe dirigente dà attenzione alla cultura, impalcatura fondamentale di un popolo, chi può farlo? Un’obiezione che si potrebbe muovere a questo punto è semplice: la limitata possibilità economica degli italiani fa della cultura l’ultimo dei loro problemi.

E allora non si potrebbe proprio parlare di sviluppo, ma d’involuzione. Si tornerà alla terza pagina? Quando le notizie di teatro, musica colta e letteratura rappresentavano una conferma dell’appartenenza a un circolo dall’elevato status socio-culturale?

Ancora Le Goff: “In questo anche gli intellettuali hanno una grande responsabilità: non devono chiudersi in circoli da iniziati al sapere, ma condividere le loro conoscenze”. Lo storico, poi, riporta l’esempio francese che, quanto a promozione della cultura, può darci qualche lezione. Esiste il Centre National du livre che sostiene le librerie indipendenti attraverso dei marchi, una sorta di premi per essersi “contraddistinte per qualità del loro lavoro sul territorio” che gli permette di ricevere agevolazioni fiscali.

La speranza di Le Goff, come anche la nostra, è alimentata dall’Associazione Forum del libro. Nella stessa pagina, a fare da contrafforte alle tesi del francese, c’è l’articolo di Simonetta Fiori: “Creiamo la lobby dei lettori” in cui espone gli obiettivi dell’Associazione del Forum del libro.

Attiva sin dal 2006, ha l’obiettivo di promuovere la lettura e, per un impegno più concreto, nel 2011 ha composto una bozza di legge per ottenere un impegno dalla politica. A sostenerla con la loro firma ci sono già molti personaggi di spicco della cultura italiana: Umberto Eco, Carlo De Benedetti, Tullio De Mauro, Roberto Saviano, Giuseppe Tornatore, Margherita Hack e tanti altri. Tra le richieste figurano: la qualifica di “Libreria di qualità”, magari sul modello francese, un riconoscimento conferito da un organismo rappresentativo; la presenza e l’accesso a biblioteche scolastiche con adeguate figure professionali; l’abrogazione dalla spending review dell’articolo che “esclude i servizi culturali dal novero delle funzioni fondamentali dei comuni”.

Sono segnali importanti, che ci fanno ben sperare nel futuro. Ma si sa che quel “chiunque sia il vincitore” dipende dal vincitore.  

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