eBook-sul-tradingQuando si conclude la sessione esami è come uscire da un bunker dopo un disastro atomico. Ci si ritrova nella desolazione sociale e mentale, improvvisamente svuotati dai propri compiti e doveri. Amici offesi per aver preferito la compagnia dei libri, parenti che ti accolgono come un eroe di guerra e hobby che sono andati a farsi benedire.

Essendo una persona ossessivo-compulsiva, sin dal mattino, quando ancora sono nel letto, cerco di stilare un attendibile programma della giornata in modo da evitare di stare senza far niente.

Questo potrebbe far pensare che nel periodo degli esami sia la persona più felice del mondo. Ma non è così. Amo il periodo degli esami perché voglio assolutamente togliermeli di torno, ma l’odio ben più grande è scaturito dal completo assorbimento della mia vita dallo studio.

Vi è capitato di abbandonare la lettura di un libro per molto tempo? A me sì, spesso nel suddetto periodo. Quando finisco di leggere, sottolineare e ripetere pagine su pagine, guardo scoraggiata il libro che sto leggendo. Al massimo riesco a leggerlo la sera, ma capita che mi ci addormenti sopra.

Allora chi afferma di non aver tempo per leggere non ha poi tutti i torti?

In ogni momento della giornata avremmo tempo per leggere: mentre si aspetta l’autobus, nelle pause a lavoro e così via. Eppure si è consapevoli di dover riservare uno spazio privato alla lettura, un ambiente che permetta di concentrarsi, senza interferenze. I luoghi della nostra quotidianità si sono allargati in maniera inversamente proporzionale a quelli della nostra vita privata. Ecco perché è sempre più difficile riservare del tempo a noi stessi.

Può capitare che se si riesce a ritagliare uno spazio tutto per sé, cosa facciamo? Una cosa è sicura: non leggiamo. Dopo aver sottoposto la testa allo stress del lavoro/studio o chi per loro, sentiamo che le informazioni nella nostra testa stanno per traboccare e aggiungerne delle altre non avrebbe alcun effetto o ci farebbe esplodere il cervello. Continuo a sostenere che sono soltanto scuse che derivano da un’errata concezione del libro.

In passato il libro era uno dei principali strumenti di svago, anche se riservato alle classi più abbienti. Con la diffusione della stampa popolare l’abitudine della lettura si è poi diffusa anche tra il popolo, una volta innalzati i livelli di alfabetizzazione. In seguito c’è stato l’avvento di nuovi media, prima fra tutti la televisione che, soprattutto per gli italiani, è stato un mezzo per insegnare e diffondere il sapere.

leggere-al-parcoTuttora assistiamo alla comparsa di nuovi media che costringono quelli vecchi a ridefinirsi senza però scomparire.

Ci troviamo di fronte a un paradosso: oggi abbiamo la possibilità di leggere ovunque, in qualsiasi condizione e con qualsiasi supporto, ma non è abbastanza per abituarci a farlo. Sono cambiati i modi di leggere e i libri stessi.

Ma magari tornati a casa, stanchi e nervosi ci appollaiamo sul divano e l’unica azione che non richiede il minimo sforzo pigiare ritmicamente i tasti del telecomando e la testa si riempie come si riempie la pancia, ci si sente sazi, ma il corpo non assimila niente”. 

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