Il Grande Gatsby - Newton ComptonAutore: Francis Scott Fitzgerald

Edizione: Newton Compton

Anno: 2013

Pagine: 125

Prezzo: 0,99 €

Trama

Nick Carraway ha una modesta abitazione a West Egg e si guadagna da vivere lavorando in borsa. È incuriosito dal suo vicino di casa, Jay Gatsby, famoso per le feste che dà ogni sera e a cui partecipa l’alta società. Anche Nick una sera viene invitato e avrà modo di conoscerlo, rimanendone affascinato. Da questo momento in poi i due si frequenteranno, ma la ricchezza di Gatsby è stata costruita per un motivo: riconquistare Dasy, cugina di secondo grado di Nick, di cui è innamorato sin da giovane.

Analisi

È difficile scrivere la recensione di un classico, soprattutto se ti è piaciuto. Credo che in una mia vita precedente fossi una nobildonna degli anni Venti, una delle tante compagne che, anche solo per una sera, si sono ritrovate al fianco di Hemingway e Fitzgerald. Sia il precedente libro recensito che questo, descrivono le atmosfere della società dopo la prima guerra mondiale, tra i giovani della generazione che l’ha vissuta a pieno. In quegli anni di caos, molti destini si sono incrociati, allontanati per poi rincontrarsi. Questo è il caso di Gatsby e Daisy. Lui è un ex soldato che, prima di partire per la guerra, ha vissuto la storia d’amore più importante della sua vita. È un uomo che vive nel passato, tanto che costruisce il suo impero per riconquistare l’amata, da sempre benestante.

Sin dall’inizio mi sono chiesta il perché di quel “Grande” nel titolo. Non poteva chiamarsi semplicemente Gatsby? Poi, leggendo, ho capito. L’aggettivo non serve a mettere in risalto il personaggio famoso, quello che ogni sera dà feste a cui tutta la nobiltà partecipa, e non ribadisce neanche quello che ha fatto in guerra. Grande ha un significato ambivalente, o almeno, è quello che intende Nick Carraway. Vivremo con lui e, allo stesso tempo, con Gatsby. È il suo opposto, ma qualcosa in quest’uomo che allunga “le braccia verso l’acqua scura in modo curioso”, verso “un’unica luce verde”, lo affascina. Lo sa dalla prima volta che si sono presentati, quando Gatsby gli ha rivolto “uno di quei rari sorrisi dotati di eterna rassicurazione”. Tuttavia, con il tempo, Nick si renderà conto che appartengono a due mondi molto diversi: lui è il difensore della moralità, Gatsby è l’irrazionalità. E questa contrapposizione sembra culminare nell’affermazione: “Non si può ripetere il passato”, Gatsby gli risponde: “Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può“.

In soli nove capitoli, Fitzgerald si muoverà avanti e indietro sulla linea del tempo, tra incursioni nel passato di Gatsby e il presente di Nick. Le parole scorrono via fluide, senza che ce ne accorgiamo. All’autore bastano due battute di dialogo, seguite da descrizioni brevi e pregnanti, per caratterizzare i personaggi.

“Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità e c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle”. La prosa si serve di paesaggi altrettanto suggestivi che, dalla visione d’insieme, vengono scomposti giocando sulla commistione tra cielo e terra.

A mio parere c’è una parte che anticipa il messaggio del romanzo, come se preparasse il lettore al sapore amaro delle vicende:

 “Gli occhi del dottor T.J. Eckleburg sono blu e giganteschi: hanno una retina larga quasi un metro. Non guardano da una faccia, ma da un paio di enormi occhiali appoggiati a un naso inesistente. Evidentemente un qualche oculista eccentrico e burlone li aveva piazzati là per  ingrossare la sua clientela del Queens, poi lui stesso è sprofondato nella cecità eterna, o se li è scordati o si è trasferito. Ma i suoi occhi, un po’ sbiaditi per tanti giorni passati senza una mano di vernice sotto il sole e la pioggia, meditano ancora sul terreno ingombro di rifiuti”. È la solitudine di Gatsby e Nick, costretti ad adattarsi ai tempi e posare gli occhi sui rifiuti, tutta la superficialità e l’egoismo circostante.

I Grandi Piccoli Gatsby del cinema

Il-Grande-Gatsby-posterIn un articolo sull’Huffington PostAnne Margaret Daniel, s’interroga sulla possibile reazione di Fitzgerald al nuovo film basato sul romanzo, in uscita a maggio.

È il quarto film che cerca di riportare il romanzo sul grande schermo. Il primo venne realizzato nel 1926 (rimane solo il trailere Fitzgerald ebbe modo di vederlo con la moglie Zelda a Los Angeles, ma la reazione non fu delle migliori, come leggiamo in una lettera di Zelda: “Abbiamo visto Il Grande Gatsby. È MARCIO e terribile e siamo andati via”.

La Daniel ipotizza che le pellicole precedenti hanno fallito per la stessa ragione: lo stile di Fitzgerald fa tutto il lavoro per gli attori, i registi e gli sceneggiatori. I film tratti da romanzi hanno il vantaggio di poter aggiungere la forza delle immagini alla narrazione. Ne Il Grande Gatsby non ce n’è bisogno, poiché si compie una commistione tra parole e immagini e, forse, vedere un film dove la nostra immaginazione collide con l’interpretazione del regista, ci lascia delusi.

Nonostante tutto, la prossima uscita al cinema mi lascia ben sperare. L’appuntamento è il 16 maggio in tutte le sale con Leonardo DiCaprio (Jay Gatsby), Tobey Maguire (Nick Carraway), Carey Mulligan (Daisy Buchanan) e Joel Edgerton (Tom Buchanan).

 

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