dollIl giorno che Iron Man 3 è uscito nelle sale, non potevo mancare l’appuntamento. Tralasciando le mie opinioni sul film (che a mio parere poteva essere più Iron Man e meno Die Hard), ho notato che allo spettacolo del pomeriggio c’erano molti bambini, sicuramente incoraggiati dai genitori che credevano di andare a vedere un film per le famiglie. Non inizierò la polemica su quanto sia sbagliato concepire i fumetti e, di conseguenza i film tratti dai fumetti, come “cose da bambini”.

Come dicevo, durante l’intervallo, un bambino nella fila dietro controllava l’orologio e si lamentava del fatto che mancasse più di un’ora alla fine. Si lamentava col padre perché stava letteralmente tremando dalla paura. Il bambino aveva circa 10-12 anni. Mi sono stupita della sua eccessiva reazione, per quanto pensi che Iron Man non è un film per bambini.

Mentre ridevo sotto i baffi, ho cercato di ricordare cosa avrei fatto da piccola davanti un film del genere. Siccome avevo gusti completamente diversi dalle mie amiche, la vittima principale era mia madre: quando proponevo di andare al cinema per vedere un film che lei non conosceva, non esitava a dire sì. Non so come ringraziarla abbastanza per quello che ha fatto e scusarmi dato che la portavo a vedere film che le strappavano qualche gridolino di terrore e di cui quel bambino avrebbe avuto paura.

Il mio primo libro dell’orrore l’ho letto a 7 o 8 anni. Per la precisione era Racconti fantastici e del terrore di poe1Edgar Allan Poe, una magnifica edizione illustrata Piemme, della collana i classici del Battello a vapore. Grazie ai disegni riuscivo ad avere le scene descritte dal maestro dell’horror proprio davanti ai miei occhi. Erano gli occhi di una bambina che si stupiva e, se vogliamo, si spaventava, davanti alcune storie. La paura è un sentimento ambivalente, se da una parte pensavo di non continuare a leggere per il timore di avere gli incubi, dall’altra non riuscivo a smettere e macinavo parole su parole, storie su storie.  

Credo che i bambini di oggi non sappiano cosa sia la paura. Quale genitore vorrebbe vederli spaventati per una banale storia o un film? Eppure provare questo sentimento serve, serve perché è attraverso di esso che i bambini possono conoscere se stessi e ciò che potrebbe metterli in pericolo. La lettura sin dalla tenera età non accelera le tappe della crescita, ma contribuisce a sviluppare sensibilità e consapevolezza di ciò che un giorno li aspetta.

L’articolo di  Paul Goat Allen su The Barnes & the Noble Book Blog, ha confermato le mie idee. Lui, freelance, ha due figlie affascinate da storie e personaggi spettrali. Qualcuno potrebbe disapprovare ma Allen espone 5 motivi positivi:

  1. Prima di tutto c’è la lettura a rendere i bambini continuamente affascinati dal mondo degli orrori. Non posso far altro che confermare, per me leggere horror era anche un modo per evadere dalle regole dei miei genitori che magari mi avevano proibito di vedere un film troppo cruento. Leggere era un’attività legittima e soprattutto piacevole (cosa di cui non mi ero accorta a scuola).
  2. Come ho già scritto: leggere horror porta a conoscere anche se stessi.
  3. Essere curiosi e porsi continuamente domande su noi e gli altri permette di farsi una prima idea di cosa sia giusto e sbagliato. Si imparano le prime lezioni. I bambini vivono con più intensità la loro vita fantastica così, trovarsi faccia a faccia con il pericolo, seppur irreale, li allontana da esso. Basti pensare alle tante metafore che avvolgono le narrazioni dell’orrore: non fare entrare un vampiro in casa, non intraprendere strade buie o nei cimiteri.
  4. Non avevo pensato che la lettura di questo genere potesse anche avviare i bambini verso la conoscenza, e quindi curiosità, della storia e della letteratura.
  5. Il quinto punto non posso ancora comprenderlo non essendo un genitore e non avendo mai letto storie a un bambino. Allena afferma che leggere questo tipo di storie è rassicurante, perché le avventure si affrontano insieme e, una volta chiuso il libro, va via anche la paura. È così?

Cosa ne pensate? Credete che la paura serva a rendere i bambini più responsabili?

  

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