Leonardo_Dicaprio_il_grande_gatsbyLa nipote di Francis Scott Fitzgerald sostiene che il nonno sarebbe stato fiero del film uscito giovedì scorso nelle sale italiane. Una cosa è certa: a Cannes Fitzgerald non c’era, ma chissà come avrebbe reagito se avesse assistito al gelo in sala dopo la proiezione del film di Baz Luhrmann. Ma il regista si è fatto coraggio e modestamente ha ammesso: “Sapevo che ci sarebbero state reazioni miste, del resto anche Fitzgerald quando uscì il libro fu definito un clown”.

I quattro film basati sull’omonimo romanzo ( di cui ho parlato qui), non hanno avuto grande successo. Il primo è del 1926, ma all’epoca Fitzgerald in sala c’era, accompagnato dalla moglie Zelda e non gradirono affatto la trasposizione.

A quanto pare, in America le reazioni sono state totalmente opposte: nel weekend di apertura Il Grande Gatsby ha incassato più di 50 milioni di dollari, per poi superare persino Iron Man 3. Un grande successo insomma veicolato non soltanto dall’attualità della pellicola, ma anche dall’esaltazione quasi “patriottica” dell’autore e della sua opera. Il cinema da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni, ha attinto alla letteratura quasi per realizzare visivamente i grandi classici e forse per aspirare alla loro immortalità.

Per qualche giorno prima dell’uscita al cinema, anche io fremevo alla ricerca di notizie sul web. C’è chi consiglia 3 libri da leggere prima di Gatsby, chi propone il merchandise  e i tatuaggio i meme.

Sono stata travolta dalla grande campagna di marketing per il film. Forse non avrò l’occasione di vederlo ora, ma riflettevo su quanto le strategie pubblicitarie potessero far scoppiare una vera e propria mania. Non mi serviva Gatsby per capirlo, ma esserne vittima mi ha irretita per poi farmi aprire gli occhi. Chi avrebbe mai voluto andare al cinema a vedere un classico (concepito come il cosiddetto “mattone”) della letteratura? Forse non bastava Leonardo DiCaprio così l’uscita, che doveva essere a dicembre 2012, è stata posticipata fino alla decisione di presentarlo all’apertura del Festival di Cannes.

L’America degli anni Venti, una società che vive un’età d’oro e che allo stesso tempo si avvicina al collasso, proprio come la personalità di un uomo che mette in gioco la sua moralità per un amore impossibile. Oltre al legame culturale tra l’opera e l’America, la pellicola si collega anche ai nostri giorni attraverso la tecnologia 3D e un’insolita colonna sonora dove figurano nomi come Jay-Z, che non avremmo mai collegato a un classico della letteratura.

La mia paura è che il sensazionalismo per il film possa nascere e morire in poco tempo, senza lasciare spazio al romanzo. Perché alla fine, dopo aver visto il film, qualcuno avrà letto il libro?

Tentar non nuoce e l’editoria italiana ha prontamente riproposto i romanzi di Fitzgerald. La Mondadori ha presentato Il Grande Gatsby con tanto di copertina ricavata dalla locandina del film e ha (ri)lanciato altre opere dell’autore (come spiega questo articolo di Booksblog).

Vista da un’altra prospettiva non posso negare che quando si tratta di esportare la propria cultura, gli americani sono i più abili. Forse è vero che siamo assoggettati al gigante americano al mercato dei beni di consumo d’oltreoceano, ma dall’altra è anche vero che non siamo in grado di rispondere adeguatamente. La nostra cultura letteraria pullula di classici imperdibili in tutto il mondo e come mai non riesco a ricordare neanche un film italiano basato su un libro italiano? Perché anche noi che abbiamo un patrimonio culturale che tutti invidiano, non riportiamo in auge le nostre origini, le nostre radici?

Possiamo addurre la motivazione della lingua: il mercato americano è sicuramente facilitato dalle poche barriere linguistiche che incontra. Ma i classici sono fatti per essere conosciuti a livello mondiale e la bellezza di un’opera travalica differenze linguistiche e culturali.  

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