CuckoosCallingCoverJ.K.Rowling l’ha ammesso: è lei che si cela dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith, autore di The Cuckoo’s Calling. Il romanzo giallo è la storia di un veterano di guerra diventato investigatore, che dovrà risolvere la misteriosa morte di una modella.

In realtà il libro, uscito ad aprile, aveva suscitato già qualche sospetto. Per essere l’opera di un esordiente, è stata pubblicata dalla stessa casa editrice della Rowling (Little Brown) e la descrizione degli abiti femminili era fin troppo precisa. Indizi che solo ora hanno assunto significato coadiuvati dall’analisi linguistica al computer, che ha rilevato alcune similarità nello stile di scrittura. Naturalmente, come ha spiegato Patrick Joula, la “linguistica forense” si serve dell’analisi al computer solo per analizzare e confrontare l’uso delle parole in testi differenti per poter attribuirne la paternità a un’unica persona. Un’analisi esposta a un certo margine di errore.

L’avvenimento per molti non è stato altro che un’efficace strategia di marketing.

Erano state vendute poco più di 450 copie, mentre ora il libro è schizzato in cima alla classifica dei bestseller più venduti su Amazon. D’altronde le circostanze della rivelazione sono ancora avvolte dal mistero. Il New York Times spiega che un giornalista del Sunday Times aveva confessato su Twitter di aver adorato The Cuckoo’s Calling e che sembrava non fosse stato scritto da un esordiente, poi un anonimo gli aveva risposto che dietro l’autore si celava J.K.Rowling. Il profilo e tutti i tweet della misteriosa fonte si sono volatilizzati, senza possibilità di essere rintracciati. Una trovata della casa editrice?

J. K. RowlingLa Rowling sperava che la notizia rimanesse celata per più tempo, ma ha confessato che “Essere Robert Galbraith è stata un’esperienza liberatoria”, senza le pressioni “del clamore e dell’aspettativa”, per il solo gusto di “ottenere un feedback con un nome diverso”.

La condizione della Rowling non è dissimile da Daniel Radcliffe, l’attore interprete del suo maghetto. È stato difficile separarsi dal ruolo interpretato e con cui è cresciuto, così com’è difficile per la scrittrice scrollarsi di dosso la fama da autrice di bestseller.

È una logica che ha coinvolto l’editoria a livello internazionale: trovare il bestseller (o renderlo tale attraverso la pubblicità), spremerne l’autore fino all’osso. Nel processo non è previsto un margine di errore, non è previsto che l’autore abbia un’anima ma che la venda alla casa editrice. Il mestiere dello scrittore non è avvolto più dall’aura di fascino come una volta, ma è diventato la variabile di un calcolo per ricavarne profitto. Tuttavia era proprio il rischio della performance a caratterizzare la sperimentazione e il piacere della scoperta nel mondo della scrittura. Eliminate queste variabili si può ancora parlare di cultura?

La cultura è caratterizzata da dinamiche tutte legate tra loro: se la qualità dei libri scende sempre di più, l’abilità critica dei lettori ne risentirà. Siamo lettori viziati? Schiavi del sensazionalismo e del marketing?

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