Dostoevskij - Le notti biancheAutore: Fёdor M. Dostoevskij

Edizione: Newton Compton

Pagine: 124

Prezzo: 0,99 €

Trama

In sole quattro notti un sognatore s’innamorerà di una ragazza incontrata durante una passeggiata notturna. Nasten’ka, questo il suo nome, sarà incuriosita dall’uomo impacciato con cui passa le notti. Eppure ne approfitterà per sfogarsi dei suoi problemi, mentre lui, per la prima volta ascoltato da qualcuno, le racconterà sogni e fantasie.

Analisi

A chi è nostalgico per l’estate appena passata e attende con trepidazione l’arrivo della prossima, questo è un libro che fa per lui. Mi riferisco a quanti non hanno avuto occasione di fare una lunga vacanza, ma hanno approfittato per riposarsi nella calma cittadina. Perché, si sa, d’estate città grandi e piccole si svuotano per lasciare il posto alla calma assoluta.

Le notti bianche, non solo vi ricorderà questo periodo, ma vi svelerà la riflessione su cosa vuol dire essere un sognatore, di cui lo stesso protagonista ci dà una definizione:

Un sognatore – se è necessaria una sua definizione precisa- non è una persona, ma, sapete, un essere di genere neutro. Si stabilisce il più delle volte in qualche angolo inaccessibile, come se si nascondesse perfino dalla luce del giorno, e quando poi si rifugia a casa, allora si radica al suo angolo come una lumaca,o, almeno, è molto simile in questo atteggiamento a quell’interessante animale che è animale e casa insieme, che si chiama tartaruga

Potremmo paragonarlo al flâneur, il gentiluomo baudelairiano che passeggia per le strade come, guarda caso, “uno che porta al guinzaglio delle tartarughe lungo le vie di Parigi”. La natura del sognatore lo tiene al sicuro nel suo guscio dove ha la possibilità di estraniarsi, ma allo stesso tempo è consapevole che, prima o poi, si sveglierà e si immergerà nella folla cittadina.

Sa che la sua compagnia non gioverebbe ad amici e conoscenti, ma durante il periodo estivo, il passeggiatore è inquieto e addirittura offeso per la partenza delle famiglie alla volta della dacia, la tipica abitazione russa di campagna. Prende a uscire di notte e, proprio in una di queste, una delle sue fantasie prende corpo nell’incontro con Nasten’ka. La giovane donna è il primo vero legame con la realtà e gli donerà “un intero atto di beatitudine”. Lo riporterà, in modo romantico e traumatico, a pentirsi di aver vissuto nei sogni fino a quel momento e di essersi perso la tanta bellezza che c’è nel mondo.

La narrazione in prima persona e l’assenza del nome del protagonista ci porta a pensare che dietro ci sia lo stesso autore. Luisa De Nardis, curatrice e traduttrice dell’edizione, riporta le parole di Dostoevskij: “Mi sono così perso nelle mie fantasticherie da lasciar passare senza accorgermene tutta la mia giovinezza, e quando il destino mi ha improvvisamente sospinto nella burocrazia io…io…bè, svolgevo il mio dovere in  modo esemplare, ma, appena terminate le ore di ufficio, correvo nella mia soffitta, indossavo la mia vecchia vestaglia, aprivo Schiller e sognavo, e m’inebriavo […]”

È un piccolo classico che nasconde una lezione insolita, ma veritiera: i sogni possono salvarci dalla realtà ma, attenzione, non dobbiamo abusarne per non perdere le occasioni per confrontarci con la realtà.

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