editoriaLa parola cultura non ha più un significato preciso. So solo che vuol dire molte cose, ma, quando cerco di farne un esempio, finisco per ammutolire o sembrare un politico che la sventola come uno slogan elettorale. È diventato un nonsense metterla nella stessa frase con libro, scrittura o lettura.

Avrà pensato lo stesso Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori. Nel suo resoconto sullo stato dell’editoria in Italia alla 65ma edizione della Buchmesse di Francoforte, l’ha riportata nelle parole di Letta, l’ha usata per indicare ministri e promesse politiche, ma non l’ha mai usata per costruirci un discorso poetico e illusorio. Da tempo la filiera del libro e tutte le associazioni che la sostengono hanno imparato a cavarsela da sole, non senza tragiche conseguenze. Il primo punto affrontato da Polillo è proprio la promozione della lettura che non manca di confrontarsi con le altre realtà europee (Spagna e Francia), dove i governi mettono a disposizione fondi miliardari. Qui, invece, le iniziative come il Maggio dei libri, organizzato dal Cepell, non hanno ricevuto finanziamenti dal governo rischiando di andare incontro al fallimento.

L’impressione è che ci sia una volontaria omertà della politica nei confronti di quella che dovrebbe essere una priorità, alla stregua della legge elettorale e dei crucci dell’economia. Ora sappiamo usare adeguatamente la parola cultura: “La cultura non fa parte dell’agenda di governo e, di conseguenza, sparisce da quella degli italiani”.

Senza mezzi termini, Polillo va dritto al punto, perché nessuna retorica può ingannare i lettori:

Lo scorso anno dicevamo che una politica per il libro era urgente. Ora dobbiamo dire, con amarezza ma con forza, che è tardi.

  I problemi che espone si sono accumulati negli corso degli anni:

  • Fatturato diminuito del 14%
  • Chiusura delle librerie
  • Calo dell’export del 10%
  • Crisi occupazionale
  • L’IVA sugli ebook: ancora al 22% pone l’Italia in una posizione di svantaggio sul versante e-commerce. C’è bisogno di collaborare con l’Europa sia per adeguare l’IVA sui libri venduti su supporto fisico e, in generale, sia per l’equiparazione dell’IVA su libri ed ebook. Con particolare riferimento alle battaglie che si stanno combattendo in Francia
  • Riforma del diritto d’autore: si riferisce alla volontà del Ministro della cultura, Massimo Bray, di riformare le norme per l’ascesa del libro digitale.

Altri dati ci vengono forniti dalla sintesi del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2013. I meno aleggiano in tutti i campi presi in considerazione, ma c’è un’inversione di tendenza per quanto riguarda la lettura (46% della popolazione con più di 6 anni), aiutata dagli ebook (3% della popolazione con più di 14 anni). Lo dimostra anche il progressivo aumento dell’acquisto di libri online, tanto che la quota di mercato degli ebook si prevede raggiunga il 4%-5% a fine 2013, contro lo 0,9% del 2011.

I segnali ci dicono che è bene contare sull’editoria digitale, ma per non danneggiare altre realtà come quelle di librerie e biblioteche si dovrebbero trovare il giusto equilibrio. Forse un giorno potremmo prendere spunto da quanto accaduto in Texas. Il 14 settembre a San Antonio ha aperto la BiblioTechla prima biblioteca senza libri cartacei, che vanta circa 10000 ebook nel catalogo. Vi chiederete a che serve una struttura di 4800 metri quadrati e con presenza di personale, per un catalogo che si può consultare comodamente da casa. I creatori hanno tenuto conto del valore sociale e aggregante che sta alla base delle biblioteche, anche perché BiblioTech è stata pensata per una parte della città dove scarseggiano personal computer e connessioni a internet. IPad, laptop, e-reader e PC offrono un valido supporto agli abitanti che si confrontano con una nuova realtà.

Qui in Italia abbiamo una brutta abitudine: vedere l’innovazione come una minaccia. Non sto parlando della maggioranza dei lettori, mi riferisco a chi ha il potere di cambiare le cose. Ogni parte della filiera del libro è stata etichettata con un costo, confondendo la cultura con l’industria. Un libro è solo il risultato di una catena di montaggio e non di una seria di scelte dettate dalla vera passione. Non sto dicendo niente di nuovo ma è sempre bene ricordare che la vera domanda è diventata: quanto si è disposti a spendere per la cultura?

 

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