The Walking DeadOgni anno in Italia si vive un secondo carnevale. I supermercati si riempiono di dolciumi, addobbano intere sezioni dedicate ad Halloween e la sera del 31 ci spaventiamo un po’ a sentire i bambini che biascicato “trick or treat”, che non si sa se sia per i denti appiccicosi di zucchero o per la scarsa padronanza dell’inglese. Chiamatela globalizzazione, chiamatela ennesima prova dell’influenza americana, non possiamo negare che le atmosfere lugubri ci affascinano.

Da dove viene tutta questa voglia di spaventarsi? Quando guardiamo un film o leggiamo un libro dell’orrore, siamo pienamente consapevoli di stare seduti sulla poltrona e magari abbiamo preso la precauzione di farlo in pieno giorno con il sole che ci riscalda i piedi. Tuttavia, se l’autore è davvero abile, capita di essere presi dall’ansia per il libro, o dal desiderio che tutto finisca nel film.

Anche se la natura umana è fatta per esplorare l’ignoto, è inevitabile che provi paura per l’imprevedibile. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te. La citazione di Nietzsche ci aiuta a capire il paradosso: è proprio fronteggiando l‘ignoto che abbiamo l’opportunità di guardare dentro noi stessi e magari imparare a conoscerci. Con la paura diventiamo dei bambini un po’ cresciuti che, sfogliando le pagine di un horror, accedono a riflessioni inconsce che ci turbano. Soltanto l’andare avanti nella narrazione ci permette di arrivare all’epilogo e magari risolvere l’impasse…almeno nella finzione.

Halloween nella letteratura

Oliver Tearle ci offre un ristretto ma interessante resoconto della festa nella letteratura. Halloween (o Hallowe’en, All Hallows’ Eve) è un termine scozzese che compare per la prima volta nella forma di Halhalon. Più tardi lo scrittore Robert Burns scrive un poema intitolato Halloween.

È tra il XVII-XVIII secolo che la tradizione della festa inizia a diffondersi in letteratura (anche Shakespeare lo menzionerà nella commedia Misura per misura), tuttavia, nonostante le radici siano inglesi, Jack-o’-lantern compare in America grazie a un racconto del 1837 di Nathaniel Hawthorne, che poi si è cimentato in racconti dell’orrore.

Al tempo il romanzo gotico era nato e si stava affermando nei paesi anglosassoni, per poi diffondersi in Europa e in America. Ma chi sono i precursori?

È Horace Walpole a pubblicare il primo romanzo gotico: Il castello di Otranto (1764). Il testo viene composto come una verosimile traduzione di un manoscritto italiano risalente alla Puglia del medioevo. Come primo esemplare del suo genere, l’opera aveva scatenato la curiosità dei lettori, tanto che Walpole nella seconda edizione dovette spiegare che si trattava un’opera di finzione e le vendite diminuirono drasticamente.

Non possiamo dimenticare la comparsa delle creature della notte più sfruttate (e stravolte) negli ultimi anni. I vampiri veri e propri, non brillano al sole come Edward Cullen, ma sono delle creature diaboliche partorite dal folklore. Uno dei primi racconti che li vede protagonisti fu quello di John PolidoriIl Vampiro (1819, erroneamente attribuito a Lord Byron), una delle opere presentata al concorso di storie dell’orrore nel 1816 a cui presero parte anche Byron, Mary Shelley e il marito Percy.

Il Dracula (1897) di Bram Stoker non ottenne grande successo alla sua uscita, perché anticipato anche da Carmilla (1872), racconto di Sheridan Le Fanu, con protagonista una vampira.

È impossibile elencare la miriade di nuovi esponenti della letteratura gotica che popolarono l’Ottocento (come Matthew Gregory Lewis, Ann Radcliffe, Charlotte Dacre) e le evoluzioni che ebbe il genere (grazie a Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson e Arthur Conan Doyle), da sempre interessato, non solo a spaventare, ma anche a far aprire gli occhi sui cambiamenti della società dell’epoca.

Quale reazione avrebbero questi scrittori alla vista di un vampiro che luccica al sole?


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