baloonDa piccola mi consideravo un’alternativa e alla classica domanda “che cosa vuoi fare da grande?” rispondevo “La pittrice”, ignara della condizione degli artisti odierni e soprattutto attirata più dal suono della parola che dal suo significato. In realtà mi piaceva disegnare, mi è piaciuto fino alle scuole superiori, poi ho interrotto e non so perché. Il mio approccio con i fumetti è saltato fuori per caso: acquistavo il fumetto Chip e Chop (e dopo questa informazione cancellerò ogni traccia di me sul web), poi, tratta in inganno dopo la lettura di Poe, ho iniziato a leggere W.I.T.C.H. (vedi parentesi precedente). Di fronte ai vostri sguardi sconcertati, mi giustifico ammettendo che si stava avvicinando l’adolescenza e più che fantasticare sul gatto nero di Poe mi pareva che la lettura di W.I.T.C.H. mi offrisse una scusa per fare nuove amicizie.

Insomma il mio approccio alle storie disegnate è stato soft e mi rammarico di non aver proseguito. Solo ora grazie a Hugh Jackman Wolverine e a passioni condivise con chi mi sta accanto, sto riscoprendo questa forma di narrazione.

Giusto in tempo per l’indagine dell’AIE Romanzi disegnati. Rapporto sul graphic novel 2013. Il graphic novel rappresenta il 10,8% della produzione totale di fiction, che non è poco. Inoltre sono le piccole case editrici a pubblicare il 27% dei titoli venduti. Sono proprio loro che hanno attuato una strategia efficace contro la reiterata proposizione di bestseller da parte delle concorrenti più importanti. Si punta sulla particolarità delle novità e sulla loro qualità offrendo, in questo modo, un mercato variegato.

Come fa notare Michele Foschini di Bao Publishing pubblicare un fumetto è più difficile sia per i “costi di produzione superiori a quelli medi di un libro di varia”, sia perché, al contrario di quanto avviene per i romanzi, pochi hanno un “fumetto nel cassetto”. Allo stesso tempo però si cerca di fare colpo non solo sui lettori forti delle storie disegnate, ma di attirarne anche di nuovi senza presentare il fumetto come una forma d’arte elitaria.

A giocare a favore del graphic novel, oltre ai cinefumetti e alle collane proposte dai quotidiani in edicola, capita che ci sia il successo fortuito e meritato di un esordiente. Com’è accaduto a Zerocalcare.

51bx3DRinIL._Ho appena finito di leggere La profezia dell’armadilloOra è alla quinta ristampa, ma è uscito nel 2011 inizialmente prodotto da Makkox, che ha poi curato la versione a colori per Bao Publishing. La trama di fondo è semplice: la notizia della morte di un’amica del protagonista fa da filo conduttore a tutte le tavole autobiografiche. A me ha ricordato una tipica puntata di Scrubs, all’apparenza superficiale e spensierata, che sul finale lascia l’amaro in bocca affidando la lezione di vita alla voce di un saggio JD.

Trattare l’elaborazione di un lutto non è semplice, il rischio è sfociare nella mediocrità o nella mancanza di tatto. La leggerezza riveste le situazioni quotidiane presentate da Zerocalcare, in cui ognuno di noi può ritrovarsi. Il suo punto di forza sta nel rendere con semplicità tematiche complesse, senza la pretesa di formulare leggi generali.

Insomma, come dice Makkox nell’introduzione, alla fine si chiude il libro con il “magone”, ma durante la lettura si ride spensierati e alla fine riuscirete a dire (con qualche invidia) a Zerocalcare: sei un grande.

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