Solo pochi giorni fa ho scoperto il portale della biblioteca universitaria. Siti utili, moduli per il prestito Il Bibliotecario di Giuseppe Arcimboldointerbibliotecario, moduli per le proposte di acquisizione e soprattutto la digitalizzazione delle tesi di dottorato e dell’elenco di tutti i volumi presenti in biblioteca. Comodamente da casa si può sapere quale edizione e in quale sezione è ubicato il libro o addirittura trovare collegamenti per i testi completi o le anteprime su Google Books. È io che facevo la romantica perdendomi un po’ per sfizio un po’ sul serio tra gli scaffali.

Ho sempre desiderato rileggere Il Signore degli Anelli e, spesso, per stuzzicarmi mi piace prenderlo dalla libreria, risfogliarlo, odorarlo, come se mi stessi preparando alla degustazione di un piatto al ristorante. Ma le pagine si sono fatte più sottili e il colorito tende ormai al giallo ocra.

Non sapevo come iniziare questo pezzo ecco perché vi sembra che i due incipit non abbiano a che vedere l’uno con l’altro. In realtà a collegarli è un unico soggetto: la carta. Quest’insieme di cellulosa, fibre di legno e altri componenti è stato da sempre la lavagna della mente umana.

Dead tree edition: l’umorismo inglese non usa mezze misure per indicare i documenti in formato cartaceo, per distinguerli dai supporti digitali. Il passaggio a questi ultimi ha sopperito il problema del deterioramento della carta e delle conseguenze sull’ambiente per la sua produzione.

Tuttavia Howard Besser, professore e archivista dell’Università di New York, lancia un monito: neanche i supporti tecnologici hanno una durata infinita. Nominato pioniere della conservazione digitale dalla Library Congress, Besser confessa una verità che per molti è scontata: “Un cd-rom dovrebbe durare 100 anni ma molti non arrivano neanche a 10”. I problemi sorgono anche con un hard disk che dovrebbe essere usato costantemente per evitare complicazioni legate alla prolungata immobilità.

La riflessione del professore, che dal 1988 si sta occupando con altri studiosi per creare un dispositivo di conservazione a lungo termine, si sposta poi sul problema della decodificabilità dei dati una volta che sono stati memorizzati. Per facilitare il lavoro alle generazioni future si dovrebbero includere anche la lingua e i programmi utilizzati per salvare le informazioni. A parte questo, una delle opinioni da lui espresse è che grazie alle sostanze per produrre la carta, i libri potrebbero durare anche 500 anni.

penna usbÈ come se l’inchiostro stampato ci desse maggiore sicurezza e controllo sul sapere, rispetto alla vacuità dei pixel sul computer. È tutto lì, tra il concreto e l’astratto ma che di fatto è anche concreto. Siamo ormai abituati ad aver perso quella fisicità nella comunicazione e nella trasmissione del sapere, ma restano alcune abitudini che sono difficili da perdere. Non è un modo per svuotare di senso tutti i passi avanti fatti dalla tecnologia. È strano definirle abitudini perché mi fanno pensare più a una sorta d’istinto che fa parte della natura umana. Lasciare un segno, decifrare i segni di altri e conservarli. È una sorta d’istinto del possesso intellettuale che è ancora più forte quando si tratta di cose che si possono toccare, odorare, vivere.

Possedere un libro, possedere qualcosa di scritto è come se ci permettesse di dialogare direttamente con quell’autore, quell’idea o semplicemente con noi stessi.

Credete che la carta sia il miglior modo per conservare le informazioni? Preferite avere ricordi sui libri o in formato digitale?

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