cropped-pendolo-– Includa anche il catering per il buffet…-

– Ha pensato proprio a tutto –

– È solo che non credo che la mia famiglia se lo possa permettere, in futuro-

– Ha fatto bene…ora metta una firma qui-

L’avvocato Jacobs si chiese quanto tempo avesse impiegato quell’uomo per impomatare i capelli senza che potessero muoversi neanche quando si chinava. Lo vide stendere il braccio sulla scrivania per raggiungere il foglio facendo rumore mentre si muoveva sulla poltrona di pelle nera.

L’avvocato Jacobs odiava perdere tempo e non perché credesse che il tempo fosse denaro, ma perché non fare niente equivaleva a negarsi tante altre possibilità. Perché scegliere destra o sinistra se, con la giusta organizzazione, si potevano imboccare entrambe le strade?

Dormiva poco più di tre ore, poi il sonno era disturbato da continui pensieri, era un’agenda che stilava il programma della giornata. Le questioni più importanti avevano la precedenza, in modo che, una volta risolte, avrebbe potuto avere la giornata tutta per sé. Questo non voleva dire che poi si sarebbe stravaccato sul divano: subire passivamente un libro o la televisione lo rendeva nervoso. Nei momenti in cui era seduto a riposare, magari avrebbe potuto svolgere del lavoro in più per l’ufficio, o andare a correre o dedicarsi a una nuova attività.

L’organizzazione del signor Jacobs era infallibile se non fosse per gli imprevisti. Il niente si materializzava come uno spettro dietro gli eventi fortuiti. Un processo che iniziava in ritardo, un giudice che impiegava più del previsto per deliberare, erano sprazzi di niente per cui Jacobs non poteva far altro che giocare d’anticipo e minimizzare i danni.

La mattina faceva preparare le sue due figlie una o due ore prima del suono della campanella. Quei ritmi non erano adatti a due povere bambine e decise che la sera, prima di andare a dormire, avrebbero indossato i vestiti per il giorno dopo.

Sua moglie si era opposta alla stramba disciplina e rimproverava se stessa perché avrebbe dovuto capire il marito sin dal giorno del matrimonio. Jacobs era contrario a festeggiamenti che durassero tutto il giorno, “una giornata sprecata”, diceva, poi aggiungeva che, certo, quello doveva essere un giorno speciale, ma perché proprio un intero giorno? Ecco perché la funzione c’era stata alle sei di mattina, in modo che, con le strade ancora deserte, gli invitati sarebbero arrivati in orario.

– Allora si può sapere perché mi ami?- aveva chiesto al marito nel bel mezzo di un alterco. L’amava perché quando si adagiava sul divano e sfogliava lentamente le pagine delle riviste o contemplava soddisfatta i fiori tra i vasi sul balcone, gli infondeva una calma quasi zen ed era come se avesse in pugno tutto il tempo del mondo. Non confidò a nessuno che l’amava perché l’attività sessuale dei due era ridotta all’osso, il piacere, pensava Jacobs, doveva essere costruttivo e non decerebrante.

 Lei era una di quelle donne la cui abnegazione per i figli aveva portato ad assumere il tipico taglio mascolino e androgino, mentre i fianchi guadagnavano sempre più taglie. In fondo nel piacere del cibo, in quel meccanismo di prendere, masticare e interiorizzare c’era qualcosa che aveva a che fare con il piacere sessuale.

Per Jacobs era buona norma stilare il menù della settimana. Preparava post-it con liste della spesa dopo aver fatto l’inventario e sottoponeva i membri della famiglia a un quiz sulle loro preferenze alimentari. In questo modo non avrebbe perso tempo ad imboccare le figlie, che rifiutavano il cibo indesiderato. Scongelava tatticamente il cibo ed era una vera e propria tragedia quando gli amici li invitavano a cena.

Neanche durante le ferie si fermava un momento. Per lui riposo voleva dire recuperare tempo. Ogni settimana aveva un nuovo hobby da sperimentare. Pesca, giardinaggio, nuoto, tutte attività che svolgeva a tutti i costi, da solo o in compagnia. La maggior parte delle volte era da solo perché nessun amico riusciva a stare al passo con le sue passioni passeggere.

L’avvocato Jacobs non conosceva il piacere passeggero, quello di cui gli uomini parlavano come di un essere mitologico. Lui si accontentava di contemplare la sua vita oscillare su una distesa di sabbia. I solchi tracciati brillavano per i pigmenti di chissà quale pietra: erano ricordi, eventi, esperienze. Tutto stava a non farli sedimentare. Il pendolo di Jacobs dondolava a piacere tracciando, cancellando, disegnando più volte sulla spiaggia del tempo.

Quando uscì dalle pompe funebri, giocava con una piccola bara-portachiavi facendosela scorrere tra le dita, come se fosse una moneta. Era proprio una fedele riproduzione, aveva le scanalature tipiche del legno e le rifiniture dorate sul coperchio. Ne aveva appena scelto una simile.

Non stava morendo. Non aveva una malattia terminale. Non stava esaudendo uno dei suoi ultimi desideri. L’aveva fatto solo per sollazzarsi all’idea che anche quella questione poteva essere depennata dalla lista di cose da fare che ogni essere umano non poteva trascurare.

E mentre, più tardi, il signor Jacobs stava avendo un attacco di cuore, si ricordò del matrimonio della figlia, la più grande. Sentì a malapena il dolore lancinante al petto, mentre pensava con rammarico che quella sarebbe stata una giornata sprecata e, per la prima volta, intravide il niente davanti a sé.

Annunci