978-88-541-5458-2Autore: Nathaniel Hawthorne

Edizione: Newton Compton

Anno: 2013

Pagine: 127

Trama

Hester Prynne ha in braccio la piccola Pearl, il frutto del peccato, e sta per essere processata per adulterio. Il marito è misteriosamente scomparso, ormai lontano dalla città, ma il governatore e i popolani sono decisi a darle una giusta punizione. Ester rifiuta di rivelare il suo amante e le verrà imposto di portare una “A” cucita sul petto, per tutta la sua vita. Col passare degli anni, la donna, sebbene emarginata, riesce a conquistarsi un posto nella società, garantendo la crescita in salute della figlia. A complicare le cose ci sarà però il Chillingworth, il marito tornato da lei dopo molti anni deciso a vendicarsi contro l’uomo che ha macchiato il suo onore.

Analisi

Un annoiato impiegato della dogana, l’alter ego di Hawthorne, diventa il narratore del romanzo. Le pagine iniziali, dove l’autore descrive l’ambiente della dogana di Salem, potranno sembrarci inutili ed eccessivamente prolisse, ma solo a posteriori, aiutata da qualche ricerca, ho realizzato che l’autore doveva averle a cuore. Immerso nella realtà puritana del tempo, Hathorne, cambiò il suo cognome aggiungendovi la “w”, solo per distinguersi dai suoi avi, persone in vista che impedivano il progredire in senso liberale della società (basti pensare che il lontano parente John Hathorne aveva stabilito che le adultere portassero per tutta la vita la “A” cucita in petto).

Siamo nella Boston della neonata Nuova Inghilterra, dove a governare è la legge puritana. È impossibile trasporre il romanzo in un altrove geografico ma, allo stesso tempo, non è una lettura che si fossilizza nel periodo storico in cui è stata scritta o in quello in cui è stata ambientata.

La facilità con cui ci caliamo nei panni di Ester Prynne o dei suoi giudici, ci può far capire quanto il romanzo tratti questioni con cui abbiamo a che fare ogni giorno, dagli insulti alle donne su Internet al femminicidio. Una forzatura?

Eliminando la morale religiosa rimane un odio insensato per una donna che ha macchiato l’onore di un uomo e che per questo dovrà portare la sua punizione per tutta la vita. Questo perché quella non è più una donna, ma è diventata la personificazione della libertà e delle passioni umane.

La “A” che brucia sul petto di Ester, sebbene a noi non sembri un grande peso, non è molto lontana dagli insulti che oggi si rivolgono alle donne: così come la “A” deturpa l’aspetto della protagonista e ricorda a chiunque la guardi il peccato di cui si è macchiata, gli insulti alle donne riguardano spesso la vita sessuale e l’aspetto fisico.

A sostenere Ester è proprio quella morale che l’ha condannata e il segno della vergogna diventa motivo di orgoglio. Una volta che si fa l’abitudine con il carattere minuscolo dell’edizione Live, le parole scivolano con facilità. Le descrizioni, ricche di particolari, creano scenografie ideali e spesso si trasformano in visioni che attingono alla devozione religiosa dei protagonisti.

Il narratore onnisciente si concentra sulle vicende di Ester Prynne, fornendone un ritratto particolareggiato. Gli altri personaggi come il governatore, il sacerdote o i popolani non hanno la stessa importanza, di loro ci è dato conoscere solo l’etica bigotta.

Per Dimmersdale mi sento di dire che è la dimostrazione di quanta forza sono capaci le donne, ben diversa dalla forza fisica. La sua dipartita finale è per me, ancora una volta, un segno di vigliaccheria e non fa altro che rimarcare il suo attaccamento al puritanesimo nonostante abbia peccato. La lettera scarlatta è il corrispondente d’oltreoceano delle eroine tragiche comparse nei romanzi di Jane Austen e delle sorelle Brontё e, più tardi, proseguiranno con Madame Bovary.

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