Gentlemen

Sostiamo ancora per poco nell’espressionismo tedesco, in quel crogiolo che è stato in grado di competere con l’industria cinematografica americana – e che probabilmente avrebbe potuto continuare se l’eurocentrismo non fosse decaduto a causa della seconda guerra mondiale.

Nosferatu – Il Vampiro (1922) è uno dei film che costituisce la continuazione di Caligari e, più in generale, del cinema espressionista. Friedrich Wilhelm Murnau da attore prima e regista poi, era cresciuto negli anni in cui il movimento raggiunse l’apice, tanto da riprenderne lo stile.Nosferatuposter

Sin da piccolo, a poco più di dieci anni, metteva in scena Shakespeare, ma l’esperienza che lo segnò – anche per aver perso il compagno – fu la prima guerra mondiale. Dopo i film d’esordio come Il ragazzo in blu e Satana, trova nell’espressionismo il suo ambiente ideale. Nel 1920 con Al di là del principio di piacere, Freud aveva fatto un’altra importante scoperta: con incubi ricorrenti e la nevrosi di guerra, i soldati tornati dal primo conflitto mondiale non dimostravano di avere soltanto Eros, il principio del piacere – comune a tutti gli esseri umani – ma si erano trovati faccia a faccia con Thanatos, una pulsione di morte, un desiderio a lasciarsi andare.

Il movimento cinematografico tedesco è il più adatto a cogliere queste istanze, ecco perché il male portato in scena dai film di questo periodo è un male assoluto, senza possibilità di salvezza.

L’atmosfera opprimente che aveva caratterizzato Il gabinetto del 3403-28941dottor Caligari, lascia il posto a riprese che si svolgono anche all’aperto, non solo il mare, ma anche il magnifico castello di Orava in Slovacchia. In questo modo Murnau è riuscito a mescolare elementi della letteratura gotica con lo stile e le atmosfere del cinema espressionista. Utilizza, infatti, la ripresa soggettiva, ma sottrae la cinepresa dalla sua immobilità e segue i lenti movimenti del mostro, indugiando nei fuori campo e inserendo degli effetti speciali (quando Hutter è in viaggio verso il castello di Orlok, l’aspetto misterioso della foresta viene ottenuto lasciando la pellicola al negativo; si può notare l’effetto della dissolvenza del vampiro nella stiva della nave). Ad accentuare la suggestione partecipano gli immancabili contrasti di luce e ombra, metafore della lotta tra il bene e l’affermazione del male.

Al successo contribuisce anche lo sceneggiatore Henrik Galeen, che non si limita a una semplice trasposizione del romanzo di Bram Stoker, ma vi unisce la sua abilità nel gestire storie soprannaturali, com’era già accaduto per Lo studente di Praga (1913) e il Golem (1920). Il risultato è una narrazione lineare senza la confusione che aveva contraddistinto Il gabinetto del dottor Caligari.

Con Nosferatu, l’iconografia del vampiro entra a far parte anche del mondo del cinema creando l’immagine di quella creatura della notte così come la conosciamo oggi. La figura del non-morto succhiasangue, faceva parte del folklore medievale e venne poi nobilitata dalla letteratura gotica, in particolare grazie all’apporto di MBDNOSF EC003Bram Stoker. L’autore di Dracula si era ispirato a un personaggio realmente esistito, Vlad III, detto l’Impalatore, noto per le sue efferatezze. Tuttavia Murnau non pagò i diritti agli eredi dello scrittore e fu costretto a cambiare i nomi dei personaggi, ma, dopo un processo, venne disposta la distruzione delle copie del film. Per fortuna qualcuna è riuscita a sopravvivere, altrimenti oggi non potremmo avere un’alternativa a vampiri teneroni che brillano alla luce del sole.

Curiosità:

È il primo film dove un vampiro viene ucciso dalla luce del sole. Murnau introdusse la novità per distinguere la pellicola dal romanzo di Stoker

– Anche in questo caso Max Shreck, il nome dell’attore che interpreta Nosferatu, è anche il nome di Christofer Walken in Batman – Il ritorno

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