Gentlemen

Vi siete mai chiesti se la storia la fanno gli uomini o i popoli?

Pensavo ad Einstein e al suo contributo alla fisica, fino ad arrivare alla rivoluzione della massa che si trasforma in energia e innescando, a sua volta, la fissione nucleare. Eppure Einstein aveva decisamente un’indole pacifista, come dimostrerà nello scambio epistolare con Freud: “La domanda è: c’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? È ormai risaputo che col progredire della scienza moderna, rispondere a questa domanda è divenuta una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta, eppure, nonostante tutta la buona volontà, nessun tentativo di soluzione è approdato a qualcosa”.

Chi è il responsabile della bomba atomica? Einstein? Il soldato che la sganciò? Quello che diede l’ordine? Non c’è una risposta definitiva. Potremmo dire tutti o nessuno. Perciò la mia visione della storia è una linea temporale carica di persone e avvenimenti interconnessi, in cui ognuno non può esistere senza l’altro.

Einstein si era trovato a vivere in un’epoca di passaggio: la seconda rivoluzione industriale, uno dei periodi più densi della storia umana. Come è stato detto, oltre al telefono, l’automobile, l’elettricità, fa la sua comparsa il cinematografo. Lo inventarono i fratelli Lumière? O non fecero altro che riassumere scoperte precedenti? In ogni caso, s’innescarono processi inarrestabili che coinvolsero la fotografia, la pittura, la letteratura e i costumi della società.Frankenstein-Poster

Ancora una volta è l’immaginazione a farsi carico di un’epoca in continua corsa. Ora che abbiamo visto il mondo oscuro, distorto, ma artisticamente accattivante, proposto dalla cinematografia europea, ci spostiamo dall’altra parte dell’oceano, da quelli che saranno i principali concorrenti culturali e politici, prima di occupare – fino ad oggi – una posizione egemone: gli Stati Uniti.

Oltre a vampiri e dottori malefici, Frankenstein è un altro personaggio che si sedimenta nell’immaginario popolare. È stato la creazione di una Mary Shelley ancora diciottenne, eppure la trasposizione cinematografica di James Whale, del 1931, è la dimostrazione che il cinema può conferire originalità anche nel caso di una sceneggiatura non originale.

itsaliveSiamo negli anni della Grande Depressione, in un clima di debolezza che neanche la prima guerra mondiale aveva suscitato. È anche vero che la politica di Roosvelt – eletto nel 1932 – sosterrà l’industria coinvolgendo anche Hollywood e permettendogli di affrontare in una posizione leader la transizione al sonoro¹.

La Universal, già dal decennio precedente, aveva inaugurato un ciclo di film horror. Gli anni Venti erano stati un decennio economicamente florido che aveva favorito l’esplosione delle case cinematografiche. Infatti la Universal Pictures insieme alla Columbia e alla United Artists costituivano le cosiddette Little Three, mentre Paramount, Metro Goldwyn Mayer (MGM), Warner Bros, Radio Keith Orpheum (RKO) e 20th Century Fox, facevano parte delle Big Five. Non è difficile immaginare il perché di questi soprannomi².

Il suono è una novità che giova al genere horror e tra le uscite più importanti, oltre a Frankenstein, ci saranno anche L’uomo invisibile e La moglie di Frankenstein, entrambi diretti da Whale.

Non si potevano non affrontare i timori dovuti allo sviluppo tecnologico e a un uomo tanto avido di potere da arrivare al punto di sostituirsi a Dio (tanto che una delle frasi più famose del film è quella pronunciata dal dottor Frankenstein: “Ora so cosa vuol dire essere Dio!”).

La sceneggiatura di John L. Balderston, che aveva lavorato già per Dracula di Tod Browning, adatta per il grande schermo l’opera teatrale di Peggy Webling, fedele al romanzo e che nel film sottolinea la dinamica della diversità e dell’accettazione sociale. Boris Karloff, scelto per Frankenstein, al tempo vantava una carriera di circa ottanta film, e ha creato un personaggio che, anche se privo di battute, assume una natura ambivalente nella mente dello spettatore. Da un lato si prova pena per l’infante Frankenstein che “appena nato” viene maltrattato senza motivo da Fritz, l’assistente del dottore, dall’altro si prova odio per un mostro che uccide senza apparente motivo.frankenstein-1

La conoscenza del mondo di Frankenstein è inesistente, è vivo ma è come se fosse un corpo vuoto che cammina e il suo essere spietato non è dovuto al cervello del criminale che gli è stato impiantato, ma a una totale inesperienza del mondo.

A spiegare il grande successo non è soltanto l’impalcatura teorica che lo sostiene, ma è anche la maestria con cui viene realizzato. Conscio degli echi dell’espressionismo tedesco, James Whale si serve di un gioco di luci e ombre e, in particolare, grazie all’uso del carrello, un accurato piano sequenza ci porta ad esplorare il laboratorio del dottor Frankenstein. Accurata è anche la costruzione del mostro dai movimenti lenti e meccanici, che ci riporta al sonnambulo di CaligariDietro c’è il maestro del trucco Jack Pierce, padre d’icone horror come l’uomo lupo e la mummia, che, per circa quattro ore, applicava il trucco a Karloff: è stata sua l’idea di realizzare la testa appiattita sulla sommità; per rendere uno sguardo più lugubre si decise di inspessire con il mastice la fronte e le sopracciglia dell’attore; quest’ultimo, inoltre, si sottopose all’estrazione di un ponte dentale per rendere l’espressione facciale più distorta con la fossetta sulla guancia.

Anche se il film fu sottoposto a notevoli censure e tagli nei vari stati americani, ebbe un enorme successo tra il 1931-1932 tanto da convincere James Whale a girare La moglie di Frankenstein (1935), da alcuni considerato anche superiore al primo.

1: Al contrario di quanto si possa pensare i film non eranoimage003 completamente muti. All’inizio, per sovrastare il rumore del proiettore, si impiegava un pianoforte in sala. I cinema che ne avevano la possibilità si servivano di grandi orchestre. C’era poi l’imbonitore, o bonimenteur, colui che, situato sotto il telo, aveva il compito di chiarire le scene agli spettatori. Infine vi erano i rumoristi, addetti a ricreare ogni tipo di suono utilizzando secchi, percussioni ecc. L’avvento del sonoro elimina tutte queste figure per lasciare il posto a problemi come: cabine insonorizzate intorno alle macchine, la recitazione rigida degli attori perché costretti a indirizzare la voce verso i microfoni.

2: i motivi del successo del cinema americano sono da ricercare non soltanto nella grande disposizione di capitali, ma anche nella tattica adottata dalle case cinematografiche. Inizialmente agli esercenti si imponeva di acquistare non solo la nuova uscita, ma l’intero pacchetto che comprendeva altri film prodotti dalla stessa casa. Più tardi, a rivestire il ruolo di distributori saranno proprio le case cinematografiche adottando un modello verticale: dalla produzione alla distribuzione, finanche alla proiezione, con la diretta gestione di cinema. 

 

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