Gentlemen

I vampiri (1956) di Riccardo Freda è considerato il primo horror della cinematografia italiana. Un film coraggioso per i tempi, che cercava di dare avvio al genere anche qui in Italia dopo la censura nel ventennio fascista e il disastroso secondo dopoguerra. Girato con un budget molto basso, fu un flop economico, segno che neanche i produttori avevano creduto al suo successo.

Infatti Freda lasciò il set dopo un litigio con i produttori, poiché il i vampirifilm doveva essere completato nel giro di due settimane. A salvare la pellicola fu il direttore della fotografia, Mario Bava (negli anni successivi diventerà uno dei nomi simbolo dell’horror italiano) che completò il film aggiungendovi la storia poliziesca e il lieto fine.

A Parigi la polizia indaga su una serie di cadaveri di giovani donne dissanguate. Oltre alla polizia, ad indagare è il giornalista Pierre Lantin. Una testimone da lui interrogata viene rapita misteriosamente e tutti gli indizi sembrano condurre al castello della baronessa du Grand, abitato anche dalla nipote Giselle che corteggia insistentemente Pierre.

La trama prende ispirazione dalla storia di Erzsébet Báthory soprannominata Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria, la serial killer ungherese, vissuta tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, che, insieme ad alcuni complici, torturò e uccise centinaia di giovani donne. Nonostante il soggetto non originale e la recitazione che tocca toni patetici e melodrammatici, Freda getta le basi per l’horror italiano che sono da rintracciare soprattutto nella messa in scena e la fotografia. È rimasta celebre la scena della trasformazione del volto della baronessa du 20_11192207_galGrand, in cui con un’unica ripresa, senza stacchi di montaggio, Mario Bava realizza il processo d’invecchiamento della donna, attraverso luci colorate, invisibili in bianco e nero, che evidenziassero via via gli strati di trucco applicati sul viso dell’attrice. In seguito l’effetto speciale viene replicato ma in ordine inverso, quando si mostra il ringiovanimento della duchessa. L’effetto speciale può essere notato se si fa attenzione al vestito dell’attrice che cambia colore e nel primo caso diventa sempre più scuro, nel secondo sempre più chiaro.vamp

Notevolmente influenzato dall’horror statunitense degli anni Quaranta, ci presenta un’atmosfera squisitamente gotica, riprendendone il castello, il simbolo per eccellenza, costellato di ragnatele, passaggi segreti e scheletri. Ipnotica poi la recitazione di Gianna Maria Canale, che catalizza l’attenzione dello spettatore grazie al suo sguardo affascinante e magnetico, tanto da mettere in ombra la recitazione del protagonista maschile, l’attore argentino Dario Michaelis.

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