Ebbene sì, anche il mondo urla dietro la porta ha – ancora – il periodo degli esami. Spero solo che urli le risposte esatte. Perciò ai nostalgici abbonati farà piacere che il blog non sta morendo, sta solo riassestando la sua vita per novità future, novità che potrebbero essere imminenti e no.

In realtà ha la testa da un’altra parte, al di qua e al di là della porta, un po’ nel presente, troppo nel futuro. L’altro giorno mi parlava di strani progetti che potevano essere riassunti in un semplice capriccio: “Anch’io voglio il commencement speech, all’american style”. Mi faceva nomi, esempi, proposte, fino a passare in rassegna i discorsi d’inizio che gli piacevano di più.

NeilGaimanSpeechPensava, per esempio a Neil Gaiman, quello che quando Wikipedia doveva decidere che mestiere facesse ha passato in rassegna tutte le discipline possibili nel settore della comunicazione, dallo scrittore, allo sceneggiatore, senza dimenticare il fumettista, il giornalista e il radiofonico.

Nel suo discorso all’Università delle Arti di Philadelphia, per la classe del 2012 (che potete leggere interamente a questo link), confessa di non aver mai iniziato la carriera universitaria: è scappato appena ha potuto e cioè “quando la prospettiva di altri 4 anni di studio forzato, prima di diventare lo scrittore che volevo diventare, risultò soffocante”.

La sua, è sicuro, non può essere definita carriera:

perché una carriera implica una sorta di piano, e io non l’ho mai avuto. La cosa più vicina a un piano carriera che ho avuto è una lista di tutto quello che avrei voluto fare, stilata quando aveva quindici anni: scrivere un romanzo per adulti, un libro per bambini, un fumetto, un film, registrare un audio book, scrivere un episodio del Doctor Who… e così via. Non ho avuto una carriera. Ho solo fatto la cosa successiva sulla lista.

Insomma cosucce da niente. Intanto la folla di laureati davanti a lui inizia a sentirsi un po’ stupida di fronte a chi racconta la realtà senza mezzi termini. Suvvia, siete grandi…e laureati, mentre io…

Fin qui non credete che le parole di Gaiman debbano essere intese nella loro accezione negativa. Il concetto è semplice: ci possono essere molte strade per raggiungere uno stesso obiettivo, lui ha scelto di sgobbare sin da subito. Grazie alla sua esperienza si sente di dare sei importanti consigli, che ho tradotto in forma ridotta:

–  1: quando iniziate una carriera nel mondo delle arti non avete idea di quello che stai facendo. Le persone che sanno quello che fanno conoscono le regole, e conoscono cosa è possibile e cosa è impossibile. Voi non lo sapete. E non dovreste saperlo. Le regole che ci dicono cosa è possibile e cosa è impossibile nelle arti sono state create da persone che non hanno provato i limiti del possibile, andando anche oltre

–   2, se avete un’idea precisa di cosa fare, fatelo e basta

–   3, quando iniziate là fuori, dovete fare i conti con i problemi del fallimento. […] una vita da freelance, una vita nelle arti, a volte equivale a mettere messaggi in bottiglia, su un’isola deserta, e sperare che qualcuno troverà una di queste bottiglie, la aprirà e la leggerà, e vi metterà qualcosa che laverà la via del ritorno a te: apprezzamento, una commissione, soldi o amore.

Il mio primo libro – un pezzo giornalistico che ho scritto per soldi, e grazie al quale ho potuto comprare una macchina da scrivere elettrica – avrebbe dovuto essere un bestseller. Avrebbe dovuto fruttarmi un sacco di soldi. Se solo l’editore non fosse andato incontro a liquidazione tra la prima tiratura e la seconda stampa, e prima che le eventuali royalties mi avrebbero ricompensato. Mi sono stretto nelle spalle, avevo ancora la mia macchina da scrivere elettrica e abbastanza soldi per pagare l’affitto per un paio di mesi, e ho deciso che in futuro avrei fatto del mio meglio per non scrivere libri solo per soldi.

Ogni tanto dimentico questa regola e ogni volta il mondo mi prende a calci e me lo ricorda.

– 4: Spero che facciate errori. Se state facendo errori, significa che siete là fuori a fare qualcosa. E gli errori di per sé possono essere utili. Una volta ho sbagliato a scrivere Caroline in una lettera, spostando la A e la O, e ho pensato “Coraline sembra un vero nome…”

A volte la vita è dura. Le cose vanno male, nella vita nell’amore negli affari nell’amicizia nella salute e in molti altri modi. E quando le cose si fanno difficili, questo è quello che dovreste fare.

Fare buona arte

5, quando siete questo punto, fate la vostra arte. Fate le11 cose che solo voi sapete fare.

L’impulso, iniziando, è quello di copiare. E non è una cosa negativa. Molti di noi trovano la propria voce dopo che abbiamo suonato come tante altre persone. Ma una cosa che avete e che nessun’altro ha, siete voi. La vostra voce, la vostra mente, la vostra storia, la vostra visione del mondo.

– 6. Ora passerò ad alcuni segreti della conoscenza di un libero professionista. La conoscenza segreta è sempre una buona cosa. Ed è utile a chiunque voglia creare arte per altre persone, per entrare nel mondo dei freelance di qualsiasi tipo. L’ho imparato nei fumetti, ma può essere applicato in altri campi. Ed è questo:

Le persone vengono assunte perché, in qualche modo, vengono assunte. Nel mio caso ho fatto qualcosa che al giorno d’oggi sarebbe facile da intraprendere, e sarei nei guai, e quando ho iniziato, nei giorni pre-Internet, sembrava una strategia di carriera sensata: quando gli editori mi chiedevano per chi avevo lavorato, ho mentito. Ho elencato una serie di riviste che sembravano plausibili, e apparivo sicuro di me, e ho ottenuto i lavori. Ho poi recuperato un punto d’onore scrivendo qualcosa per ognuna delle riviste che avevo nominato per avere il primo lavoro, quindi non ho proprio mentito, avevo stabilito una sfida cronologica… In ogni caso avevo ottenuto il lavoro.

Quando ho accettato di tenere questo discorso, ho pensato a qual è stato il miglior consiglio mai ricevuto.

Veniva da Stephen King 20 anni fa, all’apice del successo di Sandman. Stavo scrivendo un fumetto che le persone amavano e prendevano seriamente. A King piacque Sandman e il mio romanzo con Terry Pratchett, Good Omens, e lui vide la follia, le lunghe code per gli autografi, tutto questo, e il suo consiglio fu: “È davvero incredibile. Dovresti godertelo.”

Non l’ho fatto. Il miglior consiglio che abbia mai avuto e l’ho ignorato. Invece, mi sono preoccupato. Mi sono preoccupato della prossima scadenza, della prossima idea, della prossima storia. Non c’è stato un momento dei successivi 14 o 15 anni che non scrivevo qualcosa che avevo in testa, o m’interrogavo a riguardo. Non mi sono fermato e non mi sono guardato intorno pensando “è veramente divertente”. Avrei voluto divertirmi di più. […]

E ora andate, e fate errori interessanti, commettete errori incredibili, fate errori fantastici e gloriosi. Infrangete le regole. Rendete il mondo più interessante per il vostro essere qui. Fate una buona arte.

Insomma la formula dei discorsi d’inizio è spiegare l’inspiegabile. Sono tutti in attesa di scoprire l’elisir di lunga carriera, ma si trovano davanti alla normalità. Nessun effetto speciale, soltanto sano, ma soprattutto duro, lavoro (ma se c’è anche il fattore C, non guasta). Ed ecco che dalle maglie della rete sbuca il discorso di colui che credevamo andasse avanti con il motto “Jeff, SMASH!”. jeff_bezos_princeton_speechJeff Bezos il fondatore di Amazon che, quando esce dall’armatura da robot, sembra un essere umano. E magari si mette anche a fare il tenerone. Il suo discorso alla Princeton University, nel 2010, può essere consultato qui.

I ricordi lo portano all’infanzia, quando passava le estati dai nonni in Texas. Erano soliti unirsi alle carovane di roulotte che viaggiavano lungo gli Stati Uniti e il Canada. All’età di dieci anni in lui stava già maturando il germe del guastafeste, infatti, odiava l’odore di sigaretta che la nonna fumava durante i viaggi. Il bambino amava cimentarsi in stime e calcoli matematici e un bel giorno picchietta amorevolmente sulla spalla della nonna e gli dice fiero di sé: “Con un tiro ogni due minuti, perdi nove anni della tua vita”. Si aspettava premi e pacche sulle spalle, ma in cambio ricevette solo le lacrime della nonna.

Vorrei parlarvi della differenza tra doni e scelte.

L’intelligenza è un dono, la gentilezza è una scelta. I doni sono facili – vengono regalati dopotutto. Le scelte possono essere difficili.

Come userete questi doni?  Sarete orgogliosi per I vostri doni o per le vostre scelte?

Ho avuto l’idea di fondare Amazon 16 anni fa. Mi sono imbattuto nel fatto che l’uso del Web stava crescendo del 2300 per cento l’anno. Non aveva mai visto o sentito niente del genere, e l’idea di costruire una libreria online con milioni di titoli – qualcosa che non poteva esistere nella realtà – era entusiasmante.  Avevo appena compiuto i 30 anni ed ero sposato da un anno. Ho detto a mia moglie MacKenzie che volevo lasciare il lavoro e fare questa cosa folle che probabilmente non avrebbe funzionato perché la maggior parte delle start up non lo fa, e non ero sicuro di che cosa sarebbe successo dopo.

Sono andato dal mio capo e gli ho detto che volevo fondare una compagnia per la vendita di libri online. Mi portò a fare una passeggiata a Central Park, mi ascoltò attentamente e alla fine disse: “Sembra davvero una buona idea, ma sarebbe un’idea migliore per chi non ha ancora un buon lavoro”. Quel ragionamento aveva un senso, e mi sono convinto a pensarci per altre 48 ore prima di decidere. Vista in quella luce, sembrava davvero una scelta difficile, ma alla fine, ho deciso di fare un tentativo. Non pensavo di avere rimpianti tentando e fallendo. Sospetto che sarei stato sempre ossessionato dalla decisione di non averci provato. Dopo tante riflessioni, ho preso la strada meno sicura per seguire la mia passione, e sono orgoglioso di quella scelta.[…]

Come userete i vostri doni? Quali scelte farete?

L’inerzia sarà la vostra guida, o seguirete le vostre passioni?

Seguirete dogmi o sarete originali?

Sceglierete una vita agiata o una vita di merito e avventura?

Vi piegherete alle critiche o seguirete le vostre convinzioni?

Ingannerete quando sbaglierete o chiederete scusa?

Proteggerete il vostro cuore contro il rifiuto o agirete quando sarete innamorati?

Giocherete sul sicuro o rischierete?

Quando sarà dura, vi arrenderete o sarete inflessibili?

 Sarete cinici o un costruttore?

Sarete furbi a scapito di altri o gentili?

Vorrei azzardare una previsione. Quando avrete 80 anni e in un momento di tranquillità e riflessione narrerete la versione personale della storia della vostra vita, il racconto più denso e significativo sarà la serie di scelte che avrete fatto. Grazie e buona fortuna!

Non poteva mancare una delle autrici per ragazzi che, con l’innocenza dei suoi personaggi, ha fatto sentire tutti ancora bambini. J.K. Rowling, alias l’autrice che deve fuggire dal suo essere autrice (di Harry Potter). C’ha provato sotto pseudonimo, ma questo sconosciuto Robert Galbraith non tirava proprio. j.k.-rowling-e1363559380932Sarebbe proprio il caso di dire che magicamente è spuntato il nome della Rowling e potete immaginare le vendite. Fa piacere che sia riuscita a uscire dall’ossessione del maghetto e abbia cambiato genere (ma non pseudonimo). Godiamoci un po’ di velato humor inglese nel discorso ad Harvard, nel 2008:

La prima cosa che vorrei dire è “grazie”. Non solo perché Harvard mi ha dato questo grande onore, ma anche per le settimane di paura e nausea che ho passato nel pensiero di tenere questo discorso e che mi ha fatto perdere peso.

Ora quello che devo fare è un gran respiro, strizzare gli occhi alle bandiere rosse e convincermi di essere alla più grande riunione di Grifondoro al mondo. […]

Ho deciso di parlarvi dei benefici del fallimento. E ora che vi trovate sulla soglia di quella che viene chiamata “vita reale”, vorrei sottolineare l’importanza cruciale dell’immaginazione. […]

Metà della mia vita fa, mi barcamenavo in un difficile equilibrio tra la mia ambizione e quello che chi mi stava vicino si aspettava da me.

Ero convinta che l’unico cosa che avrei voluto fare, da sempre, era scrivere romanzi. In ogni caso, i miei genitori, entrambi provenienti da ambienti umili e nessuno dei due era stato all’università,  ritenevano che la mia immaginazione iperattiva fosse un divertente capriccio personale che non avrebbe mai potuto pagare un mutuo, o assicurarsi la pensione. […]

Quello che temevo di più alla vostra età non era la miseria, ma il fallimento.

Quindi perché parlo dei benefici del fallimento? Semplicemente perché il fallimento significava liberarsi dell’inessenziale. Ho smesso di pretendere da me stessa che ero qualcosa di diverso da quella che ero, e ho iniziato a concentrare tutte le mie energie a finire l’unico lavoro che mi importava. […]

Il fallimento mi ha dato una sicurezza interiore che non avevo quando superavo gli esami. Il fallimento mi ha insegnato cose di me stessa che non avrei potuto imparare in altro modo. Ho scoperto di avere una forte volontà e più disciplina di quanto mi aspettassi; ho anche scoperto di avere amici che valevano più di rubini. […]

Le vostre qualifiche, i vostri CV, non sono la vostra vita, anche se si possono incontrare molte persone della mia età che confondono le due cose. La vita è difficile, complicata e oltre il controllo totale di chiunque, e l’umiltà vi permetterà di sopravvivere alle vicissitudini. […]

L’immaginazione non è solo capacità umana di immaginare ciò non esiste, e quindi la fonte di ogni invenzione e innovazione. Nella sua veste più trasformativa e rivelatrice, è la capacità di entrare in empatia con gli altri esseri umani con cui non abbiamo condiviso le esperienze. […]

A differenza delle altre creature su questo pianeta, gli umani possono imparare e capire, senza fare esperienza. Possono immaginare se stessi nelle vesti di un’altra persona.

Ovviamente, questo è un potere, come la magia fittizia di mia creazione, che è moralmente neutrale. […]

Se scegliete di usare il vostro stato e la vostra influenza per alzare la voce a nome di coloro che non ce l’hanno, se scegliete di identificarvi non con il potente e non con il debole; se conservate l’abilità di immaginarvi nei panni di chi non ha i vostri vantaggi, allora non saranno orgogliose solo le vostre famiglie che festeggeranno la vostra esistenza, ma migliaia e milioni di persone che avrete aiutato a cambiare realtà. Non abbiamo bisogno della magia per cambiare il mondo, portiamo tutto il potere di cui abbiamo bisogno dentro di noi: abbiamo il potere di immaginare il meglio. […]

Quindi oggi non vi auguro niente di meglio che le vostre amicizie. E domani, spero che, anche se non vi ricorderete neanche una mia singola parola, ricorderete quelle di Seneca, un altro di quegli antichi romani che ho incontrato quando sono fuggita dalla classe degli studi classici, in ritiro dalle scale di una carriera, alla ricerca dell’antica saggezza:

Come un racconto, così è la vita: non importa la durata, ma la sua qualità.

joss-whedon-commencement-speechE, infine, il mio faccione preferito. Faccione che significa fame, fame di parole e rischio. Un faccione che ti mette simpatia “a pelle”. Appartiene a colui che ritengo responsabile, sia nel bene che nel male, della mia vita da adolescente, sempre trasognata e cacciatrice (le mie vittime userebbero, più che altro, la parola palla al piede).

Signore e signori, dal palco della Wesleyan University, ecco a voi Joss Whedon (il suo discorso):

Quando ero seduto dove siete voi oggi a parlare era Bill Cosby […] che ci ha dato un messaggio, sul cambiare il mondo, che mai dimenticherò. […] Disse: “Non cambierete il mondo quindi non provateci”.

Ricordo di aver pensato: “Posso fare di meglio. Posso essere più stimolante”. Quindi, quello che mi piacerebbe dire a tutti voi è che morirete tutti. State già morendo.  […]

Volete diventare politici, assistenti sociali. Volete essere artisti. L’ambizione del vostro corpo: concime. Il vostro corpo vuole fare bambini poi essere sotterrato e diventare fertilizzante. […] È una contraddizione. Ed è questo di cui effettivamente voglio parlarvi. La contraddizione tra il corpo e la mente, tra la mente e voi stessi. Credo che queste contraddizioni e tensioni siano il dono più grande che abbiamo, e si spera riesca a spiegarlo.050318_whedon_vlrg_630a.widec1235050688

Ma prima vorrei spiegare che quando parlo di contraddizioni, sto parlando di qualcosa che è costante nella vostra vita e nella vostra identità, non solo nel corpo e nella mente. […]

Avete l’abilità e la responsabilità, ed è cosa rara, di ascoltare il dissenso in voi stessi, di dargli almeno la parola, perché è la chiave – non soltanto per la coscienza – ma anche per la vera crescita. Accettare la dualità è guadagnare identità. E l’identità è qualcosa che vi guadagnate costantemente. Non è solo ciò che siete. È un processo nel quale dovete essere attivi. […]

Ci sono due cose di cui vorrei parlare riguardo la contraddizione e la tensione. Uno, non va mai via. Se pensate di realizzare qualcosa, risolverlo, se pensate che il lavoro o una relazione zittirà quella voce, vi sbagliate. Se pensate che la felicità significa pace assoluta non sarete mai felici. La pace nasce dall’accettazione della parte di te che non potrà mai essere in pace. Se lo accettate, tutto andrà meglio.

L’altra ragione è che siccome state costruendo le vostre identità, dovrete mettervi in discussione, perché qualcun altro lo farà. […]

Questo è quanto, riguardo al cambiare il mondo. Non è nemmeno un problema, perché non avete scelta. Cambierete il mondo, perché così va il mondo. Non passa attraverso la vostra vita, passa attraverso di voi. Lo sperimentate, lo interpretate, lo fate, ed è diverso. Avviene costantemente. State cambiando il mondo. Lo avete sempre fatto, e ora, diventa reale come non è stato mai.

E questo è perché vi ho parlato solo di voi e della tensione dentro di voi, perché siete – non in modo stereotipato, ma in un senso stranamente letterale – il futuro.

Sarete molte cose, ma vi dico una che avrei voluto sapere anch’io, non siate solo voi stessi. Siate tutto di voi stessi. Non basta vivere. Siate altra cosa collegata alla morte. Siate vita. Vivetela a pieno. Capitela, osservatela, apprezzatela. E divertitevi.joss-whedon-slice1

P.S.: i testi dei discorsi non appaiono interamente e sono stati tradotti liberamente dalla sottoscritta

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