41v7bw-BMTLAutore: Neil Gaiman

Editore: Mondadori

Anno: 2003

Traduzione: Katia Bagnoli

Pagine: 523

Prezzo: € 11,00

Shadow, è l’ombra onnipresente e silenziosa, aderente e distaccata contemporaneamente. Ed è anche il nome che Gaiman sceglie per il protagonista e ci suggerisce la natura di quest’omone troppo riflessivo per credere che sia appena uscito di prigione per un crimine insensato.

Oltre la porta del carcere l’aspettano bagni caldi e una moglie, se non fosse che il giorno del rilascio la sua vita venga spazzata via da una giornata di maltempo: la moglie e il migliore amico muoiono in un incidente stradale. All’incredulità e alla sensazione di essere in un sogno troppo vero, Shadow reagisce senza lacrime e con una vaga irritazione per quell’individuo con l’occhio di vetro che continua a seguirlo, sa della morte di sua moglie e gli propone un lavoro.

Fin qui, penserete, non c’è niente di divino, nel senso letterale del termine. C’è solo un ragazzo un po’ in carne che fa strane minacce come: «Digli che il futuro siamo noi e che non ce ne frega niente né di lui né dei suoi simili. È stato consegnato alla discarica della storia mentre quelli come me viaggiano a bordo di limousine lungo le superautostrade del futuro».

Una storia di gangster, un thriller, un giallo, un fantasy, un horror? La risposta è: un po’ di tutto. Lo sfondo mi sembrava strano, forzato, soprattutto per le origini inglesi di Gaiman: con i protagonisti gireremo per gli Stati Uniti, frequentando l’Illinois – mi sembra ovvio che delle divinità egizie si rifugino al Cairo – e il Wisconsin – con la House on the Rock che sembra essere fatta apposta per essere un mondo a parte, una dimora divina, soprattutto per la giostra più grande del mondo.

House on the Rock
House on the Rock

L’American del titolo non poteva essere tutto qui, non era solo una bacchettata morale di un inglese verso una civiltà che ha perso “la fede” ritrovandola nella tecnologia, nella televisione, nei soldi. American Gods è prima di tutto la storia dello sbarco degli dei sul nuovo continente, grazie agli esseri umani, e di come le divinità siano in fondo esseri umani. Sarebbe stato difficile ambientarla in Europa: la culla della maggior parte delle divinità citate (tranne, ahimè, quelle greche) è divisa da confini, lingue e culture diverse.

Le storie del signor Ibis si alternano alla trama principale narrandoci come la nuova terra si sia sviluppata da un crogiolo di credenze e tradizioni, dimenticate, poi riprese e mescolate tra loro.

Parlare di fede non è l’obiettivo di Gaiman, non nel senso religioso del termine. In effetti non ne parla affatto ed è paradossale visto che saccheggia a piene mani la mitologia norrena, quella egizia, la slava, l’irlandese, l’induista, quella dei nativi d’America e tante altre. Prima di leggerlo pensavo di trovarvi le avventure delle sole divinità norrene, magari con Thor che faceva il carpentiere e squagliava i chiodi con un colpo di martello o come rappresentante dell’Enel, o magari Odino…sì lo confesso Odino con il volto di Anthony Hopkins. Prediligere una religione avrebbe voluto dire escluderne tante altre ed era impossibile non trattare la grande varietà di proiezioni mistiche create dagli esseri umani.

Faremo fatica a identificarci con Shadow, taciturno, sfuggevole e che fa scivolare su di sé anche gli avvenimenti più insensati. E noi con lui ci lasceremo trasportare, come ombre “attaccate” alle vicende, ma mai coinvolte. Cammineremo dySOPkutra gli dei ma saremo quasi indifferenti alle loro vicende, come ad avere inconsciamente la consapevolezza che il loro tempo appartiene al passato. Ma la lezione è tutta qui: è proprio questo senso di distacco a sottrarre energia agli dei non più venerati.

L’idea di Gaiman è a dir poco geniale e, allo stesso tempo, rischiosa. Come riuscire a trattare con attualità divinità vecchie di secoli? Lui ci è riuscito e nonostante la scrittura si appesantisca in alcuni punti, riprende quota durante i magnifici passaggi onirici (beh Gaiman sarà pure il padre di Sandman o no!? ).

P.S.: – American Gods e I ragazzi di Anansi diventeranno delle serie tv prodotta dalla Starz.

– Per le divinità citate nel libro mi sono aiutata con Wikipedia.

– Non so se anche a voi è capitato di non sapere il nome di quello strano individuo che Shadow incontra un paio di volte nel libro, ma di cui non ricorda niente. Bene sono arrivata alla conclusione che è Muninn: significa memoria e nella mitologia norrena è uno dei corvi che viaggia per il mondo e torna da Odino la sera per portargli notizie.

 

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