GentlemenL’uomo ha ridotto il tempo a una convezione per avere l’illusione di controllarlo. In questo modo è passato al costruire un universo, una narrazione. È un’utopia che da sempre ha caratterizzato l’uomo e, in particolar modo, gli scrittori. Essere il dio di un mondo comporta immergersi in un ruolo che l’uomo non potrà mai avere.

L’incipit, il conflitto, il climax, il dénouement sono la rete di ogni narrazione, sempre presenti, non sempre in quest’ordine.

Se alcune fasi della narrazione non fossero al loro posto o scomparissero completamente, probabilmente ci sentiremmo traditi dal compromesso principale di ogni narrazione: la capacità del lettore/ spettatore di calarsi in quell’universo. Perderemmo l’immedesimazione, una delle fonti d’eterna giovinezza del cinema, e non solo.

Ecco, ho appena analizzato il mio grande limite verso Suspiria (1977) e, soprattutto, Inferno (1980). Sono rispettivamente il primo e il secondo film della trilogia delle tre madri di Dario Argento, conclusa nel 2007 con La terza madre.

Tre streghe, Mater Suspiriorum, Mater Lacrimarum e Mater 6320_bigTenebrarum risiedono in tre dimore: una a Friburgo, a Roma e a New York. Per questo sia Suspiria che Inferno sono ambientati in due palazzi che si rivelano labirinti della morte.

Suspiria prende all’improvviso, non si ha neanche il tempo di capire chi è la ragazza che giunge trafelata alla scuola di ballo che già si è partecipi di un mistero.

Da dove vengono tutte quelle luci rosse, gialle, verdi che illuminano la città e il volto della protagonista? Possibile che il tassista non veda quella donna che sta fuggendo disperata tra la vegetazione? Sembrano domande banali ma quando siamo di fronte a qualsiasi narrazione valutiamo continuamente quello che ci viene presentato.

Ma la paura è razionale? La si può misurare? Spesso i film ce ne danno la sensazione, ma è proprio di questo che si tratta, solo di un’impressione. Dario Argento cercava di andare oltre e confesso che non sono stata in grado di seguirlo fino in fondo.    

suspiria11Ho invece apprezzato l’altra dimensione, quella perfetta della scuola di ballo, una vera e propria contraddizione di fondo. Rosso, bianco, viola, colori vivaci dipingono le sue alte mura e creano ambienti surreali. Mancavano solo le ombre dipinte e gli angoli arcuati e tutto poteva ricordare il Gabinetto del dottor Caligari. Tuttavia non ci sentiamo schiacciati in soffocanti teatri di posa, ma abbiamo la sensazione di essere entrati in un mondo il cui interno è più grande di quel che sembra, da Alice nel paese delle meraviglie versione horror, al limite con il sogno – a darcene l’impressione sono una setta Addams stile Argento e le maniglie delle porte poste più in alto, come se l’attrice fosse più piccola di quanto non dimostri.

La messa in scena non sarebbe stata la stessa senza la magnifica colonna sonora dei Goblin. Non si tratta di una musica in crescendo, che calibra l’apporto visivo della scena, è più una melodia sempre uguale a se stessa, plasmata, però, dalla scena di turno.

Non apprezzata quanto Profondo Rosso, la pellicola fu comunque un successo negli Stati Uniti, in Francia e in Germania.Suspiria-044

Inferno (1977) si sposta a New York dove Rose Elliott, una giovane poetessa, scopre il libro di un certo Emilio Varelli e, incuriosita, si mette alla ricerca di quella che secondo quanto scritto dovrebbe essere la dimora della strega nella grande mela.

Descrivere la trama ha forse meno senso rispetto a tutti gli altri film perché diventa un sottile filo rosso che collega gli avvenimenti rimanendo in secondo piano. Per Argento non si tratta di una limitazione, ma di una libertà contro la concatenazione rigida degli eventi.

locandinaCome si fa ad entrare in un buco pieno d’acqua e rimanere in apnea per minuti e minuti? C’è bisogno di mostrare il tragico destino dell’antiquario? Ritornano le domande sulla coerenza narrativa. Difetti? Particolarità? Fascino? Mi sono chiesta perché storcessi il naso a tante divagazioni e ho trovato la risposta: perché in un film non le avevo mai viste. Non c’è più la priorità del protagonista, o almeno è attenuata dalla presenza di tante altre piccole storie che si allontanano dalla principale. Ditemi che ho bisogno di vedere più film del genere e avrete completamente ragione.

Per la colonna sonora questa volta c’ha pensato Keith Emerson, non incisivo come i Goblin. Ho apprezzato più lo stravolgimento del classico: rendere Verdi horror scandendo le scene di tensione con le sue melodie.

Non ho parlato di attori perché paradossalmente fino a questo momento per i film di Argento li definirei intercambiabili. Certo, deve esserci un talento recitativo di base ma non è il fattore più importante, ciò che conta è lo spettatore e la capacità di provocare terrore puro.

Arriviamo alla nota dolente: tanto invidiato ed elogiato dalla cinematografia internazionale, dov’è finito Dario Argento?

infernoDopo gli anni Ottanta sembra esaurirsi l’apporto innovativo al genere digradando negli anni 2000 con i meno fortunati Il cartaio (2004), La terza madre (2007), Giallo (2009) e Dracula 3D (2012). Una delle ultime notizie è la campagna di crowdfunding per The Sandman, film con produzione tedesco-statunitense. Purtroppo la pellicola, che sperava di ripercorrere le glorie di Suspiria e Profondo Rosso, non ha raggiunto l’obiettivo dei 250.000 dollari (si è conclusa il 2 dicembre).

Vi chiederete dov’è finito il suo genio, io vi rispondo che capita. Anzi è proprio questo che fa sembrare un genio vicino agli esseri umani. Come J.K. Rowling forse non riuscirà mai veramente a staccarsi dal successo del suo maghetto, così Argento è rimasto ancorato alle vecchie glorie e forse ha solo perso l’occasione di essere nel tempo giusto al momento giusto.

Si tratta della fatalità dell’arte e della fuggevole ispirazione, ma questo non vuol dire che l’horror è morto. Non moriranno le nuove idee sul genere, ma sfido chiunque a comporre qualcosa che faccia appello alla paura, quella autentica.

Annunci