Jenny e altri imprevisti. Traduzione di Laura Mengozzi

Autore: Jincy Willett

Editore: CartaCanta Editore

Anno:2014

Traduzione:Laura Mengozzi

Pagine: 248

Prezzo: € 15,00

Come prima opera Jincy Willett ha puntato sul sicuro. Una raccolta di racconti ha un vantaggio dalla sua parte: la molteplicità di storie permette allo scrittore di parcellizzare la fatica di portare sulle spalle la coerenza di un’opera unica.

In realtà è con i racconti, più del romanzo, che si congiungono i frammenti narrativi fino a trovare un filo invisibile che li collega tutti: lo stile dell’autore diventa riconoscibile e familiare.

Immagino il comporre un libro come una sfida di apnea: se l’autore lascia scappare aria dai polmoni, bollicine di insensatezza salgono in superficie. Con i racconti si ha una riserva d’aria o si può risalire in superficie quando si vuole.

È un piacere immergersi in ogni racconto della Willett, perché a libro concluso ci si sente sazi e se ne vuole ancora.

Perché non avevo mai sentito parlare di Jincy Willett? Probabilmente perché Jenny and the Jaws of Life è l’unico libro finora tradotto. E io non posso che sperare e sollecitare, Cartacanta in primis, a proporre altre opere della stessa autrice.

Jenny and the Jaws of Life è uscito nel 1987 con una piccola casa editrice che, come ha affermato la stessa Willett, puntava sugli scrittori emergenti. Seguono circa quindici anni di silenzio artistico e di stravolgimenti nella vita dell’autrice. La nascita del figlio e la morte del marito l’hanno convinta a trasferirsi dal Rhode Island alla California, dalla sua famiglia.

Accade che dieci anni dopo, cercando il proprio nome su Google (doing this embarrassing thing that all of us do but don’t like to admit to (Googling myself)), si ritrova nella reading list di David Sedaris. Gli invia una lettera per ringraziarlo. Non lo incontrerà mai.

Sarà ancora una volta Sedaris che nel 2001 la segnalerà come uno degli autori che vorrebbe salvare dall’oblio. Nel 2002 Jenny viene ristampato e la carriera di Jincy Willett prende quota. Pubblica altri tre libri (l’ultimo è Amy Falls Down del 2013).

Una delle solite storie in cui verrebbe da invidiare il colpo di fortuna, ma soprattutto il sostegno sincero di un grande scrittore contemporaneo. Non mi sento di parlare di fortuna: prima di tutto perché qui in Italia è praticamente sconosciuta e poi perché non sono disponibile altre sue opere tradotte.

Dai suoi racconti viene fuori di tutto: le manie dei protagonisti, lejincy_and_pens fissazioni, la loro quotidianità contro la nostra. In tutti, però, si può fissare il momento dove la vita s’incrina verso una svolta inevitabile.

Il modo di procedere della Willett è più o meno questo: creare un personaggio e muovere i fili fino a fargli percorrere inconsapevolmente strade che all’inizio sembravano lontane. Jincy Willett è in grado di ricostruire qualcosa che fino ad ora non avevo mai trovato in un libro: il cambiamento in tutte le sue forme (fisico, affettivo, caratteriale) solo se in stretta relazione con la realtà. Se i protagonisti sono smarriti e si chiedono come siano arrivati sin lì, i lettori in poche pagine sapranno ripercorrere la loro linea temporale attraverso gli avvenimenti significativi. Nella maggior parte dei racconti, nelle prime pagine, i personaggi rispondono alla domanda E se…?, all’inizio irrilevante quanto un battito di ciglia e che poi determinerà il resto della loro vita. Per farla breve: è la palla di neve che si trasforma in una valanga.

Jincy Willett saccheggia le realtà convenzionali della famiglia, dei figli, della vita di coppia, della violenza e li riempie di piccole crepe e humor nero. Non c’è una singola parola che non sia stata scelta con cura e che non abbia un tempismo perfetto. Non si può che apprezzare l’affilato cinismo di una giornalista in piena crisi di nervi che cura una rubrica di consigli per donne. È esilarante:

Cara Betty,

ricevi talmente tante lettere di gente sfortunata e piena di problemi gravi che mi vergogno quasi a invadere un po’ del tuo tempo in questo modo. Sono una bella donna di 59 anni; ho cosce perfettamente levigate, il giro vita non mi si è allargato, ho il seno ancora al suo posto e non mi manca nemmeno un dente; per essere sincera, sono due taglie più magra rispetto a quando avevo diciotto anni. Ho tre figlie grandi, intelligenti, in salute e indipendenti. Io e mio marito siamo innamorati esattamente come il primo giorno di matrimonio, nonostante la nostra estrema confidenza e il fatto che ormai condividiamo gran parte dei nostri gusti , opinioni politiche, preferenze in fatto di arte e musica e, naturalmente, ricordi. Lui continua a interessarmi e a soddisfarmi; l nostra vita sessuale è ancora miracolosamente gioiosa, creativa, reciprocamente appagante. Adoro tuttora gli stimoli e la dinamicità della mia carriera di terapista di danze etniche. Non abbiamo mai avuto preoccupazioni economiche. La nostra casa in campagna è incantevole, e molto antica, un solido rifugio in un luogo di una bellezza incomparabile e multiforme; abbiamo tanti amici, vecchi e nuovi, gente deliziosa, divertente, responsabile, persone onorate che per noi sono fonte di grande energia.

Eppure, nonostante tutto questo e tanto altro, mi capita spesso di sentirmi molto triste, di non riuscire a scrollarmi di dosso questa crescente sensazione di perdita, vaga, ma assolutamente reale, e devastante, ancora più atroce nella sua assoluta irrazionalità.

Perdonami, ma questo secondo te ha un senso?

Niobe

 

Cara Niobe,

certo che ce l’ha. È che sul quel discorso del sesso te la stai raccontando.

(Dal racconto Cara Betty, pag 127)

(Lo ammetto è l’esempio di Sedaris nella prefazione ma era il più significativo!)

Per non parlare di Jack lo Squartatore versione moderna che, nel suo giro di chiamate da stalker, viene spiazzato dalla presa in giro di tutte le sue vittime:

«Justine?» Ripley, guardando il grosso uccello, il gufo reale della Virginia, immerso in un sonno profondo, stagliato contro il riverbero rosa pallido, si sforzò di concentrarsi, fece un respiro lento e profondo. «Sto pensando ora a un comune paio di pinze, il tipo che il tuttofare di casa acquista in un qualsiasi negozio di ferramenta. Ti sei messa lo smalto, Justine? Quelle pellicine sono ben curate?»

«Pensavo che volessi parlare. Se pensi di fare soltanto il buffone–»

«Sto parlando, Justine. E sto pensando anche a una levigatrice a nastro…»

Justine sospirò «Chiamami quando sei pronto a fare sul serio. Puoi usare uno dei vecchi numeri, vanno bene tutti.»

«Aspetta.» Quanto si sorprese e si odiò per questo suo elemosinare! Come gliel’avebbre fatta pagare. «Spiegati per favore. Siete un covo di femministe, vi siete impossessate di un computer e avete improvvisato una specie di rete. Cominceremo da là.»

«Sbagliato.» Justine emise un suono volgare, una specie di belato, come il segnale di una risposta sbagliata in un gioco a quiz. «La tecnologia è completamente priva d’interesse e lasciamo stare la politica. È qualcosa di personale, Bob. Io sono donna, ci sei? Io prendo tutto a titolo personale»

(Dal racconto Justine, che se la ride della morte, pag 172)

incognitoPotete leggerne un estratto o date un’occhiata al sito ufficialeLa Willett è una di quelle scrittrici che non si prende sul serio e che fa sul serio. Un certo Professore Twitmore (Piùstupido) F. Twatface (Facciadivulva) ci invita ad entrare nel suo mondo. Basta guardare la home con l’ultimo post del 27 settembre che riporta una rassegna di ladri non convenzionali dal titolo I più intriganti paragrafi d’apertura di notizie vere che coinvolgono persone che riempiono di cose i pantaloni. Mi ha convinto.

 

P.S.: Se volete farvi un’idea di com’è Jincy Willett, questo video potrà aiutarvi.

P.P.S.:Tenete d’occhio la collana Cantastorie di Cartacarta Editore. È interessante, basta guardare le splendide copertine

Quale esclusiva? L’intervista alla traduttrice Laura Mengozzi!

Se mi avete seguito fin qui non l’avete fatto invano! Ecco perché voglio premiarvi con l’intervista che la traduttrice, Laura Mengozzi, mi ha gentilmente concesso.

Come sei arrivata a tradurre Jenny and the Jaws of Life?

L’opportunità di tradurre Jenny and the Jaws of Life mi è stata offerta da Chiara Partisani, responsabile di CartaCanta Editore. Conoscevo Chiara già prima che la nostra amicizia assumesse anche i contorni di un rapporto professionale e spesso si parlava delle nostre reciproche aspirazioni, la sua di inserire nella rosa di autori pubblicati un nome americano di un certo spessore, la mia di misurarmi con la traduzione di un testo letterario.

Hai avuto occasione di leggere altre opere di Jincy Willett?

La decisione di tradurre Jincy Willett è stata definitiva fin dall’inizio, ma inizialmente si è valutata la possibilità di tradurre il suo ultimo romanzo, che porta il titolo di Amy Falls Down (uscito negli Stati Uniti nel luglio 2013).  Ho letto buona parte di questo lavoro, e prima di avviare la traduzione di Jenny ho letto The Writing Class (il secondo o terzo libro in ordine di tempo), ma trovo azzeccatissima la decisione di CartaCanta di far conoscere al pubblico italiano Jincy Willett pubblicandone per prima la raccolta di racconti. Trovo infatti che ciascuna di queste tredici storie sia di per sé un romanzo in nuce, una sorta di preludio che contiene tutti gli elementi per esplodere in una storia di più ampio respiro degna di essere definita romanzo. Far conoscere questi racconti significa far conoscere per intero Jincy Willett e la sua capacità istrionica di calarsi nei personaggi più diversi, che riesce a descrivere con quel misto di arguzia, ironia e precisione chirurgica che le è proprio, arricchendone la narrazione con una quantità e una varietà di suggestioni, rimandi, immagini, artifici e sfumature che un romanzo da solo non riuscirebbe a contenere.

Com’è stato lavorare su Jenny and the Jaws of Life sapendo che era un libro inedito in Italia?

Tradurre un inedito è molto stimolante e lavorare su Jenny in particolare è stata per me un’esperienza intensa e profondamente gratificante. ‘Maneggiare’ l’inedito di un autore sconosciuto mette una certa agitazione. Ci si sente come all’inizio di una lunga camminata di cui si è i primi a dover tracciare il sentiero. Non è scontato imboccare il tragitto giusto e più di una volta si è costretti a tornare indietro per prendere una direzione diversa. Al tempo stesso, tradurre un inedito comporta una maggiore libertà di manovra, significa non doversi adeguare a uno stile già conosciuto. Fortunatamente, tra me e Jenny si è creata una sintonia immediata e fin dall’inizio sono stata convinta di quanto fosse necessario che anche il pubblico italiano conoscesse Jincy Willett.

C’è stato bisogno di molti interventi per adattare un testo del 1987 al linguaggio odierno?

Decisamente no, i racconti di Jenny and the Jaws of Life non mostrano alcun segno dell’età. Non ho mai avvertito alcuna stonatura, nessuna scollatura rispetto al linguaggio odierno. Certo non vi sono riferimenti a tablet, email e smartphone, ma lo stile narrativo, la scelta delle parole, la costruzione del testo e ogni altro strumento linguistico specifico utilizzato dalla Willett fanno di Jenny un’opera trasversale che dà voce a una società universale, non necessariamente calata in un particolare periodo storico né a tutti costi legata all’attualità.

Hai avuto occasione di contattare Jincy Willett?

Sì, ho contattato Jincy Willett durante la lavorazione del libro, per informarla innanzitutto che i suoi racconti sarebbero stati tradotti in Italia e rivolgerle qualche domanda. La sua risposta, pur estremamente cortese, è stata telegrafica. Ma alla luce di quanto emerge dalle note biografiche disponibili – oltre che dal ritratto che lei stessa offre di sé nel suo blog – non mi aspettavo molto di più. Da quanto ho potuto capire è una persona molto riservata che non ama far parlare di sé (il suo ultimo libro, Amy Falls Down, storia di una scrittrice che, dopo aver pubblicato un romanzo che l’ha resa famosa, si è ritirata dalle ‘scene’ rifiutando la notorietà e limitando al massimo i contatti col mondo, contiene una grossa componente autobiografica).

Come sei diventata traduttrice? Che percorso consigli a chi vuole intraprendere la stessa strada?

Sono diventata traduttrice quasi senza volerlo, in altre parole ho intrapreso lo studio delle lingue immaginando mestieri che mi avrebbero portato in giro per il mondo per poi finire col fare tutto il contrario, starmene seduta nello studio di casa mia davanti a un pc. E quanto mi piace! In un periodo di ‘stanca’ professionale, una ventina d’anni fa, ho spedito il mio curriculum a varie case editrici e ho avuto la fortuna di essere contattata dall’editore delle guide australiane Lonely Planet, con cui collaboro ancora oggi. Dopodiché da cosa nasce cosa, ci si fa un po’ le ossa, si allargano gli orizzonti, si esplorano le fiere dell’editoria e soprattutto, potendo, non si rifiuta nulla. Tutto serve, dal tradurre il manuale sull’addestramento degli husky siberiani al cercare di appassionarsi alle terminologie legali di un contenzioso tra aziende concorrenti.

Non sono certo la persona più qualificata per dare consigli a chi desidera intraprendere la mia stessa strada; quel che mi sento di suggerire è di leggere. Leggere, leggere di tutto, quel che piace e quello che piace di meno. E’ un esercizio fenomenale, imprescindibile azzardo a dire. Certo la formazione, gli studi, i corsi, i master e ogni altro strumento di questo genere contano tantissimo. Ma leggere rappresenta quel lavoro di rifinitura senza il quale tutte le nozioni e le tecniche del mondo non riuscirebbero a fornirti le chiavi giuste per tradurre neppure una lista della spesa.

Visitare le fiere dell’editoria aiuta tantissimo. Oltre a farsi un’idea della mole e della varietà di libri che viene tradotta, si può partecipare a incontri, seminari, letture, approfittando di tante occasioni ricche di spunti e opportunità, compresa quella di parlare direttamente con i responsabili della traduzione delle case editrici.

Insomma, come per tanti altri mestieri, anche per diventare traduttori occorre fare un bel po’ di gavetta, mettersi in gioco, darsi da fare. Ed è fondamentale, soprattutto, nutrire una gran passione per le parole.

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