Il viaggio

Nobody can be said to know London who does not know one true cockney – who cannot turn down a side street, away from the shops and the theatres, and knock at a private door in a street of private houses. Private houses in London are apt to be much of a muchness. The door opens on a dark hall; from the dark hall rises a narrow staircase; off the landing opens a double drawing-room, and in this double drawing-room are two sofas on each side of a blazing fire, six armchairs, and three long windows giving upon the street. What happens in the back half of the drawing-room which looks upon the gardens of other houses is often a matter of considerable conjecture. But it is with the front drawing-room that we are here concerned; for Mrs Crowe always sat there in an armchair by the fire; it was there that she had her being; it was there that she poured out tea.

(Virginia Woolf – Portrait of a Londoner – In Italia pubblicato in Londra in scena (Passigli Editori) o Scene di Londra (Mondadori)

Il bed & breakfast dove abbiamo alloggiato aveva un aspetto simile. Dall’esterno non sembrava neanche un edificio adatto a ospitare un hotel o, insomma, qualcosa con miriadi di stanze. Ma erano tutti così gli hotel e gli ostelli ammassati l’uno accanto all’altro in Warwick Way e Belgrave Road.

Alla reception non abbiamo capito il numero della nostra stanza e abbiamo scalato gradini ingrassati dalla moquette malmessa, scricchiolanti in modo sinistro. Per le scale entrava a malapena una persona e le porte delle camere, troppo vicine tra loro, lasciavano intendere la loro grandezza. Niente paura la nostra stanza-sgabuzzino era proprio dietro l’angolo, al piano terra.

Potreste dirmi che questi sono errori da principianti: prenotare in pieno centro, a Londra e fidarsi delle magnifiche foto sul sito che in realtà dovevano essere prese da una Costa Crociera. Ma che volete, era un’occasione dalle prime volte: primo viaggio organizzato dalla sottoscritta, prima volta in aereo, prima volta così lontana dall’Italia e prima volta a Londra. Ora mi capite se dico che quel buco alla naftalina mi sembrava un hotel a cinque stelle.

Quando l’aereo è atterrato non avevo visto ancora niente, al massimo distese di campi che mi facevano dubitare di essere arrivata in un altro paese, e poi nuvole su nuvole che mi avevano lasciato all’oscuro di altro (del mare grazie a Dio), come se stessero tenendo ben impacchettato un regalo che aspettavo da sempre.

Mi aspettavo di rimanere delusa, come capita sempre quando le aspettative sono pericolosamente alte. Mi aspettavo una metropoli, troppo grande per una che ama realtà a portata di studente fuori sede, da poter girare a piedi. Ho trovato tutto questo e molto di più.

The delightful thing about London was that it was always giving one something new to look at, something fresh to talk about. One only had to keep one’s eyes open; to sit down in one’s own chair from five to seven every day of the week.

Mentre producevo scartoffie, appunti, cerchiavo punti sulla mappa, ho scoperto l’esistenza delle destinazioni tipiche. Madame Tussauds, London Eye, London Bridge, il cambio della guardia a Buckingham Palace, tutte tappe che, per quanto caratteristiche, erano impersonali, quasi obbligate. Ne ho viste solo alcune (come si fa a NON vedere la London Eye) e mi sono persa tante altre. Destinazioni troppo famose che creano ricordi tutti uguali. La mia Londra non doveva essere così.

La mattina partivamo di buonora. La mappa, l’ombrello e l’acqua non mancavano mai. Camminare era una delle parti della giornata che attendevo. Era come prolungare un piacere concedendosene tanti altri e scoprire cose che erano sotto gli occhi di chiunque, ma di sicuro sarebbero difficilmente comparse sulle foto di tutti. La Oyster card è semplice, economica e intuitiva, ma se posso darvi un consiglio provate a raggiungere molte parti della città a piedi.

A Londra si sente meno la consapevolezza di essere in un paese straniero: gli italiani si riconoscono ovunque e sono sempre pronti a cogliere l’occasione e tornare a usare la propria lingua anche solo per leggere “spaghetti” sui menù della “Pizza House”.

Hanno parlato gli occhi dell’idealizzazione, ancora pieni degli immensi spazi verdi dove si pensa di arrivare alla fine, oltre quel piccolo bosco di alberi, che, invece, apre a una parte ancora inesplorata.

Londra è tutto quello che state pensando, voi che non l’avete ancora visitata. È nebbia, pioggia improvvisa, umidità che solletica la scoperta mentre ci si dirige verso Trafalgar Square. È negli occhi incontrati per strada che non parlano un’altra lingua, non parlano affatto, lasciano solo ascoltare il proprio flusso di coscienza.

Al largo, cielo e mare erano saldati insieme senza segno di giunzione, e nello spazio luminoso le vele tinte delle chiatte che risalivano il fiume con la marea parevano restarsene ferme in rossi grappoli di tele dai picchi aguzzi, con bagliori di vernice. Un po’ di foschia gravava sulle coste basse che si allungavano verso il mare in una piattezza evanescente. L’aria sopra a Graversend era buia, e più lontano ancora, pareva condensata in una malinconica oscurità, incombendo senza il minimo movimento sulla più grande città del mondo.

(Joseph Conrad – Cuore di tenebra – Newton Compton p. 11)

Il libro

Jenny e altri imprevisti. Traduzione di Laura Mengozzi
Jenny e altri imprevisti.
Traduzione di Laura Mengozzi

Tra i libri che ho letto quest’anno, ho concluso in bellezza con Jenny e altri imprevisti di cui vi ho proposto un post chilometrico, con tanto d’intervista alla traduttrice. È uno di quei libri che si apprezzano molto di più perché scoperti casualmente.

Il luogo era il Pisa Book Festival e c’era questa ragazza allo stand che ha intercettato il mio sguardo. Le fiere della piccola e media editoria sono un po’ così: si rischia di fare di tutta un’erba un fascio e magari saltare un bancone perché è tutto dispersivo e non c’è la bussola del bestseller che guida il nostro sguardo. Ci si deve fermare, studiare i titoli, farsi guidare dall’istinto e magari da una buona grafica e scambiare qualche parola con chi con i libri ci lavora sul serio.

Questa ragazza, dicevo, mi ha presentato l’inedito, ma quello che mi ha affascinato di più è stato cosa ha aggiunto dopo. Lei l’aveva visto nascere e aveva curato quel libro come editor e correttore di bozze. Non le importava se il discorso poteva diventare logorroico e allontanarmi dal bancone, a muoverla era la passione. È stato questo il momento in cui ho realizzato che avevo già speso tutto il budget della giornata.

Niente paura, il pomeriggio sono tornata indietro solo per acquistare Jenny e altri imprevisti. Dite che ho fatto bene?

Vi lascio con un augurio per un felice 2015 e, ovviamente, non poteva mancare la classifica dei post più letti dell’anno:

  1. L’angolo del libro: il grande Gatsby
  2. L’angolo del libro: Appunti su Infinite Jest
  3. Letteratura vs mainstream: come riconoscerle
  4. L’angolo del libro: Fiesta
  5. L’angolo del libro: Palomar
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