GentlemenGli hippy, il Vietnam, le rivolte studentesche, le lotte per i diritti civili sono tappe che scandiscono la fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e, successivamente, anche in Europa. Poche parole per riassumere brevemente uno degli anni che avrei voluto vivere, perché così denso da non poter essere riassunto per soddisfare a pieno la mia curiosità.

Come sempre succede all’uomo che vive la storia, solo in seguito all’elaborazione del cambiamento si rende conto dell’importanza di quanto ha vissuto (per esempio è probabile che soltanto a distanza di anni si potranno ricostruire lucidamente le conseguenze dell’attentato alle torri gemelle).

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Locandina del film

Il cinema, in questo caso, il cinema horror può aiutarci a capire tale condizione, senza riferimenti necessariamente espliciti ma nascosti all’interno di narrazioni altrettanto ingegnose.

Era accaduto con Rosemary’s Baby e accade anche con La notte dei morti viventi (1968), uscito, non a caso, nello stesso anno.

Oltre all’anno di uscita nelle sale cinematografiche e al genere a cui appartengono, le similitudini tra le due pellicole finiscono qui. Se nel film di Polanski c’è alle spalle l’entità economicamente consistente di Hollywood che, però, non impone vincoli al regista, con un risultato magnifico; La notte dei morti viventi supera l’ostacolo del budget ridotto (lo spettatore non lo accuserà come un problema vero e proprio) e restituisce un prodotto altrettanto valido.

Non pensate che il suo successo sia legato al caso, magari a quell’errore della distribuzione che l’ha reso di pubblico dominio.

George A. Romero ha definito le coordinate narrative e stilistiche dello zombie movie che si distacca dai precedenti (come Ho camminato con uno zombi (1943), o L’isola degli zombies (1932)), dove i morti viventi erano associati a riti vudù.

L’ispirazione deriva da Io sono leggenda, l’opera del 1957 di Richard Matheson, su un futuro apocalittico dove un’epidemia ha trasformato in vampiri gli abitanti della terra lasciando immune un unico uomo.

La sceneggiatura di Romero e Russo arricchisce la trama scegliendo di non parlare di un futuro lontano da noi, ma di un tempo molto vicino, un tempo che l’uomo sta vivendo, mentre le figure dei vampiri si trasformano nei lenti non morti. In una casa sperduta nella campagna si rifugeranno alcune persone che tenteranno di resistere all’assedio degli zombi, mentre dall’esterno giungeranno le notizie della mobilitazione dello stato per allestire centri di accoglienza.

Spesso, nel film, la razionalità del protagonista incontra il Barbara_da_La_notte_dei_morti_viventidisprezzo mascherato da panico degli altri personaggi. Al tempo stupì la scelta di Duane Jones, l’attore afroamericano che interpreta il ruolo principale. Il particolare non può non essere notato in un epoca dove le lotte per i diritti dei neri si erano polarizzate in due filoni, uno pacifista con la guida di Martin Luther King e l’altro marxista ed estremista delle Pantere Nere che sostenevano il black power con leader Malcom X.

Tuttavia è il finale, dietro quella che potrebbero sembrare scene di una battuta di caccia, a rendere chiaro che sotto quel sogno americano di esportare la democrazia, si nasconde qualcos’altro. Si nasconde proprio dietro le contraddizioni che Romero aveva individuato così prematuramente: il possesso delle armi, la mentalità bigotta dietro il personaggio di Harry Cooper. L’uomo ne esce colpevole, mentre gli zombi sono quasi innocenti, come semplice manifestazione dell’istinto. In loro, molti critici dell’epoca hanno visto i soldati vietnamiti in un paradossale rovesciamento di ruoli.

I progetti della Image Ten Production, la piccola casa di produzione fondata da Romero con John Russo e Russel Streiner, non erano ambiziosi e non prevedevano film horror. Soltanto in seguito, riflettendo sul successo delle pellicole del genere, si optò per girare La notte dei morti viventi. Il budget ristretto spinse Romero a fare delle scelte mirate.

immagine_la-notte-dei-morti-viventi_8790Girò in bianco e nero, risparmiando sugli effetti speciali e i costumi. Molte delle persone ingaggiate svolsero più ruoli all’interno del film (per esempio, Karl Hardman oltre a recitare nella parte di Harry Cooper si occupò anche del trucco).

La stessa politica del risparmio comportò la scelta di attori che fino a quel momento erano pressoché sconosciuti, presi tra amici o persone conosciute, mentre per gli zombi furono prese alcune comparse sul luogo delle riprese, la città di Pittsburgh, tanto amata da Romero.

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