Qualcosa è cambiato nell’editoria.

Una volta usciti dall’impasse libri cartacei/e-book ci si avvicina a una di quelle risposte che quasi nessuno aveva considerato: l’uso dell’uno non esclude l’altro, si verifica un’integrazione e una convivenza (pacifica) tra i due strumenti.

Se apocalittici e integrati vivono un momento di quiete, i primi riconoscendo alcuni aspetti positivi dei libri elettronici, i secondi ammettendo che la tecnologia è ancora lontana dalla perfezione e, quindi, dalla capacità di sostituire a pieno il libro cartaceo, l’unica via percorribile è quella della sperimentazione.

Cliquot-logoTra gli esempi più attuali prendo l’editore digitale Cliquot, nato nel 2014. Tra le righe della presentazione si legge la mission di togliere dalla caducità il testo digitale, per allontanarlo dall’idea di una pagina web che l’occhio ha fretta di leggere. In che modo? Frugando nel paese dei balocchi delle opere dimenticate, non tradotte o non pubblicate.

Cliquot è la volpe del nostro logo, che esce dalla sua tana e va a esplorare il mondo. Cliquot è il nome di alcuni personaggi minori di opere ancora poco note che prima o poi leggerete grazie a noi. Chevalier Cliquot, figura alla quale la casa editrice si sente spiritualmente affine, è stato un mangiatore di spade di inizio Novecento, che si esibiva nei circhi in quelli che venivano definiti sideshow, spettacoli marginali rispetto all’attrazione principale. E con Cliquot, ciò che finora è rimasto marginale andrà finalmente sotto la luce dei riflettori.

Cliquot ha colto a pieno cosa si sta passando in questo periodo di transizione. Se dalla bocca dei grandi editori escono titoli su titoli che si uniscono al rumore di fondo del marketing, in una conversazione unidirezionale che manca l’obiettivo principale, e cioè interessare i lettori, vince la parola sussurrata con competenza dalle piccole realtà.

Da un lato la perdita di esclusiva dei mezzi di produzione ha riversato sul mercato opere che non hanno una profondità letteraria degna della lista della spesa, dall’altro ha aperto le porte alla “coda lunga”.

Non mi intendo di marketing, ma credo che Chris Anderson abbia inquadrato l’evoluzione: siamo passati dall’era della “scarsità”, caratterizzata da limitatezza fisica (mancanza di spazio nelle librerie per accogliere un numero esponenziale di libri, per esempio), all’era dell’abbondanza. Davanti alla scelta potenzialmente illimitata messa a disposizione dal web, i consumatori hanno scoperto che il loro gusto non è più dettato dalle hit, i prodotti più famosi e pubblicizzati.

Gli utenti riversano sul web i contenuti da loro creati ma, allo stesso tempo, c’è una differenziazione dell’offerta non più soggetta a logiche di marketing ma orientata al gusto personalizzato del pubblico. E c’è una giustizia intrinseca tanto più splendida perché spontanea: il giudizio è fatto, sì, dalla maggioranza, ma sarà un giudizio sincero che premia il meritevole.

Così se Cliquot, come mi auguro, continuerà nella pubblicazione di opere dimenticate, diventerà probabilmente, nel corso degli anni, una delle prime nel campo.

Per il secondo esempio mi attengo ad alcuni avvenimenti:

  • Tra le categorie che hanno diritto all’accredito, il Salone del Libro di Torino ha incluso anche i blogger di siti letterari e/o editoriali.
  • Sui social si è parlato molto dell’astuta iniziativa di Einaudi: in occasione dell’uscita italiana di Annientamento di Jeff VanderMeer, la casa editrice ha organizzato una conferenza via Skype con l’autore, invitando anche alcuni blogger.
  • E infine una notizia appena sfornata. Il Maggio dei Libri per Nativi Digitali Edizioni diventa Il Maggio degli Ebook. Il Blog Tour mette in pratica quanto decantato dalla campagna “un libro è un libro” e ha qualcosa in più rispetto a #IOLEGGOPERCHÈ, dove gli “ambasciatori del libro” regalano libri a destra e a manca. il maggio degli ebook - nativi digitali edizioni

    Si promuove la collaborazione tra autori, editori, lettori e…blogger! Chi partecipa deve preferibilmente gestire un blog e segnalare da uno a tre ebook (o da uno a tre libri pubblicati in cartaceo). Dopo la scadenza delle iscrizioni si verrà ricontattati per pubblicare un post con la struttura indicata da Nativi Digitali. Non ci è dato sapere che cosa contenga questo post da completare con i propri commenti, sappiamo solo che sarà condiviso sui canali social della casa editrice per tutto il mese di maggio.

     

    Quante volte avete apprezzato un post su un blog (letterario) molto più di una recensione di un libro sui giornali? Quante avete trovato terribile un post o avete scambiato qualche commento con l’autore per dire la vostra?

    Aprire le porte ai prosumer è un bel rischio da parte delle case editrici che, fino a pochi anni fa, non avevano una risposta social-mente consistente e conducevano un dialogo riservato agli “addetti ai lavori”. È chiaro che anche la scelta dei blogger è stata accurata, ma non è andata a toccare la deontologia degli stessi.

    La critica letteraria “itinerante” (quella non stabile e non periodica dei blog) è il nuovo (new) new journalism: spesso e volentieri subentra la voce del cronista con il suo mondo interiore e il post è più un reportage di sensazioni che una recensione tradizionale, anche se dotato di argomentazioni degne di una testata giornalistica. Non mi riferisco al blog diario che è ancora strettamente personale, ma a uno spazio sul web imperniato di soggettività ma che riveste di valore la propria opinione. E, proprio come nel mercato editoriale della coda lunga, l’ultima parola sta sempre ai lettori che possono costruire il palinsesto di commentatori a cui affezionarsi.

    Credete che la perdita di confini netti tra produttori (editori), consumatori (lettori) e critici (insieme indefinito di giornalisti, blogger e quant’altro) possa influenzare il mercato editoriale? In modo positivo o negativo? Temete che il rapporto di “affiliazione” tra blogger e case editrici possa provocare una concorrenza sleale?

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