Copertina Bullet Park_CheeverAutore: John Cheever

Editore: Feltrinelli

Anno: 2012

Traduzione: Vanni De Simone

Pagine: 232

Prezzo (ebook): € 5,99

Prezzo (cartaceo): € 8,50

 

Bullet Park non esiste più, perché Bullet Park erano gli anni Sessanta inghiottiti dall’arrivo della modernità. Forse i più difficili da digerire per chi li ha vissuti a pieno, trovandosi incastrato tra una dimensione a lui agevole e un’altra troppo diversa da quella che era abituato a vivere.

Prima degli anni Sessanta il mondo era un posto abbastanza ordinato: c’erano uomini come Nailles che basavano il loro ruolo sull’autorità sessuale, e donne come la casta e pura Nellie. Entrambi a proprio agio con la materialità del loro mondo (“Lo smarrimento di un qualsiasi oggetto era per entrambi grave, quasi che le loro esistenze si reggessero su una qualche struttura di talismani”) che ben si coniuga con valori ormai scontati: famiglia patriarcale, agiatezza, un figlio maschio, il lavoro dell’uomo, l’angelo del focolare interpretato dalla donna, l’uomo sta sopra la donna sta sotto.

Bullet Park, nonostante sia un microcosmo interessante per osservare la borghesia conservatrice, fa parte di quello stesso mondo che sta cambiando e i personaggi di Cheever lo avvertono sempre nei loro pensieri e mai a voce alta. Nellie è in questo stato dopo aver visto due ragazzi che amoreggiano:

Le parve di aver visto una specie di rivoluzione sessuale che l’aveva lasciata sconcertata e depressa, e che nel contempo aveva azzerato tutto il suo entusiasmo per le composizioni floreali. […] Stava tornando a casa e, entro un’ora, sarebbe stata in grado di sbattere la sua porta su quel pomeriggio umido e sconcertante. Sarebbe tornata di nuovo se stessa, Nellie Nailles, la signora Eliot Nailles, onesta, coscienziosa, intelligente, casta, ecc. Ma se il suo equilibrio doveva dipendere da una porta chiusa, allora non era ignobile anche quello?

Edward Hopper - Room in New York
Edward Hopper – Room in New York (1932)

Al di là di osservazioni che possono essere facilmente etichettate come bigotte, rimane lo stupore di un individuo che ha avuto confini mentali ben precisi, dove, neanche lontanamente, è contemplata l’idea di due esseri umani dello stesso sesso che si scambiano effusioni. È come essere battezzati all’improvviso a una visione del mondo troppo diversa da quella a cui apparteniamo. Più chiaramente, se ricordate il mito della caverna di Platone, i personaggi di Cheever sono gli uomini incatenati fin dall’infanzia nella caverna, abituati a vedere il mondo attraverso le ombre proiettate sul muro e che, all’improvviso liberati dalle catene s’incamminano verso l’abbagliante luce del sole, verso l’uscita. Dapprima, persino le persone reali sembreranno immaginarie ai loro occhi rispetto alle ombre intraviste nella caverna.

Più che una confessione, la scrittura di Cheever mette a nudo senza reticenze, passando dalla prima alla terza persona.

La stranezza di quegli ambienti le diede non poco fastidio, quasi che nelle stanze della sua propria casa avesse inalato non soltanto tutto un complesso di consolidate convenzioni sociali ma anche una sorta di elisir che aveva finito per condizionare i cromosomi e le concezioni fondamentali della sua stessa esistenza. Il fetore estraneo di quell’atrio – un fetore ancestrale, in luoghi del genere – era come se la deprivasse di qualsiasi aspettativa morale.

Alcol e droghe accorrono a tamponare la disillusione degli abitanti di Bullet Park. Sono consumati in solitudine – o nella solitudine della folla – diventano rimedi indispensabili, quasi scontati, per tenere testa al tempo che passa. Si risolve la lotta per mantenere le apparenze, quello che le persone mostrano non è mai quello che pensano.

Nessun duro giudizio si scaglia contro i protagonisti, soltanto una profonda empatia perché continuano a mordersi la coda: ad ogni delusione corrisponde una nuova risposta per illudersi e ripiegare sulla felicità che li aspetta dietro l’angolo.

Edward Hopper - Nighthawks (1942)
Edward Hopper – Nighthawks (1942)

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