cover-630x945Autore: Jonathan Galassi

Editore: Guanda

Anno: 2015

Traduzione: Silvia Pareschi

Pagine: 252

Prezzo (cartaceo): € 18

Prezzo (ebook): € 9,99

Questa è una storia d’amore, è scritto nelle prime pagine de La musa, prima opera di Jonathan Galassi, editore della casa editrice statunitense Farrar, Straus and Giroux.

Proprio perché si tratta di una storia d’amore – quella tra i pochi che, secondo Galassi, adorano il libro come oggetto di culto – deve essere raccontata e “sentita” dai lettori, soprattutto se non sono i lettori di una volta.

Paul Dukach ha fatto della letteratura la sua vita (e la sua vita è diventata letteratura) divorando i libri dell’amata libreria di Hattersville, dov’è nato e cresciuto. La libreria è l’unico luogo, in una città “ferma all’epoca di Eisenhower”, che gli offre una finestra sul mondo e che gli farà conoscere Ida Perkins.

La figura ammaliatrice della poetessa sarà la costante presenza che intreccerà i destini di Paul, dei suoi amanti e delle due case editrici più importanti di New York, in perenne competizione: la Purcell & Stern e la Impetus Editions.

È l’editoria americana nata dopo la seconda guerra mondiale, quella nata un po’ per fortuna un po’ perché fatta da ricchi WASP senza grandi pretese culturali e che alla fine si sono trovati a pubblicare premi Nobel.

Galassi ci presenta le personalità che popolano una casa

Credit: Pieter van Hattem
Credit: Pieter van Hattem

editrice lasciando la storia di Paul per dilungarsi con nomi e descrizioni di scrittori, di editori eccentrici, spesso più viveur che figure professionali; del clima che si respira alla Fiera di Francoforte prima che il digitale fosse una certezza affermata.

La lentezza dell’editoria che fu, la cura con cui un libro veniva realizzato, quanto gli stessi scrittori venissero coccolati, sono tutti indizi di malinconia e nostalgia che percorrono l’intera opera. Non è difficile identificare Paul con lo stesso autore, erede di meccanismi editoriali che, tuttavia, presagivano un inevitabile cambiamento.

Non dimentichiamoci che si tratta di un romanzo e che, inevitabilmente, deve reggere una narrazione fino alla fine. Purtroppo se da un lato La musa è lo spettacolo di un’editoria che non abbiamo conosciuto, dall’altra si perde nelle maglie del racconto storico-editoriale. Non avvertiamo l’empatia con Paul, neanche quando realizzerà il suo più grande sogno, non viviamo con lui la liberazione sessuale e l’incubo dell’AIDS degli anni Ottanta, non ci sentiamo vicini ai destini dei tanti autori descritti e poi abbandonati dall’inizio del libro.

Pensate a un fossile sopravvissuto per secoli, migliaia di anni, arrivato fino a noi, implasmabile dai suoi spettatori. Il fossile porta con sé una storia che è inevitabilmente passata e che non potrà mai ripetersi. Galassi ha ottenuto lo stesso effetto: da romantico qual è ci ha raccontato il tempo idilliaco delle pubblicazioni quando la lettura poteva competere con altri tipi di intrattenimento, quando la letteratura era con la L maiuscola, quando i critici erano critici e i lettori rimanevano lettori.

Sarebbe stato altrettanto interessante vedere l’avvento del digitale con gli occhi di chi l’ha vissuto sul serio. Dei protagonisti dell’editoria contemporanea una piccola parte, alla fine del libro, è occupata da Medusa, un sito di commercio elettronico che sta “seminando il caos nell’editoria, vendendo sottocosto prodotti editoriali per sottrarre mercato alle librerie e ottenere un monopolio virtuale per libri cartacei e e-book”. I tentacoli della medusa si ancorano a un mestiere secolare e lo corrompono imponendo le proprie leggi.

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Jonathan Galassi, al tempo presidente dell’Academy of American Poets consegna il Tanning Prize al poeta James Tate, nel 1995.

È chiaro il riferimento all’azienda di Bezos ed è altrettanto chiara la severa presa di posizione nei suoi confronti. Gli esponenti di Medusa si impongono come nuove divinità nel pantheon dell’editoria ignorando il contratto tra editori e librerie, tra editori e lettori. E vincono.

L’editore deve indirizzare o inseguire i gusti del pubblico? Galassi stesso riconosce che gli editori devono necessariamente «adattarsi alle nuove tendenze», ma è ormai difficile che queste tendenze corrispondano sempre alla buona letteratura.

Per adesso la sua casa editrice è riuscita a mantenere una certa coerenza pubblicando premi Nobel, National Book Award, Galassi si è cimentato nella traduzione di Montale e Leopardi, ma i suoi timori sono fondati.

La mia risposta, sarà ottimista, ma è sempre: avere fiducia nei lettori.

 

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