carrie copertinaAutore: Stephen King

Editore: Bompiani

Anno: 2013

Traduzione: Brunella Gasperini

Pagine: 211

Prezzo (cartaceo): € 14

La storia del romanzo di Carrie inizia negli anni Settanta, con uno scrittore esordiente che trova un posto da insegnante nella cittadina di Hampden, a 6400 dollari l’anno, che abita con la moglie in una roulotte nel “buco del culo del mondo”, pardon, ad Hermon (Maine), “l’ascella del mondo”, come si correggerà King dopo le proteste degli hermoniti.

Come ogni storia Stephen King parte dalla sua quotidianità, dai ricordi, niente che il lettore possa ritenere estraneo e ampolloso. E come ogni opera nata da un talento innato, avrà una genesi contorta che solo lo scrittore potrà conoscere e rileggere quasi con sofferenza. Un’idea di tutto questo possiamo ritrovarla in On Writing: Autobiografia di un mestiere.

In occasione di un lavoretto come portiere in una scuola, il vecchio Stevie scopre i segreti dei bagni delle donne: niente orinali, box docce con tende per la privacy e distributori di cose che il suo simpatico collega di lavoro chiama “Tappapassere”. Immediatamente fulminato da una reminiscenza lontana, King salta su un’altra parete dell’inconscio e ricorda di aver immaginato uno spogliatoio con docce senza tende e di una ragazza presa nel momento d’inizio del ciclo mestruale, inconsapevole di cosa si tratti. Crede di morire, ma le sue compagne scelgono di prenderla in giro lanciandole gli assorbenti. Lei reagisce grazie al potere della telecinesi.

La prima edizione di Carrie
La prima edizione di Carrie

La storia rimase per un po’ al calduccio, a incubare in quel limbo che non è coscienza, ma non è nemmeno totale inconsapevolezza. Prima che mi mettessi a tavolino una sera per fare un tentativo, avevo iniziato la mia carriera di insegnante. Compilai tre pagine a spaziatura singola, poi le accartocciai disgustato e le gettai via. […]

A me scrivere riesce sempre al meglio quando è un fatto intimo, sensuale come pelle sulla pelle. Con Carrie avevo la sensazione di aver addosso una muta di gomma che non potevo sfilarmi.

(Stephen King, On Wtiting, Sperling & Kupfer, 2010) 

La storia dell’opera inizia con una storia d’amore che, dopo il primo appuntamento, non ingrana affatto.

Stephen King era approdato nella psicologia femminile, adolescenziale per giunta, ed era completamente insensibile alle vicende di Carrie. Insomma provava quello che tutti i personaggi del romanzo avrebbero provato nei confronti della protagonista.

Difficile rendere credibile il fanatismo di Margaret White, madre di Carrie, che la isola dal mondo perché frutto del peccato e che trasforma l’immagine divina nel suo contrario.

Difficile guardare con gli occhi dell’adulto al mondo offuscato dell’adolescenza e della scuola, alle coercizioni dei compagni bulli.

Difficile ma non impossibile se, come il Re, si rovista nella provincia americana, la si rivolta come un sasso per scoprire il marciume sottostante. Questo è il luogo dove Chris Hangersen agisce incontrollata, la figlia di papà dal visino d’oro e dal cuore putrido, che arriva alla perversione e all’odio insensato per Carrie.

Sotto il sasso c’è anche Sue Shell, simile ma non uguale all’amica. Lei è, inconsapevolmente, il motore di una parte della storia: le sue visioni da mogliettina borghese destinata al ragazzo più Popolare della scuola la terrorizzano, fino al punto da combattere tra l’egoismo civettiero e una traccia della vita adulta, il senso di colpa.

Come in ogni liceo americano che si rispetti Tommy Ross è il ragazzo più bello e ambito che, tuttavia, King sradica dal tipico adolescente senza cervello e, sotto la superficie, nasconde quasi una modestia che lo dota di un briciolo d’intelligenza. Non si farà inglobare passivamente dal potere ottuso della fama, anche se ne rimarrà ingiustamente vittima.

Infine Carrie. La tacita, complessata e vittima Carrie White. Una vittima che uccide centinaia di persone e distrugge parte della città.

La locandina del film di Brian De Palma del 1976
La locandina del film di Brian De Palma del 1976

Sì, questo è decisamente King, sempre chiaro e mai implicito nel messaggio al lettore. Tanto che la conclusione dell’opera è nota sin dall’inizio: articoli di giornale, pezzi tratti da libri, testimonianze del processo, ritmano la narrazione anticipando gli eventi, come a dire che sì, si sta andando proprio dove immaginate, ma come ci arriveremo?

E nonostante tutto, siamo pronti a giustificare Carrie White. Sarà capitato a tutti di essere vittima impotente di torti prolungati, magari proprio da parte dei cloni di Chris Hangersen. Pensate alla vostra reazione, ora pensate alla reazione che avreste avuto con i poteri di Carrie.

La sera dopo, tornato a casa da scuola, trovai Tabby con le pagine che avevo scartato. Le aveva viste mentre svuotava il mio cestino, aveva ripulito i cartocci dalla cenere delle sigarette, li aveva lisciati e letti. Voleva che andassi avanti, disse. Voleva sapere come andava a finire. Le risposi che non sapevo un bel cazzo di niente di studentesse di liceo. Lei mi disse che mi avrebbe dato una mano. Aveva abbassato il mento e sorrideva in quel modo così accattivante. «Questa l’hai centrata», disse. «Lo dico sul serio.»

(Stephen King, On Wtiting, Sperling & Kupfer, 2010) 

La storia di Carrie si conclude con i diritti del libro venduti a 400.000 dollari e l’avvio di una delle carriere più prolifiche mai esistite.

E noi ringraziamo Tabby, probabilmente custode e protettrice del talento di un King in cerca di conferme.

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