_Cimiterosenzalapidi_1325589428Autore: Neil Gaiman

Editore: Mondadori

Anno: 2009

Traduzione: Giuseppe Iacobaci e Elena Molho

Pagine: 217

Prezzo (cartaceo): € 9,50

Prezzo (ebook): € 6,99

Capiterà di dimenticare il nome di un autore, persino il nostro preferito, che so, in un momento dove magari stiamo spiegando la nostra passione a un pubblico di uditori o in un altro dove siamo intenti a cercarlo nella libreria.

Daremmo la colpa alla sbadataggine, saremmo irritati per averlo proprio lì sulla punta della lingua, ma dentro di noi avremmo paura. Lo stesso timore di quando un libro non viene pubblicato da anni, vittima delle maglie del marketing.

O, addirittura, pensate se anche gli altri dimenticassero quei libri, se decidessero di bruciarli.

Per quanto possiamo dimenticare parole, concetti, idee, lettere necessarie per scrivere il nome straniero del nostro autore, siamo sicuri di non dimenticarci delle sue storie. Una volta lette ci impegneremo a ricordarle, «diventeremo noi gli autori», «diventeremo i loro libri»1.

Se non ricordate alcuni dei racconti che fanno parte de Il cimitero senza lapidi e altre storie nere non preoccupatevi, potrete sempre sfogliarli e gustarli di nuovo. In un modo o nell’altro le narrazioni brevi in prosa ci aprono sin da piccoli al mondo delle storie immaginarie: la fiaba ci conforta con il lieto fine, poi la favola – usata come sinonimo della precedente ma con diverse caratteristiche – ci introduce al mondo reale. Prima di arrivare al romanzo passiamo per il racconto che, rispetto alle altre due, è una più generale narrazione, dai tratti indefiniti, che s’insinuerà negli spazi di tempo che avremo a disposizione e non ci abbandonerà mai.

Secondo Gaiman il racconto horror è uno di questi, ma è difficile relegarlo a una fiaba o una favola. Anche Neil, dopotutto, è un tipo che sfugge alle facili etichette: appassionato di mitologia? Nerd dei fumetti? Narratore di fiabe per bambini? Niente di tutto questo perché la verità sta nel mezzo.

Ho già parlato della sua capacità di partire dalla tradizione per stravolgerla fino a creare nuovi significati, nuovi stili. È come se si fosse nutrito dei fondamenti della narrazione moderna (tema del viaggiotema delle divinità, della religione in chiave non proprio canonica) e li avesse fatti così tanto suoi che sarebbe patetico definirlo un sacrilego, anche dal più ligio dei conservatori.

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Il titolo originale dell’opera è M is for Magic e ricorda, non a caso, R is for Rocket e S is for Space, due raccolte di racconti di Ray Bradbury, il vero destinatario della raccolta di Gaiman.

Quelli che da ragazzo erano i miei scrittori di racconti preferiti sono – per la maggior parte – i miei scrittori di racconti preferiti ancora adesso. Gente come Saki o Harlan Ellison, come John Collier o Ray Bradbury.

Stregoni dei particolari che, con sole ventisei lettere e un mucchietto di segni d’interpunzione, erano capaci di farti ridere e di spezzarti il cuore, il tutto nell’arco di una manciata di pagine.

Tra favola e racconto leggeremo Il cimitero senza lapidi, storia di un bambino cresciuto e allevato dai defunti di un cimitero; Il ponte del troll uno dei componimenti più struggenti sulla crescita e la morte; Ottobre sulla sedia in cui i mesi dell’anno si raccontano storie; Cavalleria dove Galaad, nientepopodimeno che il figlio di Lancillotto, cercherà di recuperare il Santo Graal finito sul caminetto di un’anziana signora; Come parlare con le ragazze alle feste, sulla crescita e la difficoltà di rapportarsi con il sesso opposto in un’età cruciale come l’adolescenza, con un pizzico di soprannaturale; un vero e proprio hard boiled con Il caso dei ventiquattro merli.

E poi altri racconti che è impossibile riassumere in poche righe. Una vera prova di stile da parte di Gaiman, in grado di padroneggiare più tipi di narrazioni e torcerle a suo piacimento, con immancabile ironia.

C’è un sapore quasi classico che si aggira tra le pagine e stimola il pensiero di storie destinate a diventare soltanto una piccola parte dell’immaginazione sconfinata che nascondono, e proseguire per diventare un romanzo. Questo esercizio, però, è lasciato ai lettori: bambini ragazzi o adulti che siano, riusciranno a ricavare un loro significato, oppure semplicemente dimenticheranno, non senza aver chiuso il libro con una leggera inquietudine.

Se la fantascienza di Ray Bradbury è stata tanto potente da avvicinare lo spazio e andare da un capo all’altro dell’universo, Gaiman ha la stessa capacità evasiva del suo autore preferito e ci ricorda che la magia è in ogni dove, basta solo aprire il libro.

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[1] Tratto da The Man Who Forgot Ray Bradburytributo di Neil Gaiman per i 91 anni dello scrittore. Anche da ascoltare.

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