Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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Sono passati a un comportamento decisamente sessuale. Lei sbatte le palpebre; quelle di Orin si chiudono. C’è un languore tattile concentrato. Lei è mancina. Non c’entra la consolazione. Iniziano la cosa con i bottoni l’uno dell’altro. Non c’entra la conquista o la cattura forzata. Non c’entrano le ghiandole o gli istinti o il brivido che spacca il secondo o il chiodo fisso di doverti lasciare andare; non c’entra neanche l’amore né l’amore per qualcuno che desideri dentro di te, dal quale ti senti tradito. Non c’entra l’amore e non è mai l’amore, che uccide chi ne ha bisogno. Al punter sembra riguardi la speranza, una speranza immensa, grande come il cielo, di trovare qualcosa nella faccia fremente di ogni Soggetto, un qualcosa che propizierà la speranza, in qualche modo, che pagherà il suo tributo, il bisogno di essere sicuro che per un momento lui la possiede, ora l’ha vinta a qualcuno o qualcos’altro, qualcuno che non è lui, ma ora in questo momento lui la possiede e lui è ciò che lei vede e tutto quello che lei vede, e non è una conquista ma una resa, e lui è difesa e attacco e lei nessuna di queste due cose, nient’altro se non questo unico suo secondo di amore, di-lei, e gira mentre compie un arco, non quello di lui ma l’amore di lei, che lui possiede, questo amore (via la camicia ora, nello specchio), che per un secondo lei lo ama troppo per poterlo sopportare, che lei deve (lo sente) averlo, deve prenderlo dentro di sé oppure tutto si dissolverà in qualcosa che è peggio del niente; che tutto il resto non conta: che il suo senso dell’umorismo se n’è andato, i suoi piccoli dolori, trionfi, ricordi, le mani, la carriera, i tradimenti, la morte dei suoi animaletti – che ora dentro di lei non c’è nient’altro che un vuoto vivido e il suo nome: O., O. Che lui è l’Unico.

(David Foster Wallace, Infinite Jest,  traduzione di Edoardo Nesi con la collaborazione di Annalisa Villoresi e Grazia Giuia, Einaudi, 2006)

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