Oltre a rimanere inconsapevole del suo successo, Polidori non sapeva neanche che con Il Vampiro aveva dato inizio alla produzione gotica che vedeva la creatura protagonista. Gli anni successivi saranno fondamentali per stabilire i capisaldi del genere.

Probabilmente ancora non si poteva parlare di diffusione a un vasto pubblico, ma Polidori aveva dato voce e dignità letteraria alle miriadi di leggende che si rincorrevano nell’est europeo.

Prima di arrivare al vampiro per eccellenza, volevo fare un’incursione nella moda vampiresca che si diffuse in letteratura dalla metà dell’Ottocento in poi. È un po’ come indagare nella produzione industriale di libri sui vampiri che seguì l’uscita di Twilight, con una piccola differenza: qui si è alle origini, non c’è nessun precedente tanto famoso a cui rifarsi e si cerca di comprendere come il vampiro sia arrivato alla maturazione rispondendo a esigenze culturali e di intrattenimento.

Per adesso si parla ancora di produzioni brevi, di racconti, che spesso compaiono sui giornali seguendo la tradizione dei penny dreadful.

Philip Burne-Jones, Il vampiro, 1897.
Philip Burne-Jones, Il vampiro, 1897.

So che le incursioni nel mare magnum della produzione ottocentesca non giocano lo stesso fascino delle produzioni più celebri e attuali. Quante volte avete fatto a botte con l’idea romantica del classico per ritrovarvi di fronte narrazioni lente e ampollose?

Io stessa, però, ho dovuto ricredermi se pensate che andare alle origini del vampiro era come frugare in reperti storici sotto gli occhi di tutti ma nascosti alla vista.

E dunque, tra le produzioni letterarie singolari di questo periodo mi sono stupita nel leggere due racconti: La morta innamorata (1936) di Théophile Gautier e Carmilla (1872) di Sheridan le Fanu.

Se il vampiro di Polidori è un aristocratico che dimostra la sua natura spietata nell’abbindolare innocenti fanciulle e nel rovinare la vita altrui al tavolo da gioco, tutta la sua carica erotica così celata ai nobili inglesi, viene recuperata da Gautier in una delle narrazioni più sensuali del tempo che mi sia capitato di leggere.

Il suo brevissimo racconto narra la storia di un giovane che nel momento della presa dei voti si innamora perdutamente della bellissima cortigiana Clarimonde.

Da questo momento in poi sarà perseguitato dal suo ricordo e dal pentimento della scelta ecclesiastica, in un gioco che alterna sacro e profano. Fino a scindere il protagonista in una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde:

Di giorno ero un prete del Signore, casto, che si occupava di preghiere e di cose sante; di notte, appena chiusi gli occhi, diventavo un giovane signore, fine intenditore di donne, cani e cavalli, incline al gioco, al bere e alle bestemmie. E quando all’alba mi svegliavo, mi sembrava invece di addormentarmi e di sognare d’esser prete.

Ancora una volta, caratteristica principale del vampiro è una bellezza ipnotica tanto da risultare ferale agli occhi dei religiosi. Ricorre la capacità della creatura di esaudire i più infidi desideri umani, quelli che sono nascosti nel più profondo del subconscio, al limite tra la lussuria e il dolore.

Non si parla però di canini – Clarimonde si serve di uno spillo per ottenere il sangue dell’amato –, come neanche della repulsione per la luce del giorno anche se la vita della vampira si svolge soprattutto di notte. Si menziona ancora una volta l’aspetto pallido che riprende vita alla vista del sangue.

Le mie vene allora erano ricche e non si sarebbero esaurite tanto presto: non mercanteggiavo la mia vita a goccia a goccia. Mi sarei piuttosto aperto il braccio da solo e le avrei detto: «Bevi! E che il mio amore s’infiltri nel tuo corpo con il mio sangue».

Dalla rivista The Dark Blue (1872)
Dalla rivista The Dark Blue (1872)

È interessante vedere come da qui alle produzioni successive e poi nella cinematografia, si stabilisce un amore che diventa dipendenza erotica tra vampiro e vittima. La condivisione del sangue travalica i significati familiari e diventa un legame profondo e incomprensibile ai vivi.

Lo stesso accade in Carmilla la vampira più famosa del tempo grazie anche alla fama del suo autore, scrittore di racconti paranormali e fantastici.

La storia è quella di Laura, nobile fanciulla che vive con il padre in un castello nella Stiria, in Austria. La solitudine della ragazza viene allietata dall’arrivo inaspettato di una misteriosa fanciulla, all’apparenza cagionevole di salute. Un legame saffico, mai esplicito, le legherà fino alla fine e la lunga seduzione del vampiro si trasforma in una caccia infinita che fa leva sulle debolezze umane, prima fra tutti la solitudine.

L’amore è unidirezionale e non osmotico: più Laura si sente debole e più Carmilla riacquista vita e salute. Al contrario dei vampiri incontrati fino ad ora, la creatura ha un colorito naturale e umano, compaiono «denti davvero aguzzi – lunghi, sottili, a punta, come punteruoli, come aghi» e, di conseguenza, le punture sul collo.

A volte arrivava la sensazione simile ad una mano che scorresse dolcemente lungo la mia guancia e lungo il collo. Altre era come se calde labbra mi baciassero, sempre più a lungo e più amorevolmente mentre raggiungevano la mia gola, ma lì la carezza si fissava. Il mio cruore batteva più velocemente, il mio respiro di alzava e ricadeva rapido e profondo; sopravveniva a quel punto un singhiozzare, che proveniva dal mio senso di soffocamento.

Carmilla rimane uno dei vampiri immortali che anticipa Dracula di Stoker e continuerà a vivere nell’immaginario popolare anche grazie agli adattamenti cinematografici come Vampyr – Il vampiro, film di Dreyer del 1932 o Il sangue e la rosa  di Roger Vadim.

Libri citati:

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