Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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Con una sigaretta che gli pendeva all’angolo della bocca, aveva detto:”Portami la cassetta degli attrezzi, baby.”

Lei era rimasta sbalordita. Aveva aperto e chiuso la bocca due volte, come un pesce fuori dall’acqua, prima di riuscire a emettere un suono. “Io…non ti porto niente! Mi hai quasi amm…maledetto bastardo! E poi è zozza!”

Lui si era voltato e l’aveva guardata senza espressione. “O me la porti o domani sera io non porto te a quel fottuto incontro di pugilato.”

“Gli incontri di pugilato mi danno il vomito!” Non c’era mai stata, ma la sua rabbia non ammetteva mezzi termini. I suoi amici la portavano ai concerto rock, che lei effettivamente odiava: quando ne uscivano pareva che non si fossero lavati per qualche settimana.

Lui aveva alzato le spalle, era tornato vicino alla ruota e aveva cominciato ad alzare il crick.

Lei gli aveva portato la cassetta degli attrezzi, imbrattando di grasso il golf nuovo di zecca. Lui aveva grugnito, senza voltarsi; la maglietta gli era uscita dai jeans, e la pelle della sua schiena era liscia, abbronzata, guizzante di muscoli. Era rimasta a guardarlo affascinata, con la punta della lingua all’angolo delle labbra. Lo aveva aiutato a estrarre la ruota, sporcandosi le mani.

A lavoro finito, c’erano delle enormi macchie di grasso sia sul suo golf sia sulla costosa gonna rossa.

“Se pensi che…” aveva cominciato appena lui s’era messo al volante.

Billy era scivolato lungo il sedile e l’aveva baciata, con le mani che si muovevano pesantemente sul suo corpo, sui fianchi, sui seni. Aveva odore di brillantina e di sudore, e il fiato che sapeva di tabacco. Alla fine lei era riuscita a divincolarsi, e s’era guardata, cercando di riprendere fiato. Il golf era ormai tutto una macchia di grasso e polvere. L’aveva pagato venti dollari e settantacinque e ora era buono per la spazzatura. Era intensamente, quasi dolorosamente eccitata.

“Com’è che spiegherai questa faccenda a casa?” aveva chiesto lui, baciandola di nuovo. Le era sembrato che le sue labbra sogghignassero.

“Toccami” gli aveva detto all’orecchio. “Toccami tutta. Sporcami tutta.”

Lui l’aveva fatto. Una calza si era strappata come una bocca che si apre. La gonna, già corta, era stata rialzata rudemente fino alla vita. La stringeva con bramosia, senza la minima delicatezza. E qualcosa, forse quello, forse l’aver  visto la morte in faccia, l’aveva portata a un’improvviso, violento orgasmo.

Era andata all’incontro di pugilato con lui.

(Stephen King, Carrie, traduzione di Brunella Gasperini, Bompiani, pp. 97-98) 

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