Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

Jean-Jacques Henner – Andromeda

Sabina era rimasta sola. Ritornò davanti allo specchio. Era sempre in mutandine e reggiseno. Si mise di nuovo la bombetta e rimase a lungo a osservarsi. Si meravigliava lei stessa di inseguire da così tanti anni un istante perduto.

Una volta, molti anni prima, Tomáš era andato da lei ed era stato attratto dalla bombetta. Se l’era messa ed era stato a guardarsi nel grande specchio che anche allora, come qui, era appoggiato al muro dello studio praghese. Voleva sapere come gli stava l’aria da sindaco del secolo scorso. Quando poi Sabina aveva cominciato lentamente a spogliarsi, lui le aveva messo la bombetta in testa. Erano rimasti davanti allo specchio (ci stavano sempre davanti quando lei si spogliava) e vi si erano guardati. Lei aveva indosso soltanto la biancheria intima e la bombetta in testa. Poi, all’improvviso, lei aveva capito che quella vista li eccitava entrambi.

Com’era possibile? Ancora un istante prima la bombetta che aveva in testa le era parsa un semplice scherzo. C’è forse soltanto un passo tra ciò che è comico e ciò che è eccitante?

Sì. Quando quella volta si era guardata nello specchio, nei primi istanti non vi aveva visto altro che una situazione buffa. Ma immediatamente il comico era stato sommerso dall’eccitazione: la bombetta non era più uno scherzo, significava una violenza; una violenza fatta a Sabina, alla sua dignità di donna. Si vedeva con le gambe nude, con le mutandine sottili attraverso le quali si intravedeva il triangolo del pube. La biancheria intima sottolineava la grazia della sua femminilità e il cappello duro da uomo quella femminilità la negava, la violentava, la metteva in ridicolo. Tomáš le stava accanto, completamente vestito, sicché ne risultava che l’essenza di ciò che entrambi vedevano non era affatto uno scherzo (anche lui avrebbe dovuto essere in biancheria intima e con una bombetta in testa), bensì l’umiliazione. Invece di rifiutare quell’umiliazione, lei la sfoggiava orgogliosamente e con provocazione, come sottomettendosi volontariamente e pubblicamente a uno stupro, e all’improvviso, incapace di resistere oltre, aveva rovesciato Tomáš a terra. La bombetta era rotolata sotto il tavolo mentre loro si dimenavano sul tappeto davanti allo specchio.

[Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, traduzione di Antonio Barbato & Giuseppe Dierna, Adelphi, 1989]

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