Condividere le proprie letture per me è come farsi un selfie, di quelli che si scattano nei bagni, gli occhi attenti all’obiettivo riflesso nello specchio e alle spalle la luce del flash che brilla sulle mattonelle e sull’immancabile water.

L’obiettivo è sempre stato una cosa seria, un occhio indiscreto a causa dei suoi limiti. Il risultato è un’immagine di noi, in un immediato passato, al quale avremo lasciato un pezzo d’identità nostra o altrui, magari recitata. E io lascio sempre un pezzo che non mi piace, probabilmente perché non so recitare.

Tutto questo vale per la mia immagine, per la mia incapacità di creare uno specchio, per la volontà di essere sempre sincera, anche con dei perfetti sconosciuti. Come faccio a capire cosa mostrare?

Poco tempo fa ho visto la foto di una ragazza, un selfie, una di quelle che domano gli obiettivi, i colori, l’illuminazione, tutto per dare il meglio di sé. Di questa ragazza vedevo solo gli occhi, scuri e ipnotici, incorniciati dai capelli biondi e da un cappello nero. Il resto della faccia era coperto da un libro di Wallace: La ragazza dai capelli strani. Gli occhi sorridevano guardando all’insù, probabilmente per l’ilarità di aver trovato un titolo che evidentemente la rappresentava.

Sugli scaffali delle librerie i libri urlano come venditori placidi, ma dai colori sgargianti, fascette altisonanti, foto mal photoshoppate o copertine equilibrate in tutte le loro parti. Insomma anche i libri devono raccontarci qualche bugia, quando non sappiamo niente di loro, e lo fanno da sempre, da quando sorridevano sornioni sulla biblioteca dei grandi signori.

Ma l’identità del libro appena stampato è incompleta, l’altra metà la troverà, se sarà fortunato, nell’opinione dei lettori che, a loro volta, saranno inevitabilmente plasmati, guardati da un obiettivo interno ed esterno allo stesso tempo.

Ecco perché oggi voglio essere un libro aperto, andare oltre il selfie (anche se il mio bagno non è niente male) e offrirvi riflessioni sui migliori libri letti quest’anno:

Capire Salingeri giovani. tre racconti-copertinaAvevo apprezzato Il giovane Holdenma probabilmente non l’avevo capito. Il classico senza età, ancora letto dalle giovani generazioni e non solo: belle frasi per le fascette promozionali. La verità è che sono una phony, la verità che la volontà di opporsi all’ipocrisia per ricercare disperatamente l’autenticità – una verità fatta anche di guerra che tutti hanno lasciato passare come se niente fosse – è di un adolescente chiamato Holden, quanto mia.

La verità è che Salinger, e uno scrittore in generale, non può essere capito con la lettura di una sola opera.

Leggendo Nove Racconti e I Giovani ho rivalutato Salinger in un modo che non mi aspettavo. Chi guarda con occhi senza le lenti dell’ipocrisia è il protagonista di tentativi comunicativi che si risolvono in un silenzioso fallimento. A riempire la scena è la messa in scena di chi tenta di mostrare qualcosa che non è e, mentre le pagine si riempiono di dialoghi dal significato vuoto, i gesti si fanno importanti e le parti descrittive, quelle due righe magari alla fine del racconto sono destinate a contenere una forza disarmante:

A passi veloci, andò dritta su per le scale nella parte della casa della madre di Lucille Henderson vietata a giovani mani che brandivano sigarette accese e bicchieri da cocktail gocciolanti. Rimase di sopra quasi venti minuti. (I giovani)

 

PanoramaNN_cover_Pincio_web è l’ultimo romanzo di Tommaso Pincio ed è una storia necessaria. Necessaria perché nessuno aveva proposto un’analisi così spietata ma sincera, nella sua pacatezza, della realtà virtuale. Non intendo il mondo dei giochi, ma quello che apriamo ogni giorno da circa otto anni a questa parte. I social network, ormai spazi che emulano la tridimensionalità con stadi separati: le altezze e le larghezze sono alterate dalle foto sgargianti, gli spazi sono occupati dalla scrittura a metà tra il parlato e il flusso di coscienza. E ancora, le battaglie si combattono a suon di odio insensato nella giungla di Internet. Il protagonista, il lettore puro Ottavio Tondi, fa parte di un mondo più sensibile ai cambiamenti, quello dei libri.

Non una critica senza risposta, ma il racconto di uno stato di cose e la domanda, forse destinata a rimanere senza risposta, di dove proseguirà la comunicazione.

 

L'opera struggente di un formidabile genio_copertinaL’opera Struggente di un formidabile genioDave Eggers, cotta e rivelazione del mio 2015. L’opera di esordio, autobiografica, è così potente da vantarsi di esserlo, nata dalla consapevolezza di lasciare un solco nelle vite altrui.

Il trauma della morte dei genitori mascherato dalla mobilità da una città all’altra, da uno stato emotivo all’altro. Le ipocrisie della tipica educazione per una tipica vita americana.

Poi però, ho letto le opere successive e Dave non è stato all’altezza del compito, tanto che viene da chiedersi perché le abbia scritte e pubblicate. A modo mio, ho provato a parlarne con il diretto interessato, non qui, ma su Holden & Company che mi ha gentilmente ospitato.

C’è un lieto fine: Dave si è salvato in corner con I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? opera di soli dialoghi e resoconto della disillusione americana.

 

L’incubo di Hill House1233HILL_HOUSEmaestra di Stephen King, maestra dell’horror. Ho divorato L’incubo di Hill House e ho imparato che gli orrori vengono prima da noi, dalle gabbie immaginarie che, quando non possono più entrare nella nostra mente, si manifestano all’esterno. Vi ho parlato di mostri o fantasmi? Assolutamente no, siete voi che scegliete che cosa vedere.

Oltre all’incubo di Hill House, se volete iniziare con qualcosa della Jackson, breve e leggero, il mio consiglio è La lotteria, il suo racconto di esordio sul New Yorker che mi ha convinto: è una delle mie scrittrici preferite.

 

quella luce negli occhiQuella luce negli occhi:  da Bennett Sims ho imparato a non sottovalutare l’orrore che non deve significare per forza terrore. Orrore è anche una lenta riflessione sull’essere zombie, su quanto dopo la vita cosciente un non-morto conservi parte della vita precedente, forse. Riflessione sulla (non) morte ma anche sulla vita, sul significato delle proprie azioni collegate a chi ci sta accanto.

 

 

 

Stephen King: Carrie l’opera d’esordio dove capovolge il bene e il male: il bullismo verso una  povera adolescente, vittima del fanatismo religioso della madre; vendetta; la vita marcia della borghesia americana in un piccolo centro.

Salem’s Lotuna storia di vampiri, dove i vampiri ne escono sì malvagi, ma meno subdoli della carabina che si nasconde dietro la porta, pronta a essere usata se le voci del paese dicono che il forestiero sta minacciando la comunità. Il libro è stato una rivelazione all’interno del percorso che ho dedicato alle figure dei vampiri in letteratura.

L’ombra dello scorpioneun’epidemia stermina la maggior parte della popolazione terrestre; il viaggio di due “compagnie” una del bene, l’altra del male, pronte a contendersi la rinascita dell’umanità. Se il male è quello che è, il bene non può definirsi tale, non sarà mai puro fino in fondo, quando parliamo di uomini.

Ogni anno potrebbe essere l’anno di Stephen King per quanto ho ancora da leggere.Senzanome

 

Una cosa divertente che non farò mai piùUna cosa divertente che non farò mai piùho odiato Wallace per Infinite Jest, l’ho odiato perché invece di farsi comprendere rendeva tutto più difficile. Poi l’ho amato con La ragazza dai capelli strani e, soprattutto, con il resoconto della crociera extra-lusso. L’ho conosciuto meglio, scoprendo individuo quasi colpevolmente consapevole della sua bravura. Il dubbio per Wallace non era come tenere separati la vita privata dalla vita pubblica, ma come gestire la sua immagine pubblica, terrorizzato com’era dall’attribuzione di un personaggio, di una personalità, da parte di lettori e spettatori, che molto probabilmente gli sarebbe andata stretta.

 

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