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Dal film A Scanner Darkly – Un oscuro scrutatore (2006)

C’era un uomo, Bob, che aveva una vita troppo uguale a se stessa. Ora è un anonimo individuo, che gioisce per ogni piccolo evento che gli porti un piacere simile alla felicità, vive con gli amici, e qualche volta si spara una pasticca di sostanza M.

Bob è anche Fred, un agente della narcotici che indossa una tuta deindividuante: nessuno, neanche tra i colleghi, conosce la sua identità perché la tuta proietta su di lui milioni di rappresentazioni di uomini, donne e bambini.

Ben presto Bob si ritrova a spiare e spiarsi nei momenti in cui è con gli amici. La gioia è la stessa quando non viene condivisa? L’uomo è lo stesso quando è osservato?

Quale identità da rappresentare, quale scegliere, il terrore del prigioniero portato a spiare se stesso con la costruzione, tutta psicologica, del Panopticon, Dick ha raccontato a modo suo il suo tempo e forse anche il futuro. Molte delle paure contemporanee sembra si siano sgonfiate, come se fossero roba vecchia e non avessero trovato il tempo per essere digerite.

A chi dice che la distopia è arrivata dovrebbe specificare quale e in che stadio ci troviamo (regime del terrore? Società di massa? Controllo tecnologico?). Pensando allo scandalo NSA: collezioni di metadati di chiamate, dati di navigazione, profili Facebook, YouTube, ricerche su Google di privati cittadini, erano controllate a tappeto. È sembrata un cosa troppo grande. Si è avuta la sensazione che magari solo chi era colpevole avrebbe pagato e che, in fondo, eravamo immersi in miliardi di dati.

Se la vediamo in questo modo Watchlist con il monito “Oggigiorno siamo tutti osservati”, non porta niente di nuovo e lo sappiamo ogniqualvolta pubblichiamo uno status, una foto, un video. Watchlist, la lista che, in economia, indica il monitoraggio di attività finanziare di interesse, per Bryan Hurt, il curatore della raccolta, si veste di un nuovo significato: qual è la differenza tra osservare e sorvegliare?

Osservare è un’attività occasionale, quasi inconscia, quando qualcuno o qualcosa attira l’attenzione, implica il semplice gesto di guardare ed esaminare per breve tempo; sorvegliare è vigilare per controllare, per impedire che qualcosa si verifichi, nel bene e nel male.

Sono attività che eliminano l’agire fisico e racchiudono uno dei processi cognitivi più semplici e sorprendenti: la conoscenza. Osservare e sorvegliare per conoscere chi abita il mondo al di fuori di noi. Se prima a osservare e sorvegliare era al massimo il vicino di casa, ora il rapporto si trasferisce al digitale e chi lo fa è un perfetto sconosciuto.

Qualsiasi manufatto umano riflette il pensiero e il tempo di chi l’ha prodotto e viene continuamente plasmato dalla volontà di coloro che si trovano a utilizzarlo. Così abbiamo pensato di deresponsabilizzarci e dare la colpa alla tecnologia. Per colpa di chi, altrimenti, potremmo spiare sconosciuti? Ma vi immaginate incolpare un oggetto inanimato, un software e così via?

Alcuni racconti di Watchlist sondano gli anfratti più oscuri dell’abuso tecnologico, gli strumenti si allontanano dall’idea originaria che li aveva generati per scopi diversi.

Un uomo il cui username è OceanShoreStud27, attira la mia attenzione. Il suo profilo non dà molte informazioni, ma voglio saperne di più. Inserisco una foto in un motore di ricerca per immagini e trovo altri suoi profili su altri siti. Si chiama Derek Carrington. Ha trentasette anni, è della bilancia, lavora nella finanza, ha un blog dedicato alla pesca sportiva, che pratica. Trovo le canzoni che ascolta più spesso sul BoomboxFM e una lista dei film che ha valutato su Moviemaniacs.com.

Quello che mi fa battere davvero forte il cuore è la foto satellitare di casa sua. Si trova a pochi chilometri da qui e ha un cortile sul retro e una piscina. Zoomo il più possibile finché le tinte blu della piscina diventano enormi riquadri pixelati. Mi immagino seduta a bordo piscina con Derek, i nostri gemelli che sguazzano in quell’opera d’arte astratta.

Vengo.

(da Il nostro nuovo quartiere, Lincoln Michel, p. 239)

Dal film A Scanner Darkly - Un oscuro scrutatore
Dal film A Scanner Darkly – Un oscuro scrutatore (2006)

Ne Il nostro nuovo quartiere, un uomo costruisce il proprio impero delle dimensioni di un quartiere di villette, aspirando a creare una società perfetta, dove ogni minimo peccato è raccolto e catalogato grazie a droni, social network e siti di incontri.

La tecnologia alimenta una dipendenza come in Relive Box, di Tom Coraghessan Boyle: una consolle permette di essere spettatori del proprio passato, ricordando date e orari di un avvenimento che si vuole rivivere e trasmettendolo come se fosse un film. È vivere nel passato fino alle estreme conseguenze, fino all’annullamento di ogni cognizione della propria identità e della vita.

Identità, questa cosa informe che si rigenera e si maschera quando è osservata, fino a espandersi nella percezione dell’altro in un numero indefinito di fantasie. Tale esercizio è quello che si avvia quando chi posta una foto su Facebook espone la sua intimità e genera un’aspettativa in chi guarda: chi osserva si rispecchia nell’identità dell’altro e giudica, cerca di entrare in comunione o aggredisce, commentando, descrivendo la propria esperienza, le sue idee – quante mode nonsense sono partite da commenti e immagini?

Le conseguenze più anomale del processo sono descritte in Terro(tu)risti (Juan Pablo Villalobos) dove una foto postata su un social genera un caso vicino a una catastrofe governativa.

Anche se non sono necessari gli ultimi ritrovati della tecnologia per capirlo, ci basta leggere Trascrizione di un occhio, di Carmen Maria Machado: in un processo, una donna testimonia la scomoda verità di un occhio che le è spuntato come un herpes. È l’occhio dell’amore dell’altro, che guarda, giudica, controlla e cambia le coordinate coscienti dell’infettato.

Molti dei racconti si lasciano andare allo sperimentalismo e, più che raccontare una storia, indugiano in visioni d’inquietudine, attingendo da generi diversi. C’è il rincorrere una donna fatale di un noir nel primo racconto di Robert Coover, La città di notte (che potete leggere su Satisfiction), ci sono le visioni tra l’onirico e la realtà di una donna incapace di liberarsi della propria vita:

Ora sento la corda che penzola, come un arto fantasma. Ora mi ricordo come sono finita qui. Mi ricordo al rallentatore che a metà mattina – in quello spazio dilatato che segue i «ciao ciao tesoro», «buona giornata amore» e quell’ultimo scodinzolio del cane – in quello spazio dilatato il mondo è scivolato più avanti di due gradi, in una direzione in cui probabilmente si stava dirigendo da parecchio tempo, come acqua versata da un contagocce che si accumula fino all’orlo di un bicchiere e dopo un’altra goccia trabocca. […]

Avevo le braccia immerse nell’acqua dei piatti sporchi fino al gomito e l’acqua ha cominciato ad assumere la consistenza dell’aria, e le bolle di sapone quella di palline di gomma, e poi mi stavo muovendo attraverso l’acqua come un sub, anzi, non tanto attraverso, quanto piuttosto con lei, mi guidava come nulla prima di allora, non mi precedeva né mi seguiva, ero solo io che mi spostavo a seconda del respiro della terra, e poi queste corde hanno cominciato a uscire da dentro il mio corpo come estensioni dei miei tendini, e i miei vestiti sono caduti, il bavaglio mi è spuntato come una cicatrice sulla faccia. Mi stavo muovendo verso la porta perché volevo uscire…[…]

Ho aperto la porta d’ingresso ma non sono riuscita ad attraversarla; le assi del portico e il prato si ergevano davanti a me e la gravità è sembrata inclinarsi

(da Una brutta situazione, Lucy Corin, pp. 156-157)

I racconti più interessanti sono anche quelli che esplorano versioni della sorveglianza che poche volte ammettiamo di considerare. Non cerchiamo di sfuggirle ma le andiamo incontro quasi con vanità:

Non sapeva cosa ne facesse delle fotografie. Le teneva in degli album, forse – le nascondeva, un piacere segreto cui faceva ricorso di notte, mentre la sua famiglia dormiva. Oppure poteva postarle online su un sito fetish, per ottenere dei «like» e dei commenti degli utenti di tutto il mondo.

[…]

Era strano: da quando il signor Ukaga aveva cominciato a scattarle le foto, si era sentita diversa. Non tanto più visibile, ma più solida. Come se lui la stesse riportando in vita con lo sguardo.

(da I dinosauri si sono estinti all’incirca quando è spuntato il primo fiore, Kelly Luce, p. 317)

La conclusione potrebbe essere un quadro, il quadro di Osservatore, violatore (Aimee Bender), la cui superficie si anima di disegni astratti, quando non è sfiorata da sguardi indagatori. L’autore del quadro è uno scrittore, una delle figure che rimane fuori da tutto questo e ne è inevitabilmente coinvolto. Solo grazie a coloro che travalicano il confine tra osservare e sorvegliare, comprendiamo la differenza tra il porre attenzione e il controllo sull’altro.

watchlist-clichyAutore: a cura di Bryan Hurt

Editore: Edizioni Clichy

Anno: 2015

Traduzione: Sara Reggiani e Leonardo Taiuti

Pagine: 400

Prezzo: € 17

 

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