Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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La prima volta mi capitò in modo del tutto accidentale.

Stavamo scopando ed eravamo entrambi vicini all’acme. Con la mano urtai casualmente l’interruttore sul muro e mi parve di vedere il viso di Betty Short. Per qualche secondo pensai di averla davvero davanti agli occhi e invocai l’aiuto di Kay e di Lee. Quando la mia amante ridiventò Madeline, allungai di nuovo il braccio per verso l’interruttore, ma lei mi trattenne dal farlo afferrandomi il polso. Ansimando e facendo gemere le molle, scopai la mia Madeline-Betty. Gli occhi erano azzurri invece che nocciola, ma mi parve comunque che il suo corpo si confondesse con quello di Betty, come l’avevo vista nel film porno. Le dissi di tacere e mentre venivo capii che non sarebbe più stato come prima. Non facevo più l’amore con Madeline, o meglio, non con lei sola.

Madeline mi sussurrò: «Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuta anche da te». Singhiozzando senza versare una lacrima le spiegai che fino ad allora le avevo raccontato balle e vuotai il sacco. Spiegai quale fosse il rapporto esistente fra Lee, Kay e Bucky, le parlai della fissazione di Lee per la ragazza morta, della sua scomparsa. Quando ebbi finito Madeline disse: «Non sarò mai una maestrina di Sioux Falls, Dakota, ma posso essere Betty o chiunque altro». Lasciai che mi accarezzasse i capelli. Ero sollevato per non essere più costretto a mentire, ma triste perché era lei, e non Kay, ad accogliere le mie confidenze.

Fu così che Elizabeth Short e io fummo formalmente congiunti.

[James Ellroy, Dalia nera, traduzione di Luciano Lorenzin, Mondadori, 2006, pp. 226-227]

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