Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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«Per me non sta funzionando» dico. «Secondo te?» «No,» confessa «ma inizio a vedere qualcosa». «È per via degli occhi. Non riesco a fingere che tu sia un’estranea, figuriamoci una non morta, quando i tuoi occhi sono così limpidi e verdi». «Tu hai gli occhi così scuri…» sussurra quasi e mi aspetto di sentirglieli paragonate al cielo notturno o al caffè. Lo dice ogni volta che ci guardiamo negli occhi, con lo stesso tono di voce e la stessa tenerezza, e adesso so con assoluta certezza che non potrà nulla contro i miei seducenti e non morti occhi scuri. Ma un attimo, da non morto i miei occhi non saranno scuri, saranno di un bianco lattiginoso. Né i suoi saranno così verdi, o riconoscibili nella loro verdezza. «Perché non proviamo con gli occhi ribaltati all’indietro?» dico. «Facciamo a turno. Inizio io, tu buttali indietro». Diligentemente mi mostra la parte inferiore dei suoi occhi, simile a un acino d’uva sbucciato, puntando le pupille da qualche parte dietro al cranio. Ma quasi immediatamente mi ricorda la faccia che fa durante un orgasmo (specialmente quando sta a cavalcioni sopra di me, la testa che ciondola all’indietro e gli occhi bianchi, come colmi della vacuità zen del suo stesso piacere), e io sono così lontano dal pensarla come non morta che il mio pene si irrigidisce. «Ok, non funziona» dico.

[Bennett Sims, Quella luce negli occhi, traduzione di Sara Reggiani, Edizioni Clichy, 2015, pp. 173-174-175]

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