Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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La spinsi con dolcezza verso l’armadio. Lei mi guardò seria, i capelli sugli occhi. Glieli scostai, poi – molto gentilmente – iniziai e leccarle le labbra secche con la punta della lingua. Lo feci lentamente, soffermandomi sugli angoli.

«Va meglio?» Le chiesi.

Rispose non con la voce, ma con la lingua. Senza premere il mio corpo contro di lei, inizia a carezzarla, dai lati del collo dove potevo sentire il rapido pulsare del cuore, giù fino allo sterno, al seno, allo stomaco, al declivio sull’osso pubico, e poi dietro: una mano su ogni natica, poi sulle cosce. Indossava i jeans. Il tessuto sussurrava sotto il palmo della mia mano. Sadie di piegò all’indietro e sbatté la testa contro la porta.

«Che botta», dissi io. «Tutto OK?»

Chiuse gli occhi. «Sto bene. Non fermarti. Baciami ancora.» Poi scosse il capo: «No, non baciarmi. Leccami ancora le labbra. Leccami. Mi piace.»

Lo feci. Lei sospirò e mi infilò le dita sotto la cintola, prima dietro, poi davanti, dove c’era la fibbia.

[Stephen King, 22/11/’63, traduzione di Wu Ming 1, Sperling & Kupfer, pp. 343-344]

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