Le-teorie-del-complotto-sulla-morte-di-KennedyLasciate che vi racconti quanto King sia straordinario e quanto resti uno dei migliori narratori contemporanei.

Lasciate dietro i dubbi – e l’invidia – che vi fanno guardare con sospetto a una produzione pressoché ininterrotta, spesso vista come una prova del non essere degno di avere un posto nella Letteratura. Solo per aver coniugato due particolari fondamentali per la carriera di uno scrittore: la fama commerciale (e con “commerciale” intendo l’essere letto da tutti, lettori forti, deboli e addormentati) e il talento letterario.

Con 22/11/’63 l’idea di costruire una narrazione basata sui viaggi nel tempo risale al 1972, quando King era un umile insegnante –  anche se di lì a poco avrebbe pubblicato Carrie. L’altro motivo per cui non scrisse la storia all’epoca era il ricordo dell’uccisione di Kennedy, ancora vivo nella testa degli americani.

Kennedy era un americano, non una grande notizia, ma da americano ha dato il suo volto allo spirito degli anni Sessanta, spirito spesso sinonimo di contraddizione. Un self-made man cattolico, democratico, dal sorriso pulito e le idee chiare in fatto di opposizione all’esercizio indiscriminato della forza militare statunitense: non appoggiò l’iniziativa nella Baia dei Porci, aprì i trattati diplomatici nella crisi missilistica di Cuba. Idee che si rivelarono meno chiare per il Vietnam.

La moglie Jacqueline “Jackie” Kennedy divenne un’icona di eleganza per le donne di quegli anni, vittima, nella sua inconsapevolezza, di impersonare un tipo di donna all’oscuro degli affari degli uomini.

La morte di Kennedy rimane un punto fermo, seguito da una domanda: e se fosse sopravvissuto?

Per rispondere o meno, King scrive una storia immensa e si perde in quello che sa fare meglio: costruire un intero mondo. E così Jake Epping, un professore divorziato, amante delle cose semplici, viene coinvolto nel progetto di Al Templeton.

Nella tavola calda di Al, scopre la “buca del coniglio”, un passaggio spazio-temporale che lo riporta nel 1958. Quello che accade nel 1958, resta nel 1958, perché una volta tornati indietro non importa il tempo trascorso nella buca, nel presente saranno passati solo due minuti e ogni azione si “azzera”. Se ci si avventura di nuovo tutto torna come prima e si sbuca nello stesso luogo, alla stessa ora, nel 1958.

Ogni azione è cancellata o, almeno, è quello che si pensa all’inizio.

Perché non provare a salvare Kennedy e tornare nel presente per vedere come sarebbe andata?

james-franco-11-22-63-hulu_article_story_largeIl pregio di ogni narrazione kinghiana è trasformare il mondo del lettore nel mondo della narrazione e calarlo in uno spazio e un tempo che diventano familiari. In questo caso si tratta degli anni Sessanta che si impongono immediatamente al protagonista con sapori più “autentici” e odori più sgradevoli e inquinati, come le esalazioni industriali e il fumo di sigaretta.

Col tempo Jake si renderà conto, o ricorderà dai libri di scuola, che la vita stessa è un’altra cosa.

Mi ero aspettato, stupidamente, che la gente affrontasse la crisi dei missili più o meno come ogni altro polverone internazionale, perché quando avevo fatto l’università, ormai quella crisi era solo un altro intreccio di nomi e date da imparare a memoria per il prossimo esame. È quello l’aspetto che hanno gli eventi, visti dal futuro. Le persone in fondo alla valle (la valle oscura) del presente, li vedono in modo diverso.

(Stephen King, 22/11/’63, traduzione di Wu Ming 1, Sperling & Kupfer, 2014, p. 469)

L’autore dilata il racconto e lo fa procedure per molte pagine prima dell’escalation di colpi di scena (che ricompensano a pieno l’attesa). È anche vero che gli assi nella manica di King sono ormai noti, tanto che egli stesso non resiste ad autocitarsi: il protagonista maschile moralmente retto, le cui azioni malvagie sono giustificate dal bene; i presagi d’ostilità che si rivelano col solo sguardo della cittadina di Derry, del Texas School Book Depository e, non meno importante, la presenza del Male. In questa e in altre opere il male è qualcosa che rimane al di là della comprensione umana: si incarna nel misterioso e ultraterreno Flagg ne L’ombra dello scorpione, o nella piccola comunità di Salem’s Lot, o, come in 22/11/’63, prende le sembianze di Lee Oswald o di un concetto astratto come il passato.

Bene e male, ma anche destino che imprigiona i personaggi in una clessidra e che si avvererà quando l’ultimo granello sarà precipitato. Quando si tratta di viaggi nel tempo, più che in altre storie, le clessidre hanno scadenze note e difficilmente si lasceranno capovolgere.

Non ci sono nuove teorie su quella che molti considerano, ancora, la misteriosa morte di Kennedy. La stessa incredulità che colpisce i complottisti, stupisce noi e ci insegna che il male, se predeterminato e inevitabile, si deposita e matura con una spaventosa imprevedibilità nei singoli.

Oswald era un rivoluzionario, vigliacco e violento, – il libro è molto chiaro su questo punto – ma è un piccolo uomo che voleva entrare nella Grande Storia. Senza svelare altro, dai successivi sviluppi della buca del coniglio, scopriremo che sì, la Storia è fatta per ripetersi, ma gli individui sono variabili che generano storie a loro volta, ognuna diversa dalla precedente.

Stephen King è il mago dell’orrore proprio perché ci mostra che le dimore del male sono infinite tanto quanto il bene è fragile e noi, be’ noi siamo quelli possono opporsi ricordando che «il passato si armonizza».

206978886836HIG_15Autore: Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer

Traduzione: Wu Ming 1

Anno: 2014

Pagine: 800

Prezzo (cartaceo): € 12,90

Prezzo (ebook): € 6,99

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P.S.: da oggi, 15 febbraio 2016, parte su Hulu la serie tv basata sul romanzo, diretta da J.J.Abrams (lo ricorderete per Fringe, Lost, ultimamente soprattutto con Star Wars: Il risveglio della forza) e ha come protagonista James Franco.

Qui trovate alcune differenze che ci saranno tra romanzo e trasposizione (con spoiler).

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