Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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Il cavallo, con la sua testa di legno, gli occhi dipinti e la criniera di filo nero, sembrava uscito da un asilo. A eccezione del buco, delle dimensioni di una teiera, ricavato al centro del dorso dell’animale.

Si tolse i pantaloni e il tanga zebrato e salì a cavalcioni del cavallo. Lui non voleva mai che si lavasse, prima. I piedi le penzolavano a pochi centimetri dal pavimento, dove il signor Ukaga si inginocchiò, adesso nudo tranne per le ginocchiere e la classica, voluminosa Polaroid appesa al collo. Aveva il viso rivolto verso l’alto, come se attendesse l’apparizione di Yahweh. Lei raddrizzò la schiena e allargò le gambe e si chinò un po’ in avanti, assicurandosi che le parti intime combaciassero col buco.

Lui gemette quando si mise in posizione direttamente sotto. Sentì il suo respiro su di lei come un dito curioso. Poi lui cominciò a scattare le foto.

Buttò la testa all’indietro. I suoi seni erano magnifici negli specchi sul soffitto. Una terza abbondante, perfettamente contenuta nel reggiseno di raso verde lime che aveva rubato a Sogo la settimana prima. Pagare novanta verdoni per il reggiseno era uno spreco, specialmente quando l’unica persona che l’avrebbe visto provava sentimenti ambivalenti circa le tette.

«Come la chiami questa?» le chiese da sotto.

[dal racconto I dinosauri si sono estinti all’incirca quando è spuntato il primo fiore, di Kelly Luce, in Watchlist, traduzione di Sara Reggiani e Alessandro Taiuti, Edizioni clichy, 2015, pp. 313-314]

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