Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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Fonte: http://digitalcollections.nypl.org/items/510d47d9-5750-a3d9-e040-e00a18064a99

Poi avvenne tutto come doveva avvenire. Maribel non tremò quando Rivera si sistemò di fronte a lei con i quattro serpenti che gli adornavano le spalle come i capelli di una Medusa. Aveva scelto due vipere, in corallo e un grosso crotalo grigio che sembrava dominare gli altri e condurre il gioco. Maribel iniziò a respirare più forte. Con le mani seguiva sul suo corpo le carezze dei serpenti sul corpo di Rivera. Tutto quello che riuscimmo a pensare fu che era bella e che il suo corpo era una finestra. Nessuno di noi riusciva a muoversi, a parte Laudata che faceva ruotare lentamente la steadicam.

Sudava freddo ogni volta che si avvicinava a Rivera. L’obiettivo gli permetteva di vedere i serpenti da vicino, di infilarsi tra le loro squame e nelle loro gole. Il corpo di Maribel emanava un profumo esotico, riempiva la stanza di quell’odore dolce.

Anche se quella era la prima volta, anche se a un metro da lei quattro serpenti provvisti di veleno letale strisciavano sul corpo nudo di un uomo, la ragazza aveva puntato gli occhi negli occhi di Rivera e li aveva lasciati lì mentre con la mano sinistra si toccava il clitoride, e i quattro serpenti stringevano il pene di Rivera, il cui volto aveva iniziato a contrarsi. Durò qualche minuto. Birmania osservava con le braccia conserte e gli occhi spalancati. Aveva la faccia illuminata di verde. Laudata riprendeva, in preda a una specie di trance. A un certo punto sembrò che qualcosa esplodesse dentro l’appartamento e che l’onda si propagasse per il palazzo, fino alla strada. Rivera e Maribel urlarono come lupi, rovesciando le teste all’indietro.

[Luciano Funetta, Dalle rovine, Tunué, 2015, pp. 47-48]

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